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Rassegna stampa etica
Se vi siete trovati qualche volta a difendere dei valori, come ad esempio l'altruismo, dall'attacco relativista, vi sarete senza dubbio scontrati con qualcuno che sosteneva la loro natura prettamente evoluzionistica.
A molti che frequentemente partecipano a queste discussioni sembrerà evidente il contrario, ma alla fantasia umana non c'è limite, soprattutto se si vuole trovare ogni pretesto per ridurre l'uomo ad una bestia casualmente capace di comporre le Variazioni Goldberg.

È opportuno, allora, un "ABC" dell'essere umano, cercando di ribadire che certe caratteristiche emotive, psichiche e intellettuali appartengono all'uomo e all'uomo soltanto; che l'umanità risulta la più grande anomalia scientifica che sia mai stata osservata; che il regno animale ha un limite che non è mai riuscito ad attraversare se non nell'anomalia uomo.
Per fare un esempio, parliamo dei pipistrelli vampiro.

grazie alla loro organizzazione sociale caratterizzata da gruppi di 20-40 individui. Se uno di loro per tre giorni di seguito non trova cibo rischia di morire. A quel punto interviene il pipistrello “altruista” che gli dona, rigurgitandolo, parte del sangue di cui si è alimentato, riducendo il beneficio di una nottata di caccia.

Innanzitutto risulta estremamente riduttivo riassumere il nobile sentimento altruistico umano in un gesto semi-automatico di una sola specie che persegue il proprio tornaconto sociale della sopravvivenza.
In secondo luogo, la risposta alle congetture neodarwiniane è già stata data in diverse sedi:

Il problema, naturalmente, è (ndr.) [...] se la tesi che noi si sia «predestinati alla bontà dai nostri geni» abbia o no consistenza. Se infatti essa fosse assolutamente sostenibile, dovremmo concludere o che tutti gli uomini sono buoni e che la «malvagità» non esiste (ipotesi un po’ difficile a condividere) o che, poiché accanto ad uomini buoni esistono uomini «malvagi», questi ultimi, anziché essere chiamati a rispondere, moralmente e socialmente, della loro «malvagità», debbano semplicemente essere considerati come il prodotto, statisticamente marginale, di variabili casuali (ma perché non dire «impazzite»?) dell’evoluzione.

L’animale è programmato per dare una risposta precisa e soddisfacente a una circostanza in un ambiente stabilito. Un tale adattamento non è assoluto. Infatti, numerosi animali (mammiferi superiori o uccelli) hanno acquisito un loro comportamento al termine di un apprendimento fatto di imitazioni. Ma questo non comporta una diversità rilevante tra i membri di una stessa specie.
Il comportamento dell’uomo è molto differente da quello degli animali.

[...]

La concezione «positivistica» di una natura identificata con norme biologiche predeterminate non è conforme a quanto affermato dalla storia e dalla diversità degli uomini. L’unità dell’uomo deriva dall’atto con il quale l’individuo si costituisce, interiorizzando nel suo animo quel che riceve dall’ambiente umano.
La teoria scientifica dell’evoluzione è basata, in parte, sul confronto delle strutture tra gli organismi. Questo metodo si fonda sull’esame delle forme a partire dalle specie oggi viventi o accessibili con la paleontologia; utilizza anche le conoscenze della genetica. Questi metodi non arrivano però a far conoscere l’originalità dell’uomo: l’interiorizzazione che suppone l’interpretazione di segni e dunque il pensiero.

[...]

La biologia non è sufficiente per determinare ciò che rende l’uomo umano, perché l’uomo si sottrae alle determinazioni dell’ambiente esterno per darsi le proprie norme di azione. Egli domina così gli eventi in un modo che lo specifica: la libertà e la responsabilità.
La specificità del corpo umano non proviene da un organo privilegiato, ma dal concatenamento delle sue parti in un’unità dinamica. Si può comprendere il corpo soltanto considerandolo informato da un principio d’unità differente da quello degli animali: l’anima spirituale che differisce dall’anima degli altri esseri viventi.

'uomo, in quanto dotato della facoltà di pensare, «reclama una trascendenza nella sua origine, perché lo spirito non può derivare dalle forze della materia»

[...]

Sul fatto che sia sbagliato ridurre la natura umana al dato biologico si trova d'accordo anche il filosofo della scienza Telmo Pievani, convinto darwiniano e curatore del volume L'evoluzione della mente (Sperling e Kupfer, pp. 131, 9,20), comprendente contributi in cui alcuni illustri scienziati s'interrogano sulle origini del comportamento culturale umano. «C'è chi dice - dichiara Pievani al Corriere - che un giorno scopriremo il cromosoma della morale, la grammatica universale del comportamento etico inscritta nel genoma umano. Ma anche se ciò dovesse avvenire, saremmo ben lontani dall' avere risolto tutti i problemi in questo campo. Si pensi alla questione della violenza. Una volta acclarato che l'uomo tende ad aggredire i suoi simili per ragioni biologico-adattative, posso al tempo stesso decidere per altre motivazioni, di natura morale, che quel comportamento è illegittimo e va messo al bando. C' è dunque un ulteriore livello di studio, nella valutazione delle vicende umane, di cui le scienze naturali non possono dar conto».
da Euresis

L'elenco potrebbe continuare ancora.
Gli esseri umani e gli animali sono su piani totalmente differenti: c'è un "di più" che nessun animale possiede e che neanche l'idolatrata scienza può ridurre al banale frutto del caso.

© http://seraphim.splinder.com/ - 23 ottobre 2009