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Sono decenni che si discute di quoziente familiare, cioè del sistema che considera l'intera famiglia come soggetto di imposizione fiscale, commisurando l'Irpef all'effettiva ricchezza del nucleo considerata la sua composizione. Finora, però, sono stati pochi i progetti concreti.

Fa eccezione l'Ugl, Unione generale del Lavoro (il sindacato nato dall'esperienza della Cisnal), che ha elaborato una sua proposta da portare all'attenzione di governo e Parlamento. Le prossime, infatti, saranno settimane decisive perché l'esecutivo dovrà impostare la politica economica del triennio nel Documento di programmazione economico-finanziaria, svelando finalmente le reali intenzioni a proposito di politica fiscale per la famiglia. Inoltre, alle Camere è già stata trasmessa dal Quirinale la petizione «per un fisco a misura di famiglia» organizzata dal Forum delle associazioni familiari, che ha raccolto nei mesi scorsi oltre un milione di firme. Il tema dunque appare finalmente all'ordine del giorno. Ma è fondamentale avviare su questa materia un confronto scientifico e un dibattito culturale aperto, scevro da pregiudizi. Troppo spesso, in passato, le proposte di tassazione familiare sono state liquidate senza quasi entrare nel merito, con la motivazione che la loro applicazione «scoraggerebbe l'ingresso delle donne nel mondo del lavoro» oppure «premierebbe solo le famiglie ricche». Argomentazioni confutabili, soprattutto se si guarda alle diverse opzioni messe in campo. Già lo scorso anno, ad esempio, il professor Luigi Campiglio dell'Università Cattolica aveva elaborato un sistema di quoziente familiare con alcuni correttivi proprio per rispondere a queste obiezioni. Ancora, la proposta elaborata dal Forum delle famiglie - la cosiddetta Basic income tax - prevede invece un sistema modulare, basato sulle deduzioni per carichi di famiglia, che si può accompagnare ad un ridisegno delle aliquote Irpef per evitare eventuali criticità.

E anche il progetto del quoziente studiato dall'Ugl, oltre ad assicurare più attenzione alla famiglia, prevede alcuni correttivi proprio per incentivare insieme occupazione femminile e natalità. Le ipotesi dunque sono diverse. L'importante è iniziare a fare i conti per decidere in tempo ragionevoli.


Come funziona
Il meccanismo del quoziente, in genere, funziona in questo modo. Si divide il reddito familiare per la somma dei pesi attribuiti ai vari componenti a carico ("quoziente"), ottenendo una specie di reddito pro-capite corretto per le economie familiari (detto reddito "equivalente"). Si stabilisce, poi sulla base di aliquote e scaglioni, l'imposta progressiva corrispondente a quel reddito equivalente, cioè ad ogni "parte". Si calcola infine l'imposta dovuta effettivamente dalla famiglia come la moltiplicazione dell'imposta sul reddito equivalente per il numero delle parti (cioè per il "quoziente") per le quali era stato precedentemente diviso il reddito familiare. Nel modello elaborato dall'Ugl, la famiglia presa come riferimento è composta dai coniugi e da ogni altro familiare "a carico", cioè con reddito complessivo annuo inferiore ai 2.841 euro. Altri eventuali componenti percettori di reddito conviventi costituirebbero un altro nucleo fiscale a parte. Il quoziente è calcolato dando peso 1 per ogni coniuge non a carico, 0,5 per ogni altro componente a carico, anche se si tratta del coniuge. In pratica il coniuge può assumere il peso 1 o 0,5 a seconda se è a carico o meno. Questa scelta vuole ovviare a ciò che si ritiene un limite del quoziente familiare, cioè il fatto che il coniuge che entra nel mercato del lavoro, e percepisce perciò un nuovo reddito, pagherà su di esso non l'aliquota marginale individuale (quella che parte dall'esenzione fino ad una certa soglia per poi crescere progressivamente), ma quella collegata al reddito familiare, cioè ad un reddito gravato da una maggiore aliquota. Per attenuare questo difetto, e per tener conto del minor tempo disponibile per la cura dei figli e della casa da parte del coniuge che lavora, l'Ugl ha ipotizzato un quoziente a pesi differenziati in base alla condizione di "a carico" o meno; in pratica, a seconda che il coniuge sia a carico (peso dimezzato) o no (peso pieno). In questo modo, il reddito da eventuale ingresso nel mercato del lavoro beneficerà anche dell'effetto positivo di un maggior quoziente familiare, cioè di un maggior denominatore per tassare in maniera progressiva il reddito equivalente.

