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“Nelle ultime settimane tutti i quotidiani e le agenzie di informazione hanno puntato i propri riflettori sul gioco del ‘Superenalotto’ che, di estrazione in estrazione, ha portato il jackpot a cifre stratosferiche; siamo ad oltre 100 milioni di euro, vale a dire oltre i 200 miliardi di vecchie lire. Una cifra enorme, che impegna la ragione e la morale di ognuno di noi”: si apre così il comunicato del segretario della Consulta Nazionale Antiusura, mons. Alberto D’Urso, diffuso oggi. Mons. D’Urso sottolinea che “una posta in palio di tali dimensioni rende ottusa la mente dei giocatori che, sempre in numero maggiore e con impegni finanziari più consistenti, si accaniscono nel gioco con il miraggio della vincita. In soli sei mesi le giocate al Superenalotto hanno raggiunto l’importo di 1,2 miliardi di euro con un incasso da parte dello Stato di 605 milioni di euro. Nel solo mese di giugno gli italiani hanno puntato nei vari giochi ben 4,4 miliardi di euro che hanno prodotto entrate erariali per 745 milioni di euro”. Mons. D’Urso nota che non è solo il ‘Superenalotto’ ad attrarre numeri crescenti di giocatori: ci sono i ‘gratta e vinci’, varie schedine, le slot-machine, “il ben più insidioso gioco on-line”. A proposito del gioco d’azzardo, mons. D’Urso nota che “nella quotidiana attività svolta dalla Consulta Nazionale Antiusura e dalle Fondazioni associate, ci troviamo a dover assistere persone che, lusingate da facili vincite, abbagliate da montepremi favolosi, pressate da situazioni familiari particolari, circuite da messaggi ammiccanti, hanno creduto di trovare nel gioco la soluzione di ogni problema; trovando, invece, il baratro che li ha portati a sovraindebitarsi o, peggio ancora, nella spirale dell’usura”. Aggiunge poi che “montepremi pari a quello raggiunto dal Superenalotto fanno perdere il senso della misura e del valore del denaro (..) Non si tratta di contrastare il gioco in quanto tale, ma di riportarlo nel giusto e fisiologico ambito del divertimento e dell’impiego delle proprie capacità, sottraendolo al caso o, peggio ancora, all’azzardo”. Il segretario della Fondazione Antiusura afferma quindi che “sarebbe giusto, eticamente doveroso, socialmente apprezzabile che lo Stato, se da un lato fa cassa con tali attività, si preoccupi anche dei danni sociali prodotti, contribuendo con una quota parte delle vincite a finanziarie le attività che cercano di rimediare ai danni derivati”, quali appunto la Fondazione Antiusura e le associazioni di recupero dei “giocatori compulsivi”.
© SIR 22 luglio 2009