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Oltre 200 progetti in lizza - per l'esattezza 211 -, di cui 144 di enti locali e 67 di aziende private e "terzo settore". Per la Commissione di valutazione non deve essere stato facile decidere chi insignire del Premio Amico della Famiglia, istituito per la prima volta quest'anno dal ministro Bindi. Ieri sono stati resi noti i vincitori: tre progetti di enti locali e tre di enti privati. Oltre ai sei premi, sono state attribuite 82 menzioni speciali, di cui 17 per le imprese e 65 per gli enti locali. Giovedì prossimo, 27 marzo, a Roma ci sarà la cerimonia di premiazione.

Nella prima categoria, il Comune di Caltagirone si è aggiudicato un assegno di 100 mila euro per l'iniziativa "Noi nella città", che ha visto il reinserimento sociale di 35 famiglie che vivevano in una palazzina degradata alla periferia della città. «Il Comune ha lavorato insieme alla parrocchia, al volontariato e alla scuola - spiega l'assessore Maria Cristina Navarra -. Sono stati creati centri di aggregazione per bambini e ragazzi, mentre gli adulti sono stati responsabilizzati, dando loro la gestione diretta degli spazi pubblici». Si tratta, come è evidente, di un intervento di natura sociale. Forse più "in tema" è il progetto che si è classificato secondo con un premio di 80 mila euro, cioè le politiche familiari della città di Montebelluna (Treviso), che tra l'altro nei giorni scorsi ha ricevuto anche il Marchio famiglia della Regione Veneto. Il metodo seguito dall'amministrazione è originalissimo: una 80ina di famiglie si sono riunite in gruppi di lavoro proponendo una serie di misure concrete, alcune delle quali sono state già realizzate: un parcheggio auto gratuito nella piazza principale per tutto il primo anno di vita del figlio, l'abbattimento dell'Ici per chi ha almeno 2 figli sotto i 21 anni, l'abbattimento delle barriere architettoniche, i corsi di preparazione al matrimonio civile, l'acquisto di gruppo a prezzi scontati di libri per le scuole superiori. «Ma non siamo da soli - spiega l'assessore Franco Trinca - ; altri 10 Comuni ci stanno seguendo e il premio lo condivideremo con loro».

Infine, al terzo posto nella sezione Enti locali (60 mila euro il premio) si è classificato il Mese dalle famiglie che si è svolto nell'ottobre scorso a Rimini: per quattro settimane l'intera città ha discusso, approfondito, giocato sul tema della genitorialità. «Vogliamo che sia una città intera ad accettare questa grande sfida delle genitorialità - hanno detto il sindaco Ravaioli e l'assessore Vitali. Il Mese della Famiglia può diventare l'inizio di un percorso in cui tutta la comunità si ritrova, anno dopo anno, sulle iniziative riguardanti le famiglie, rendendola parte integrante delle politiche, sei servizi e del sentire civico di Rimini e dei riminesi».

Molto mirati anche i progetti presentati da imprese private e cooperative sociali. Il primo posto in questa sezione se l'è aggiudicato "Il Giardino di Madia" della Cooperativa Comin di Milano. In una struttura ceduta in comodato dalla parrocchia S. Maria Assunta e ristrutturata con il contributo di Umanamente (gruppo Allianz-Ras) ha dato vita a un sorta di centro polifunzionale per le famiglie, nel quale trovano posto una comunità diurna per mamme con bambini, un "Centro di orientamento alla solidarietà", cioè uno sportello informativo e formativo per le famiglie; uno spazio per favorire l'accoglienza immediata in famiglia di bambini da zero a tre anni allontanati dai nuclei originari e, infine, un altro spazio per agevolare il rientro in famiglia di minori precedentemente allontanati. «Tutte queste attività e altre di integrazione e solidarietà tra famiglie in difficoltà e no è favorito dalla presenza di un grande prato che una volta era un campetto da calcio, il "Giardino di Madia" appunto - spiega Claudio Figini, coordinatore della cooperativa Comin -. In una città come Milano questo spazio verde è una sorta di oasi di pace che stimola davvero i contatti e l'aiuto reciproco tra famiglie».

È ancora alla fase di avvio, invece, il progetto della Cooperativa sociale di Genova "La Comunità". Si chiama "Aggiungi un posto a tavola" e cerca di stimolare un affido omo-culturale di minori stranieri presso famiglie straniere già integrate nel nostro Paese. «La risposta è stata molto positiva - spiega Chiara Lanini, responsabile del progetto -. Siamo partiti un anno fa e finora abbiamo svolto la ricognizione delle disponibilità e la preparazione delle famiglie affidatarie. Lavoriamo su due gruppi: uno di provenienza dall'area latino-americana e l'altro di cultura arabo-islamica. Nei prossimi mesi, in accordo col Comune di Genova, contiamo di far partire i primi affidi».