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Una “colpa” della quale “chiedere perdono a Dio e convertirci da essa” è quella della “sopportazione dell'illegalità, della nostra mancanza di coraggio nel denunciare il male, lasciandolo così prosperare”.
Una “colpa” della quale “chiedere perdono a Dio e convertirci da essa” è quella della “sopportazione dell’illegalità, della nostra mancanza di coraggio nel denunciare il male, lasciandolo così prosperare”. E’ quanto ha detto ieri sera mons. Giuseppe Fiorini Morosini, vescovo di Locri-Gerace, durante la veglia di preghiera per la festa della Madonna di Polsi. “Se non ritroviamo il coraggio di denunciare e combattere l’illegalità – ha detto il presule - resteremo schiavi di chi ha l’arroganza di poter dominare sugli altri. La Calabria non crescerà mai se i suoi figli non riusciranno a scrollarsi di dosso la schiavitù della sopportazione silenziosa dell’illegalità. Essa non ha mai dato benessere alla nostra Regione e non lo darà mai”. Sono ancora vive le immagini che riprendevano un summit tra gli uomini delle cosche attorno alla statua della Madonna di Polsi. “Come si può mescolare la religione con l’illegalità e il male”, si è chiesto il presule che lo scorso mese di luglio aveva scritto una lettera a quanti erano stati protagonisti di questi incontri. “Nell’illegalità – ha detto mons. Morosini - si finisce quando si ricerca il benessere e la ricchezza fuori dalle regole morali dettate dalla legge di Dio e degli uomini. Questa sera noi dobbiamo chiedere perdono a Dio per quella tentazione dalla quale ci lasciamo prendere, per cui pur di far soldi non guardiamo se la strada è quella giusta”.“Dobbiamo chiedere perdono per tutte quelle persone che chiudono gli occhi sulle ricchezze godute, senza chiedersi da dove arrivano, se il denaro usato sia sporco o pulito”, ha aggiunto il presule che tra i mali segnala la “piaga” dell’usura e della droga che è una delle “espressioni della ricerca del benessere fuori di ogni regola morale”, l’egoismo che è alla “base di tante forme di violenze”, la “mancanza di rispetto dell’altro, della sua dignità e della sua libertà” che “porta spesso a gesti inconsulti di violenza: omicidi, intimidazioni, attentati, schiavizzazioni anche all’interno delle famiglie”. “Miei cari fratelli, io voglio invitarvi questa sera – ha detto ancora il vescovo calabrese - a fare spazio dentro di noi a due sentimenti particolari, ai quali sta invitando con sollecitudine il Papa in questi anni di servizio come supremo Pastore della Chiesa cattolica: il pentimento delle colpe e degli errori commessi; il proposito di convertirsi. Ne abbiamo bisogno tutti, miei cari, perché i mali che ci sovrastano e per i quali noi soffriamo sono frutto non solo di peccati commessi da singole persone, ma anche di una struttura di peccato, che è tenuta in piedi – ha concluso - da un modo di concepire la vita, da un modo come discernere il bene dal male, da un modo egoistico di cercare il proprio bene. Di questi mali siamo tutti responsabili”.

Marco Tosatti

© http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/rubricahome.asp?ID_blog=196 - 2 settembre 2010