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È necessario suscitare "una rinnovata consapevolezza dell'inestimabile valore della vita e un sempre più coraggioso impegno in difesa dei diritti umani ed il superamento di ogni forma di sfruttamento". È l'auspicio espresso da Benedetto XVI nel telegramma, a firma del cardinale segretario di Stato, inviato alla presidente dell'unione internazionale delle superiori maggiori, suor Louise Madore, per i partecipanti al congresso internazionale sul tema "Religiose in rete contro la tratta delle persone" che, iniziatosi questa mattina, lunedì 15 a Roma, presso l'istituto del Fratelli delle scuole cristiane, si concluderà giovedì prossimo, 18 giugno.
Al "vivo apprezzamento per la lodevole iniziativa" formulato dal Papa, il presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e degli Itineranti, arcivescovo Antonio Maria Vegliò, ha voluto esprimere "ammirazione per il lavoro svolto" in questo campo dalle religiose impegnate in diversi Paesi del mondo a contrastare il turpe mercato della tratta delle persone. Un fenomeno, come era stato spiegato nei giorni scorsi durante la presentazione del congresso, che coinvolge oltre due milioni e mezzo di persone all'anno in tutto il mondo per un giro di circa cento cinquanta miliardi di dollari che finiscono nelle tasche delle organizzazioni criminali che controllano il mercato della prostituzione, del traffico d'organi, del traffico di mano d'opera e di tutte quelle forme di schiavitù di cui restano vittime soprattutto donne e bambini. Da diversi anni le congregazioni religiose femminili hanno deciso di scendere in campo per cercare di contrastare il mercato attraverso una serie di opere e azioni di prevenzione, basate soprattutto sulla formazione e sull'assistenza, oltreché sulla denuncia sistematica. Il congresso appena iniziato è teso alla diffusione e alla promozione di reti di collegamento tra le religiose che operano nelle diverse realtà per lo scambio di esperienze, per stabilire e coordinare diverse linee di intervento sul fronte internazionale.
L'arcivescovo Vegliò, inaugurando i lavori del congresso, ha voluto innanzitutto ribadire l'apprezzamento espresso dal Papa, confermare l'attenzione con la quale il Pontificio Consiglio segue il loro lavoro e assicurare tutto il sostegno possibile al grande lavoro che sta facendo, anche attraverso di loro, la Chiesa nel combattere il fenomeno. Monsignor Vegliò, ricordata la drammaticità della situazione - secondo alcuni dati tratti da proiezioni statistiche, coinvolgerebbe ben più dei due milioni e mezzo dichiarati dalle autorità (il presule ha parlato di quattro milioni di persone) - e messo in rilievo il fatto che oltre la metà di queste vittime si ritrovano, spesso senza volerlo, impiegate in quella che ha definito "industria del sesso", si è soffermato sul ruolo "non solo importante, ma anche profetico" della Chiesa nell'opera di contrasto del fenomeno.
"La tratta di persone - ha detto - è stata in effetti nascosta per troppo tempo sotto le strutture di potere e di controllo che coprono la vergogna e l'ipocrisia di alcuni componenti della società", i quali favoriscono la tratta "a scopo sessuale ed economico, egoistico e sleale, per mezzo della manipolazione, della forza e violenza". E quel che è peggio è che spesso "la maggior parte dei Paesi colpiti dalla tratta non capisce che essa alimenta le stesse industrie locali del sesso e viceversa". Argomento senza dubbio scomodo da affrontare per molti "ma non per i cristiani - ha detto il presule" perché "noi non possiamo restare in silenzio di fronte ad un tale, orripilante fenomeno".
Cosa fare? Monsignor Vegliò ha dato alcune indicazioni. Innanzitutto è necessario "conoscere i fattori che incoraggiano od attraggono specialmente alla prostituzione, le strategie utilizzate dai reclutatori, i trafficanti, gli intermediari e gli sfruttatori". Poi bisogna impegnarsi "e le suore si stanno impegnando". Bisogna prendere coscienza di questo loro impegno e seguirle da vicino. Ma soprattutto assicurare loro una formazione non solo formale ma anche personale e spirituale che le metta in grado di saper ascoltare il racconto di vite difficili, spezzate da ricostruire. Per sostenere questa difficile missione sono necessarie collaborazione e condivisione di informazioni. "Già molte suore - ha notato l'arcivescovo - stanno facendo un lavoro eccellente in questo settore. Dovete conoscerlo e condividerlo più profondamente, a livello nazionale o globale".
Ciò che più conta per il successo di questa missione è necessario far conoscere il più possibile la problematica. Per ciò è necessario "lavorare con i media per assicurare un'accurata informazione su questo grave problema. Più esso rimane nascosto, più a lungo continuerà. Ci sono già ottimi schemi, letteratura e materiale informativo sugli impegni già presi e sulla realtà che tocca la vita di coloro che sono oggetto della tratta. Con la pubblicità e la collaborazione vi è anche la possibilità del patrocinio (advocacy)".
Concludendo il suo intervento monsignor Vegliò ha nuovamente assicurato le religiose che il dicastero è pronto a fornire alla loro opera ogni possibile sostegno ma ha anche chiesto di essere costantemente informato perché "abbiamo pure noi bisogno di conoscere e condividere il modo in cui state procedendo affinché a nostra volta possiamo contribuire alla grande impresa".

(©L'Osservatore Romano - 15-16 giugno 2009)