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Famiglia-4PARIGI, 10. Al di là della sua dimen-sione teologica, la questione della forma e della natura del matrimonio è eminentemente «sociale» e si rife-risce al concetto di coppia, di famiglia, di filiazione, al diritto all’ado-zione, all’educazione dei figli, alla nozione di alterità e di regime ma-trimoniale. E per la Chiesa ortodos-sa «l’ontologia del matrimonio si fonda sulla complementarietà uo-mo-donna».
Dopo la Chiesa cattoli-ca, anche l’Assemblea dei vescovi ortodossi di Francia (Aeof) è inter-venuta per commentare l’intenzione del Governo di apportare delle mo-difiche fondamentali in materia di matrimonio civile. In un comunica-to diffuso il 2 ottobre al termine di una riunione presieduta dal metro-polita Emmanuel e dedicata in gran parte alla difficile situazione nel Vi-cino Oriente, l’Aeof ricorda che il matrimonio è un’istituzione tradi-zionale plurisecolare che struttura società, famiglia e relazioni interper-sonali. In una prospettiva ortodossa e cristiana, si tratta di «una comu-nione fondata dal Creatore (Genesi, 1-2), benedetta dal Cristo (Giovanni, 2) e il cui fine è partecipare con Dio alla sua opera creatrice (la “pro crea-zione”) approfondendo l’unione d’amore e di servizio reciproco fra un uomo e una donna, la vocazione e il destino dei quali è diventare “una sola carne” nel mondo e per l’eternità». Poiché il Pacs (Patto civile di so-lidarietà) prevede già l’unione civile fra persone dello stesso sesso, la no-zione tradizionale e fondamentale di matrimonio, con la sua propria ter-minologia, «deve essere preservata — si legge nella nota — al fine di marcare una distinzione chiara e netta fra unione civili e vocazione delle coppie eterosessuali». I vescovi ortodossi di Francia annunciano poi la prossima pubblicazione di una specifica dichiarazione sui fonda-menti del concetto cristiano orto-dosso di matrimonio. Com’è noto, il progetto di legge sul “matrimonio per tutti” (una del-le promesse fatte in campagna elet-torale dal presidente della Repub-blica François Hollande) sarà pre-sentato a fine ottobre in Consiglio dei ministri. Alcune settimane fa, in un’intervista a «La Croix», il mini-stro della Giustizia, Christiane Tau-bira, ne ha svelato le linee principa-li: estensione alle persone omoses-suali delle attuali disposizioni su matrimonio, filiazione e parentela; apertura all’adozione per le coppie formate da individui dello stesso sesso, in un quadro identico a quel-lo attualmente in vigore (esse cioè potranno adottare sia in maniera in-dividuale sia congiunta). Le persone omosessuali desiderose di divenire “p a re n t i ” del figlio biologico del lo-ro congiunto potranno quindi acce-dere alla procedura di adozione nel-le stesse condizioni degli eteroses-suali. Il progetto di legge non pre-vede invece l’equivalente della “p re -sunzione di paternità”, che esiste oggi in seno alle coppie sposate, né l’allargamento dell’accesso alla pro-creazione medicalmente assistita né, tantomeno, la legalizzazione della “maternità surrogata”. Il 27 settembre, il Consiglio «Fa-miglia e società» della Conferenza episcopale ha pubblicato il docu-mento Élargir le mariage aux person-nes de même sexe? Ouvrons le débat!, nel quale spiega le ragioni dell’op-posizione della Chiesa cattolica ad allargare il matrimonio civile alle coppie omosessuali. Non una sem-plice dichiarazione ma l’a p p ro f o n d i -ta analisi elaborata dai vescovi con il contributo di laici, tra cui lo psi-canalista Jacques Arènes e l’esp erta di diritto Françoise Dekeuwer-Dé-fossez, e di suor Geneviève Méde-vielle, docente di Teologia morale all’Istituto cattolico di Parigi. Il principale compito del potere politi-co — sottolinea il Consiglio episco-pale — è difendere i diritti e le liber-tà individuali ma soprattutto il bene comune e «il bene comune non è la somma degli interessi individuali», bensì il bene dell’intera comunità. La vera questione è allora di sapere se, nell’interesse del bene comune, la legge che disciplina il matrimonio debba continuare ad affermare il le-game fra stato coniugale e procrea-zione, fra amore fedele di un uomo e di una donna e nascita di un bam-bino, «per ricordare a tutti che la vita è un dono, che i due sessi sono uguali e l’uno come l’altro indispen-sabili alla vita, che la leggibilità del-la filiazione è essenziale per il bam-bino». Quindi, «la richiesta di estendere il matrimonio civile non può essere trattata soltanto sotto la prospettiva della non discriminazio-ne» o del principio di uguaglianza «poiché ciò supporrebbe di partire da una concezione individualistica del matrimonio». Per monsignor Laurent Ulrich, arcivescovo di Lille e vicepresidente della Conferenza episcopale france-se, il matrimonio non è un puro e semplice contratto fra due persone ma «una vera e propria istituzione sociale creata per rendere salda la fi-liazione». Pertanto, cambiare la na-tura di questa istituzione allargan-dola alle persone omosessuali, con diritto all’adozione, significherebbe — sottolinea il presule — cambiare lo statuto stesso delle persone sposate con il regime attuale, la figura di genitore, padre, madre. Il dibattito è solo all’inizio e l’incontro (stretta-mente privato), svoltosi venerdì scorso a Hôtel Matignon, fra il pri-mo ministro Jean-Marc Ayrault e il cardinale André Vingt-Trois, fa in-tuire che la voce della Chiesa sarà sicuramente ascoltata.

© Osservatore Romano - 11 ottobre 2012