Un messaggio che invita ad abbandonare l'antica "mentalità parrocchiale per andare oltre" e "affiancare l'uomo d'oggi, senza avvertire il bisogno di camuffarsi, presentandosi a lui per quello che siamo e camminare con lui sulle strade di una nuova storia", la storia dell'era digitale. Così l'arcivescovo Claudio Maria Celli ha illustrato i contenuti del messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. "Un messaggio - ha precisato - che non è diretto esclusivamente ai sacerdoti, anche se a loro il Papa si rivolge nell'intento di offrire un motivo in più di riflessione nel vivere quest'anno sacerdotale".
Ampia e completa la lettura del messaggio proposta dal presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, sabato mattina 23 gennaio, ai giornalisti nella Sala Stampa della Santa Sede. Presenti anche il segretario del dicastero, monsignor Paul Tighe, e il direttore della stessa Sala Stampa, il gesuita Federico Lombardi. Con i giornalisti monsignor Celli ha messo in rilievo il giudizio sostanzialmente positivo del Papa nei confronti dei nuovi media. Egli "è perfettamente consapevole dei loro limiti. Il Papa conosce a fondo le nuove tecnologie e le loro potenzialità nel lavoro pastorale della Chiesa". Ma proprio questa sua conoscenza lo spinge a raccomandare ai sacerdoti una "presenza attenta e competente". Soprattutto li invita a "testimoniare la Parola", e a conservare piena "fedeltà al messaggio evangelico". L'arcivescovo ha anche sottolineato che il Papa, parlando dell'uomo del nostro tempo, ha allargato il discorso al concetto di "tempo digitale" da considerare non solo come momento di incontro "per scambiare informazioni e contatti" ma anche "epoca in cui si può incontrare Gesù, così come lo si poteva incontrare ieri" una possibilità "aperta a tutti, anche a chi non crede o ha abbracciato altre fedi". Attenzione però, ha messo in guardia Celli, a non sacrificare i contenuti alla tecnologia. "Noi non diciamo - ha spiegato l'arcivescovo - che ogni prete deve aprire un blog o un sito interattivo. Diciamo solo che devono usare la rete con la gioia e con l'entusiasmo della fede per creare parrocchie digitali, nella consapevolezza che esse però non sostituiscono affatto le parrocchie reali, le devono solo affiancare". In sostanza la comunità virtuale non può e non deve sostituire la comunità reale.
L'arcivescovo Celli, rispondendo ad una precisa domanda di un giornalista, ha ricordato che a nulla serve oscurare siti per cercare di impedire la diffusione dei messaggi, tanto meno del messaggio evangelico. "La rete - ha detto - è inarrestabile". E ha portato l'esempio di alcuni siti aperti da cattolici cinesi "che hanno raggiunto livelli ottimi ed offrono una bella e concreta testimonianza". Infine ha informato che il sito "Pope2you" lanciato nel maggio dello scorso anno dal Vaticano ha fatto registrare, solo nel periodo natalizio, oltre due milioni di contatti. Sempre nello stesso periodo sono state scaricate oltre settantamila cartoline augurali con l'immagine del Papa.
In mattinata nella parrocchia di Santa Maria in Traspontina, l'arcivescovo Claudio Maria Celli aveva celebrato la messa per la ricorrenza della festa di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Concelebranti monsignor Paul Tighe, padre Lombardi, don Ariel Justo Beramendi e don Janvier Marie Gustave Yameogo, officiali del dicastero, padre Stephane Jourdain, collaboratore della Radio Vaticana, il paolino Roberto Ponti. Erano presenti, tra gli altri, Angelo Scelzo, sotto-segretario del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, il direttore e il segretario di redazione del nostro giornale. Nell'omelia l'arcivescovo Celli ha ricordato la figura di san Francesco di Sales, e quella dell'apostolo Paolo, grandi annunciatori del Vangelo.
(©L'Osservatore Romano - 24 gennaio 2010)
La rete nuova frontiera della pastorale
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