Ed otto. Per l’ottava volta la Corte costituzionale è stata chiamata a pronunciarsi sul tema del suicidio assistito. Questo fa comprendere che una strategia dei Radicali è la tenacia, la perseveranza nella battaglia ideologica, l’ostinazione nel perseguire i propri obiettivi di carattere rivoluzionario.
Il copione è sempre lo stesso: abbiamo una donna affetta da una patologia grave ed irreversibile, ma la cui sopravvivenza non dipende direttamente da trattamenti terapeutici. Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, si offre insieme ad altri di accompagnarla in Svizzera affinché trovi la morte tramite la pratica del suicidio assistito. La donna muore e Cappato come al solito si autodenuncia per il reato di aiuto al suicidio con l’intento non certo di finire dietro le sbarre – mai gli è capitato e sa che mai gli capiterà – ma per sollevare una questione di legittimità costituzionale in merito al criterio dei sostegni vitali, uno dei quattro criteri che la Consulta aveva indicato nel 2019 al fine di poter accedere al suicidio assistito (clicca qui e qui), criteri che hanno permesso finora a 17 persone di togliersi la vita.
Continua su La Nuova Bussola quotidiana