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Rassegna stampa etica
«Fare l’imprenditore è una vocazione e allora per uscire da questa crisi causata da una finanza un po’ scriteriata senza regole e senza etica, chi fa impresa deve entrare nella logica del dono e della gratuità». Monsignor Severino Poletto ospite dell’Unione Industriale, presenta così l’enciclica «Caritas in Veritate» di papa Benedetto XVI. Le grandi sale delle conferenze di via Fanti sono piene di imprenditori, studenti e uomini di chiesa e della politica. Del resto in questo momento di crisi globale e di crisi delle ideologie la dottrina sociale della Chiesa può davvero rappresentare quel salto di qualità che «potrebbe permettere in futuro di pensare allo sviluppo economico come bene comune», spiega il presidente dell’Unione, Gianfranco Carbonato. Solo così e solo con fatti concreti si può sperare di uscire da questa crisi «diversa dove le difficoltà non hanno provocato un conflitto sociale». Carbonato immagina una «nuova concezione dell’imprenditorialità che spinge le persone a “lavorare in proprio” per realizzare se stesse a vantaggio di uno sviluppo per tutti e della crescita del territorio».

Parole che il cardinale riprenderà nella sua breve presentazione dell’enciclica citando Paolo VI e la sua «definizione di sviluppo come nuovo nome della pace». E così per cercare la via d’uscita da questa crisi economica che ha colpito tutto il mondo non bisogna pensare solo al mercato e alla distribuzione dei profitti ma occorre essere portatori di un dono di fraternità univer sale e di gratuità». E serve anche una conduzione dell’impresa secondo «principi etici e regole morali».

Tocca ai professori Mario Deaglio e Stefano Zamagni illustrare i contenuti e le novità della «Caritas in Veritate». Il primo sottolinea: «Ci troviamo di fronte ad una situazione in cui il bicchiere non è più o meno pieno ma è rotto, e non può più essere riparato. Ne serve un altro». Il secondo sottolinea come «l’enciclica indichi tre parole d’ordine: libertà, bene comune e, soprattutto fraternità». Una definizione che racchiude in se anche «la solidarietà ma è più robusta e per questo deve entrare nella sfera economica». E Nanni Tosco, segretario della Cisl torinese, è necessario che «dalla crisi non si deve uscire con le stesse disuguaglianze sociali che l’hanno provocata».

© La Stampa economia - 15 ottobre 2009