Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Rassegna stampa etica
La Quercia Millenaria in collaborazione con le associazioni CiaoLapo Onlus e Come-te, assieme al neonatologo Carlo Bellini ha in questi giorni posto in atto una raccolta di firme per chiedere che in ogni punto nascita italiano, il genitore che perde un bambino in qualunque momento della gestazione, a qualsiasi credo religioso appartenga, venga informato sulla possibilità di seppellire il proprio figlio. Una iniziativa da condividere senza riserve per più di una ragione: perché offre consolazione e conforto a chi ha perduto un figlio prima della nascita, consentendogli di pregare su una sepoltura, perché sottolinea - e ce n'è sempre più bisogno - non solo l'umanità del concepito, ma anche la dignità che è dovuta ad ogni essere umano fin dal concepimento, nell'attuale contesto culturale che tende sempre più a considerare disponibile la vita umana nei suoi stadi iniziali e a banalizzare l'aborto. Oggi il seppellimento dei bambini non nati è reso possibile - ma di fatto è attuato assai raramente- dal D.P.R. n.285 del 10/9/90 che ai commi 3, 4 e 50 stabilisce che possano essere seppelliti i bimbi abortiti, anche quelli di età inferiore alle 20 settimane, su richiesta presentata dai genitori, o da chi per essi, all'Unità Sanitaria Locale. Questo D.P.R. è completato dalla circolare dell'allora Ministro della Sanità Donat-Cattin che sottolineava come " lo smaltimento attraverso la linea di rifiuti speciali, seppur legittimo, urta contro i principi dell'etica comune". Una iniziativa, quella del seppellimento dei feti abortiti, che da dieci anni l'associazione Difendere la vita con Maria, sorta proprio con questo scopo, persegue con tenacia e con buoni risultati in alcuni comuni, previo accordo con le ASL, ma con qualche fatica proprio perché deve superare ostacoli di natura ideologica. Gli stessi che si incontrano in Lombardia dove, nonostante la Regione abbia legiferato in proposito, modificando la normativa vigente in materia di seppellimento con l'aggiunta del nuovo regolamento n. 014 approvato il 30 gennaio 2007, che impone il seppellimento di tutti i concepiti abortiti, anche in mancanza di richiesta da parte dei genitori, soltanto i comuni di Desio e di Giussano, ottemperano alle disposizioni. E' evidente infatti che la sepoltura dei bambini morti in grembo per aborto spontaneo, rimanda inevitabilmente a quelli uccisi dall'aborto volontario, degni allo stesso modo di sepoltura. E questo francamente fatica ad essere accettato da una cultura che ha fatto dell'aborto procurato una scelta di libertà e di civiltà. Che si regge tuttavia sulla censura della verità. Infatti solo reificando il concepito e negandone l'umanità con il destinarlo all'inceneritore o allo smaltimento rifiuti ospedalieri, si tranquillizza la coscienza, allo stesso modo delle SS tedesche che - come racconta Primo Levi nel suo ultimo romanzo "I sommersi e i salvati" - pavimentavano i vialetti dei loro giardini con le ceneri dei corpi degli Ebrei uccisi nei lager, nell'estremo tentativo di privarli della loro dignità di uomini. Ma negare l'umanità dei feti significa negare la nostra umanità. Quell' umanità che sin dagli albori della preistoria ha fatto sì che l'uomo, unico fra gli esseri viventi, seppellisse i suoi morti. Lo testimoniano i reperti di numerosi siti archeologici, primo fra i quali l'antichissima sepoltura di Shanidar, in Iran, dove, coricato su un giaciglio di frasche, in posizione fetale, venne ritrovato un uomo di Neandertal assieme ad alcuni oggetti che gli erano appartenuti in vita. Lungo tutta la storia dell'uomo, in qualsiasi civiltà, a qualsiasi latitudine, seppellire i morti è stata incombenza pietosa, accompagnata spesso dall'edificazione di opere d'arte destinate a durare nel tempo a testimonianza di una consuetudine di rispetto e di amore per chi non è più di questo mondo. Come non tornare con il pensiero a
Priamo, il vecchio re di Troia e alla tebana Antigone, splendide figure che celebrano la nobiltà di cui l'uomo è capace, l'uno che abbraccia, supplice, le ginocchia dell'uccisore del figlio, pur di riportarne a casa il corpo da seppellire, sottraendolo allo scempio dei cani e degli uccelli, l'altra che non esita a sacrificare la vita, sfidando il tiranno, per dare sepoltura al fratello. Tutta la storia dell'uomo è attraversata dalla pietas per i morti che testimonia affetto, tenerezza, consapevolezza dell'appartenenza alla stessa umanità, attesa di incontrarsi di nuovo, apertura verso il trascendente e l'eterno. Negare la sepoltura significa negare tutto ciò e rinchiudere la nostra umanità in un orizzonte privo di speranza.
Marisa Orecchia

Firma Online Adesso!
http://firmiamo.it/sepolture
oppure
Vail alla pagina della Quercia Millenaria per la raccolta firme cartacea.

© Comitato Verità e Vita 25 giugno 2009