Parigi, 11. Il cardinale arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, domenica 13 sarà in piazza a Parigi per partecipare alla manifestazione, che si preannuncia imponente, contro il progetto di legge volto a introdurre in Francia il matrimonio tra persone dello stesso sesso e il conseguente diritto all'adozione. Al suo fianco saranno altri presuli - almeno in otto hanno annunciato la loro presenza, mentre il cardinale arcivescovo di Parigi, André Vingt-Trois, presidente dell'episcopato, dovrebbe al termine recarsi a salutare i partecipanti - ma anche rappresentanti di altri confessioni e tradizioni religiose, come pure tante organizzazioni laiche e della società civile. Nelle ultime ore il porporato, che sull'argomento ha da subito espresso posizioni molto nette, ha rilasciato diverse interviste ai media trasalpini. In primo luogo per marcare l'aconfessionalità della manifestazione ("Il responsabile dei musulmani di Francia mi ha detto che domenica vuole camminare al mio fianco"), ma soprattutto per i ribadire i motivi della contrarietà a un provvedimento, che, come già ebbe a dire nei mesi scorsi, rischia di provocare una profonda "frattura nella società". Rispondendo a Tristan Malle dell'Afp, monsignor Barbarin ha detto che il matrimonio tra persone dello stesso sesso avrà come conseguenze quelle di "confondere i punti di riferimento" della società e di "indebolire le famiglie". Il progetto, come noto, intende anche cambiare nel Codice civile tutti i termini come padre, madre, marito e moglie con altri neutri come genitori, sposi, eccetera. "Cambiare il significato delle parole, in questo caso la definizione del matrimonio - ha detto il cardinale Barbarin rispondendo a Bruno Bouvet de "la Croix" - è una violenza alla nazione, che avrà pesanti conseguenze". Non si tratta, viene chiarito, di riproporre una contrapposizione tra Chiesa e Stato, anche perché "questa posizione non è solo quella della Chiesa cattolica: vedo una profonda convergenza con le altre religioni, con molti educatori e psichiatri e tante persone di buon senso, che sono non credenti".
(©L'Osservatore Romano 12 gennaio 2013)