Anche se la risoluzione non ha carattere vincolante, l'inserimento nella Dichiarazione dei diritti umani viene considerato un passo importante per affrontare la questione sempre più urgente della mancanza di risorse idriche sufficienti per centinaia di milioni di persone nel pianeta.

Nella risoluzione si esprime, tra l'altro, profonda preoccupazione per gli 884 milioni persone che non hanno accesso ad acqua potabile e per gli oltre due miliardi e seicento milioni di persone che non hanno servizi igienici e sanitari di base, e in particolare per il milione e mezzo di bambini sotto i cinque anni che muoiono ogni anno per malattie provocate da queste condizioni. A fronte di una tale situazione, la risoluzione chiede ai Paesi più ricchi di aumentare gli sforzi per provvedere un accesso all'acqua potabile e ai servizi igienico sanitari a chi ne è privo.
La risoluzione è passata con 121 voti favorevoli, nessun contrario, e 41 astensioni, in prevalenza di Paesi più sviluppati, tra i quali gli Stati Uniti, il cui vice ambasciatore all'Onu, John Sammis, ha sostenuto che la risoluzione così come formulata "può essere soggetta a diverse interpretazioni e non riflette il diritto internazionale". Anche altri rappresentanti di Paesi che si sono astenuti hanno sostenuto che la risoluzione ha precorso i tempi in assenza di basi legali internazionali adeguate, ricordando che il prossimo anno è attesa al Consiglio dei diritti umani di Ginevra la relazione riguardo appunto agli obblighi internazionali in materia di acqua.
(©L'Osservatore Romano - 30 luglio 2010)