La Divina Provvidenza non fa mai bancarotta
L'onda della crisi finanziaria americana investe l'Europa ed è fonte di discussioni sul futuro della economia planetaria. Alcuni vi vedono il fallimento della ideologia di mercato e l'avverarsi delle previsioni sulla fine del capitalismo. Altri, confidando nella capacità dei mercati ad auto-regolarsi, la considerano come una crisi fisiologica, che porterà ad un naturale riaggiustamento dei prezzi.
di Roberto de Mattei
L'onda della crisi finanziaria americana investe l'Europa ed è fonte di discussioni sul futuro della economia planetaria. Alcuni vi vedono il fallimento della ideologia di mercato e l'avverarsi delle previsioni sulla fine del capitalismo. Altri, confidando nella capacità dei mercati ad auto-regolarsi, la considerano come una crisi fisiologica, che porterà ad un naturale riaggiustamento dei prezzi.
Le vie di uscita, in un caso o nell'altro, vengono indicate all'interno del sistema economico vigente, basato su una filosofia dell'economia che oscilla pendolarmente tra i due modelli del liberalismo puro e dell'interventismo statale. E poiché né l'individuo, né lo Stato, né il privato, né il pubblico, hanno capacità salvifiche, per rimediare alle inadeguatezze dei due sistemi si suggeriscono "terze vie" caratterizzate dalla presenza di entrambi gli elementi - Stato e mercato - in cui ciò che cambia è solo il dosaggio degli ingredienti.
L'idea di superare la crisi attraverso una giusta combinazione tra economia pubblica ed economia privata, tra regole economiche e libertà individuale, è illusoria, perché non arriva a cogliere il fondo del problema. Si pretende di rimanere all'interno di un sistema viziato nelle sue radici, mentre si tratta di fuoriuscire dal meccanismo e comprendere la necessità di fondare l'economia su un fattore diverso dall'economia stessa.
L'economia infatti, come la politica, o qualsiasi altra pretesa scienza umana, non può essere considerata come autonoma e autoreferenziale. L'uomo non ha una pluralità di fini e la società, che è al servizio del bene comune dell'uomo, non può avere una molteplicità di "scienze" separate tra loro e prive di un fine comune. L'uomo e la società, in tutte le sue espressioni, hanno un unico fine soprannaturale, Dio stesso, da cui dipende non solo la felicità eterna e assoluta nel cielo, ma anche quella relativa e imperfetta sulla terra.
Quando la scienza si rende indipendente dalla morale e dalla filosofia, si fa essa stessa morale, filosofia e, spesso, religione. La scienza diviene scientismo e lo scientismo ha i suoi dogmi, il suo culto, i suoi sacerdoti. Ciò accade non solo per le scienze biologiche e naturali, ma anche per quelle politiche ed economiche. Lord Keynes è stato indubbiamente un "Gran sacerdote" dell'economia moderna, ma i suoi detrattori si sono spesso ispirati a una religione del mercato non meno assoluta di quella dell'economista britannico.
La produzione di beni della società contemporanea, ispirata da un radicale edonismo, è orientata ad un consumo di beni eminentemente materiali, effimeri, a buon mercato. Ciò comporta la perdita del senso del sacrificio, inteso come la capacità di rinuncia a un bene immediato e/o apparente per ottenere un bene vero, anche più remoto.
L'edonismo si combina con un relativismo morale fondato sull'idea di una libertà fuori di ogni regola. La libertà infatti è per definizione relativa, ossia è sempre libertà di un soggetto limitato nel tempo e nello spazio, per raggiungere un obiettivo specifico, relativo alla propria perfezione. La libertà non è dunque la possibilità di scegliere tra il bene o il male, ma la capacità di ordinarci a beni che la ragione ci indica come più perfetti. Si confonde altrimenti la libertà psicologica con la libertà morale. Dal punto di vista psicologico, l'uomo può fare ciò che vuole, da un punto di vista morale l'uomo è libero solo quando sceglie il bene.
La libertà è relativa, anche perché ha bisogno di limiti per orientarsi verso il suo fine e raggiungerlo più efficacemente. La vera libertà umana ha una propria natura, un oggetto definito, regole da seguire. L'idea che limitare la libertà significhi comprimerla, presuppone una falsa idea di libertà: una libertà assoluta per la quale ogni limite, in quanto tale, costituisce un elemento negativo.
In realtà, se la libertà non è assoluta, il limite deve essere inteso come il fattore positivo che ne permette lo sviluppo e la perfezione. Il limite quindi non è l'ostacolo, ma il mezzo per raggiungere il fine. Nel campo economico chi deve porre limiti e regole non è però lo Stato, ma la legge naturale e divina, con i suoi precetti che regolano ogni campo dell'attività umana. La vera libertà morale dell'uomo, o l'unico limite alla sua libertà psicologica, sta nel non violare i Dieci Comandamenti.
La scienza economica non è in grado, da sola, di risolvere i problemi economici, perché si fonda su di una concezione irrealistica dell'uomo, ridotto a puro homo oeconomicus, prescindendo dal suo fine soprannaturale.
«Solo la Parola di Dio è fondamento di tutta la realtà», - ha affermato Benedetto XVI il 6 ottobre, parlando all'inizio della prima congregazione generale del Sinodo dei Vescovi. «E per essere realisti - ha aggiunto il Papa - dobbiamo proprio contare su questa realtà.
Dobbiamo cambiare la nostra idea che la materia, le cose solide, da toccare, sarebbero la realtà più solida, più sicura. Alla fine del Sermone della Montagna il Signore ci parla delle due possibilità di costruire la casa della propria vita: sulla sabbia e sulla roccia. Sulla sabbia costruisce chi costruisce solo sulle cose visibili e tangibili, sul successo, sulla carriera, sui soldi. Apparentemente queste sono le vere realtà. Ma tutto questo un giorno passerà. Lo vediamo adesso nel crollo delle grandi banche: questi soldi scompaiono, sono niente.
E così tutte queste cose, che sembrano la vera realtà sulla quale contare, sono realtà di secondo ordine. Chi costruisce la sua vita su queste realtà, sulla materia, sul successo, su tutto quello che appare, costruisce sulla sabbia. Solo la Parola di Dio è fondamento di tutta la realtà, è stabile come il cielo e più che il cielo, è la realtà. Quindi dobbiamo cambiare il nostro concetto di realismo. Realista è chi riconosce nella Parola di Dio, in questa realtà apparentemente così debole, il fondamento di tutto. Realista è chi costruisce la sua vita su questo fondamento che rimane in permanenza».
Il ritorno alla realtà, naturale e soprannaturale, è il primo passo per uscire dalla crisi che attraversiamo. Questa crisi non è solo economica: è politica, culturale, morale e, nel fondo, essenzialmente religiosa. Comprenderlo e agire di conseguenza è l'unica strada per evitare che la bufera che incombe si trasformi presto in un devastante uragano.
Dio resta il fondamento di tutta la realtà. Le grandi banche possono crollare, ma la Divina Provvidenza come affermava san Giuseppe Cottolengo, non fa mai bancarotta.
(RC n. 39 - Novembre 2008)