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Cappuccetto Rosso non aveva riconosciuto il lupo cattivo ed erroneamente credeva di aver di fronte a sé la mite e buona nonnina di sempre. Come ben sappiamo, il lupo fu così bravo a travestirsi che riuscì a divorare la povera bambina. In modo analogo vi sono vicende di bioetica che abilmente vengono camuffate da nonnine innocue ma in realtà nascondono feroci verità che fanno a pungi con i più elementari principi di morale naturale. La conseguenza è che uno stuolo di lettori poco accorti finisce facile preda di queste notizie all’apparenza dolci come confetti rosa.


Un caso esemplare è quello di Alberta, 37 anni, malata di tumore che ha deciso di crioconservare i propri ovociti dato che la chemioterapia avrebbe potuto renderla sterile. Alberta grazie a Dio guarisce e così si sottopone a Fivet presso il reparto di Infertilità e Fecondazione medicalmente assistita del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna guidato dalla dottoressa Elena Porcu. Dai 16 ovociti congelati si ottengono tre embrioni. Uno solo riesce ad impiantarsi ed oggi la donna è la terzo mese di gravidanza.


I commenti della stampa, anche cattolica, sono entusiasti: “evento grandioso”, “grande conquista”, “un altro successo delle tecniche di procreazione assistita”. Il caso viene presentato qualche giorno fa addirittura al congresso della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) a Palermo perché la vicenda è unica nel suo genere. Insomma una storia davvero a lieto fine parrebbe. E forse Cappuccetto Rosso aveva questo stesso pensiero quando dopo i tanti spaventi del bosco, che aveva scelto di attraversare nonostante il divieto della madre, finalmente era giunta alla casa della nonna.

Ma la storia di Alberta in realtà nasconde tra le sue pieghe il folto pelo del lupo cattivo. Come Cappuccetto Rosso guardando meglio la nonnina si accorse che qualcosa non andava – la bocca grande, i denti lunghi – così anche noi se ci sforziamo un poco capiamo che c’è del marcio in questo fatto di cronaca.


Ovviamente siamo lietissimi che Alberta sia in buona salute, però siamo molto meno lieti per la sorte dei suoi altri due figli sacrificati sull’altare della fecondazione artificiale, due creature che non hanno ricevuto da nessun quotidiano nemmeno una riga di pietosa attenzione. Eppure sono essere umani tali e quali il figlio che le auguriamo di stringere al petto a breve.


Una seconda considerazione. Il plauso generale è dato, anche in casa cattolica, ormai dall’aver sposato in pieno l’etica del male minore: “Vedete? Si possono anche non congelare gli embrioni per avere bambini. Basta congelare gli ovociti”. Ma pur sempre di Fivet si tratta. In altri termini i problemi più grossi che si portano appresso le tecniche di fecondazione artificiale non sono scomparsi: l’eliminazione di un numero rilevante di embrioni per aver il cosiddetto bambino in braccio, la reificazione del nascituro (nascere in provetta non è procedura adatta alla dignità di una persona), la separazione dell’atto unitivo da quello procreativo. Tutte questioni che rimangono sul tavolo anche con gli ovociti congelati. Esultare per questo risultato è un po’ come far piroette di gioia alla notizia che le esecuzioni capitali negli Stati Uniti non vengono più eseguite tramite sedia elettrica ma attraverso la meno dolorosa iniezione letale. Comunque il condannato muore sempre.

Tommaso Scandroglio
© www.labussolaquotidiana.it - 30 settembre 2011