Il quoziente dell'Ugl per attenuare le perdite di gettito, ma anche per attenuare vantaggi che ne trarrebbero nuclei con individui ad alto reddito e avvantaggiare i redditi medio-bassi, prevede infatti una modifica delle aliquote e degli scaglioni di progressività. Si propone, in particolare, di ridurre l'aliquota minima al 20% e aumentare quella massima al 48%. Le aliquote e gli scaglioni, da applicare al reddito "quozientizzato" (o "equivalente"), proposte sono le seguenti: 20% fino a 15.000 euro, 27% fino a 27.000, 35% fino a 40.000, 43% fino a 60.000, 48% oltre. Restano poi in vigore le detrazioni per tipo di reddito e per i figli e gli altri familiari a carico, ma sono conferite con un particolare meccanismo, prendendo, cioè, in considerazione il reddito quozientizzato, la quota spettante decresce da 6.000 euro fino ad annullarsi a 27.000. Gli oneri detraibili, poi, restano uguali a quelli previsti dall'Irpef in vigore. Le addizionali locali infine sono calcolate sull'imponibile quozientizzato, e poi rimoltiplicate per il quoziente. Dalle tabelle redistributive pubblicate qui sotto si ricavano alcune indicazioni importanti sulla versione di quoziente ipotizzata dall'Ugl: i single fiscali sono l'unica tipologia di nucleo a subire in aggregato un aggravio di carico, peraltro contenuto mediamente in circa 100 euro annui.


I benefici
I maggiori vantaggi si concentrano sulle famiglie bireddito o monoreddito con figli, per un ammontare annuo medio per queste categorie di oltre 1.200 euro. Tuttavia anche le coppie monoreddito e bireddito senza figli trarrebbero vantaggio dalla riforma, anche se comprensibilmente in misura inferiore. Peraltro, per come è impostato questo quoziente familiare, i vantaggi si distribuiscono tra quasi tutte le tipologie di contribuenti, appartenenti ai vari livelli di reddito equivalente e di tipologia familiare. Con la proposta si determinerebbe, a parità di altre condizioni, una perdita di gettito pari a 13 miliardi. Il minor gettito corrisponderebbe, ovviamente, alla minore imposta gravante sulle famiglie, quindi ad un maggior reddito a loro disposizione. In media per famiglia fiscale, compresa la minoranza che verserebbe più imposte, il maggior reddito disponibile (minor carico annuo) sarebbe pari a 453 euro. Se si considerano i soli nuclei per i quali la nuova imposta genererebbe un qualche aggravio di carico, il maggior carico è stimato in complessivi 3 miliardi, concentrati tra i single a reddito elevato. Se si istituisse per essi una clausola di salvaguardia il costo della riforma sarebbe, quindi, di 16 miliardi.


Le valutazioni
«Oggi le famiglie con figli sono penalizzate, a parità di reddito, rispetto a chi invece non ne ha: le entrate sono le stesse ma le uscite no ed è doveroso riconoscere loro fiscalmente uno sgravio, che il quoziente calcola in base ai familiari a carico - spiega il segretario generale dell'Ugl, Renata Polverini - . Fare figli in Italia sta diventando un gesto eroico, bisogna mettere in campo tutte le misure, anche fiscali, che scoraggino questa visione. Il sostegno alla famiglia per l'Ugl, e non solo dal punto di vista fiscale, è fondamentale per superare tante criticità economiche e sociali. Penso all'occupazione femminile, ai giovani precari, alla cura dei figli, degli anziani o dei disabili: tante problematiche con le quali ci troviamo a dover fare i conti e che, in assenza di un sistema di welfare adeguato, restano in carico alla famiglia stessa e in modo particolare alle donne».