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solidarieta-caritas-pro-giapponeTOKYO, 15. "I cattolici del Giappone dopo il terremoto e lo tsunami dello scorso marzo hanno dimostrato di avere un grande spirito di solidarietà": è quanto affermato da padre Daisuke Narui, direttore della Caritas Giappone. Nel corso di un'intervista rilasciata all'agenzia Fides, il religioso sottolinea che "a sei mesi dall'inizio di questa lunga emergenza, non solo i cattolici giapponesi hanno grandemente contribuito con gli aiuti concreti e con le donazioni in denaro, ma si sono anche distinti per le tante iniziative di volontariato in favore dei sopravvissuti".  Il direttore della Caritas Giappone avverte tuttavia che "attualmente la principale sfida dei soccorritori è quella di aiutare i sopravvissuti alla tragedia a fronteggiare un lungo inverno che, secondo le previsioni, sarà particolarmente rigido. Speriamo che il Governo del nuovo premier Yoshihiko Noda faccia presto e bene il suo lavoro. Bisogna portare a termine i piani di finanziamento della ricostruzione e predisporre le misure per il reinserimento di quelli che hanno perso tutti i loro beni a causa del terremoto e dello tsunami. Ora si deve agire in fretta perché il tempo stringe". La costa nord-occidentale del Giappone, dove si trova l'area colpita dalla catastrofe che comprende le prefetture di Fukushima e di Sendai, è nota per la rigidità del clima invernale causata dalle correnti di aria gelida che provengono dall'Alaska e dalla Siberia. Queste correnti arrivano in Giappone senza incontrare alcun scudo naturale e già da ottobre la popolazione che vive nei villaggi lungo la costa comincia ad accumulare le provviste per superare il freddo inverno. Secondo i dati forniti in Giappone da fonti ufficiali, a sei mesi dal terremoto che ha ucciso oltre quindicimila persone, sono novantamila i profughi ancora ricoverati in tende o in alloggi temporanei mentre altri diecimila hanno trovato rifugio in scuole e in altri edifici pubblici. Ci sono inoltre quindicimila persone che non possono tornare nelle loro abitazioni perché queste si trovano nell'area contaminata dalle radiazioni fuoriuscite della centrale atomica di Fukushima a causa dei danni riportati dalle strutture dell'impianto colpite dalla furia del maremoto. Riferendosi alla decisione del Governo giapponese di dichiarare contaminata l'area intorno alla centrale per un raggio di venti chilometri, padre Narui sottolinea che "nella regione prossima alla centrale la popolazione vive nella paura per il futuro. Per quanti sono stati evacuati dalla zona contaminata bisogna ancora trovare una nuova sistemazione definitiva perché è impensabile che essi continuino per lungo tempo una esistenza precaria alloggiando in scuole e altri edifici pubblici. Il resto della popolazione sta tentando di riprendere un ritmo di vita normale e le scuole sono state già riaperte. Tuttavia persiste il timore per le radiazioni e sono sempre più numerose le famiglie che decidono di trasferirsi altrove, soprattutto per assicurare un futuro normale ai loro bambini". Oltre ai danni materiali, gli abitanti delle zone interessate dal sisma sono stati colpiti anche da traumi a livello psicologico. Per il direttore della Caritas Giappone "i bambini sono quelli che, fortunatamente, recuperano più facilmente ma per gli anziani e per quanti hanno perso i loro cari durante il sisma, il trauma del dopo terremoto è ancora in atto. I volontari cattolici visitano spesso le famiglie più colpite, cercano in ogni modo di fornire a loro un qualche conforto morale. Molti accettano, benché non cristiani, di pregare insieme ai nostri volontari per i loro cari periti nella tragedia. Un altro dramma è quello delle famiglie dove c'è qualcuno che ancora risulta scomparso. Sono oltre quattromila le persone di cui non si ha più notizia dopo il terremoto e lo tsunami. Probabilmente molti corpi sono ancora sotto le macerie mentre
altri sono stati trascinati in mare aperto dalla violenza delle ondate durante lo tsunami. Tuttavia i loro familiari nutrono ancora la speranza di poterli rivedere un giorno tornare a casa perché ci sono ancora persone che a causa del sisma hanno perso la memoria. Questi sono casi dolorosi e i nostri volontari provano a dare un sostegno ai parenti tramite il calore umano e la preghiera".

(©L'Osservatore Romano 16 settembre 2011)