Olanda e Belgio, con il piccolo Lussemburgo: un destino comune. Rimarranno gli unici Paesi europei in cui l'eutanasia è legale? Oppure dobbiamo aspettarci nuovi "strappi"? Una cosa per ora è certa: bisogna conoscere, capire e informare. Lo facciamo con Elisabetta De Septis, avvocato e docente di Biodiritto presso il biennio specialistico in Bioetica dell'Istituto superiore di scienze religiose «San Lorenzo Giustiniani» al Marcianum di Venezia, autrice del volume Eutanasia tra bioetica e diritto (Edizioni Messaggero, Marcianum Press, 312 pagine, 15 euro).
La scorsa settimana dal Belgio è arrivata la classica proposta-choc: estendere l'eutanasia, già in vigore in quel Paese, anche ai minorenni e a chi ha perso le facoltà mentali, secondo quattro progetti di legge che saranno presentati dal partito liberaldemocratico fiammingo.
«Se questi progetti venissero approvati vi sarebbe un ulteriore inquietante passo avanti: sarebbe legittimata l'eutanasia a prescindere dalla richiesta del paziente. La decisione di dare la morte a un individuo che non l'ha chiesta sarebbe preceduta da valutazioni di altri che scivolerebbero facilmente verso giudizi sulla "qualità della vita" del malato. Il pericolo di abusi è dietro l'angolo. Sono prospettive allarmanti che sconcertano ma non sorprendono in quanto sono un prevedibile effetto della tendenza a estendere sempre di più la portata della legalizzazione dell'eutanasia. Questo partito pretende che negli ospedali - e persino negli ospedali psichiatrici cattolici, i più numerosi nelle Fiandre - sia applicata la legislazione attuale sull'eutanasia. La situazione può far temere che in futuro sia messo a rischio il rispetto per l'obiezione di coscienza».
Cosa dice la legge in Belgio?
«Prevede che possa essere praticata la dolce morte anche a pazienti non in fin di vita e non coscienti. In questo caso ci deve essere un testamento biologico con una richiesta di eutanasia. La legge - che in poco tempo ha portato a vendere in farmacia il "kit per l'eutanasia" (una scatola con i farmaci e le siringhe per iniettarli) dietro presentazione di ricetta medica, attualmente al prezzo di 60 euro - sorprendentemente ha suscitato poco clamore e non ha destato l'interesse dei mass media».
La riapertura del dibattito è un effetto della morte per eutanasia dello scrittore Hugo Klaus avvenuta in marzo?
«Certamente. Klaus, affetto da morbo di Alzheimer, non era in fin di vita: la malattia era ancora al primo stadio. La sua morte per eutanasia è divenuta un evento mediatico. Le scelte di illustri personalità possono condizionare le opinioni della gente comune che nutre ammirazione per loro e non ha invece le idee chiare sull'eutanasia. Dopo la morte dello scrittore, si è notato un consistente incremento delle richieste di eutanasia».
Ma il Belgio non è solo: nel resto d'Europa le associazioni pro-eutanasia hanno molto credito...
«...e sanno come farsi ascoltare dall'opinione pubblica. Anche perché spesso non vengono riequilibrate nel dibattito dalle voci contrarie. Spesso il mondo cattolico viene lasciato solo a esprimere una voce contraria alle pratiche di morte e non si vuole capire che il rispetto per la vita è una questione che riguarda tutti, non solo chi crede».
Anche in Paesi non troppo lontani dal nostro, come la Spagna, sembra che si voglia fare un ulteriore passo verso questa direzione...
«Non stupisce affatto per la politica sui temi bioetici portata avanti in questi anni dal Paese guidato da Zapatero. Una volta approvato il testamento biologico, come ha recentemente fatto la Spagna, è più semplice e veloce il passaggio verso la legalizzazione dell'eutanasia dove questa soluzione viene presentata come l'unica via per assicurare dignità al malato e al morente».
Peccato che così non è
«E questo è proprio il punto: occorre un'informazione completa per far sì che i cittadini si formino un'opinione corretta. Spesso nei sondaggi la gente risponde "sì" all'ipotesi di aprire all'eutanasia perché la confonde con la sospensione dell'accanimento terapeutico, che è tutta diversa, lecita e auspicabile. È necessario spiegare che l'eutanasia non è l'unica strada, anzi, è vero proprio il contrario. È con l'ascolto dei bisogni del malato, con un'assistenza valida, con le cure palliative, con la capacità di dare risposta alle richieste profonde di chi soffre che si assicura al paziente il dovuto rispetto. Di tutto questo si deve parlare. Guardare a cosa sta succedendo negli altri Paesi sul tema dell'eutanasia è utile per capire quello che non deve succedere nel nostro».
Avvenire - E' Vita
In Europa si fa largo la tentazione dell'eutanasia
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