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Rassegna stampa etica
Politico, giornalista, giurista, educatore, Guido Gonella (1905-1982) fu prima di tutto esponente di una generazione di intellettuali che si affacciarono alla vita pubblica essendosi interiormente formati alla luce di presupposti chiarissimi, quegli stessi che a due mesi dalla marcia su Roma, figuravano sul documento programmatico del successore di Benedetto xv. Il nuovo Papa Pio xi - era stato eletto il 6 febbraio - nell'enciclica Ubi arcano Dei del 23 dicembre 1922, rivolgendosi ai vescovi così tra l'altro aveva raccomandato:  "Dite ai vostri fedeli del laicato che quando essi, uniti ai loro sacerdoti e ai loro vescovi, partecipano alle opere di apostolato individuale e sociale, per far conoscere e amare Gesù Cristo, allora più che mai essi sono il genus electum, il regale sacerdotium, la gens sancta, il popolo di Dio che san Pietro magnifica". "Allora più che mai - scriveva Pio xi - sono essi pure con noi e con Cristo, benemeriti della pace del mondo, perché benemeriti della restaurazione e dilatazione del regno di Cristo. Poiché solo in questo regno di Cristo si dà quella vera uguaglianza di diritti per la quale tutti sono nobili e grandi della stessa nobiltà e grandezza (...) e quelli  che presiedono non sono che ministri  del bene comune, servi dei servi  di  Dio,  degli infermi specialmente, e dei più bisognosi" (Ubi arcano Dei, 23). Molto tempo dopo, nel 1976, Gonella, - a un anno dalla morte della moglie Pia Bartolotta - poteva confidare epistolarmente ai propri figli come la sua scelta religiosa avesse richiesto "un continuo e coerente impegno a porre nella ricerca della verità il fondamento delle sue scelte personali e politiche, secondo l'insegnamento dell'autore - da lui studiato con rigorosa passione, Antonio Rosmini - a "riconoscere praticamente ciò che si è intellettualmente conosciuto", poiché "la vita morale ha la sua base nel culto della verità e nella coerenza pratica alla verità"". Quest'ultima citazione è tratta dal saggio di Emilio Butturini che figura nel volume di scritti di autori diversi, in due tomi, Guido Gonella tra Governo, Parlamento e Partito - a cura del pedagogista Giuseppe Bertagna, degli storici Alfredo Canavero e Augusto D'Angelo, e del costituzionalista Andrea Simoncini - coedito da Rubbettino di Soveria Mannelli (Catanzaro) e dall'Istituto Luigi Sturzo di Roma (2007, pagine 603, euro 30).
L'opera raccoglie ventisette relazioni e sette testimonianze tratte da quattro diversi convegni di studio che si tennero, tra il 2005 e il 2006, a Roma e a Verona, in occasione del centenario della nascita del politico scaligero.
Il cospicuo materiale raccolto in queste pagine, peraltro non si limita a tratteggiare il profilo umano, morale e professionale di Guido Gonella nei diversi ambiti che caratterizzarono la sua attività, come la politica internazionale, la giustizia, l'istruzione, la vita di partito nella Democrazia Cristiana. La prospettiva è molto più ampia.
Consigliere nazionale dal 1927 della Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci) sotto la presidenza del romagnolo Igino Righetti, essendo assistente nazionale monsignor Giovanni Battista Montini, Gonella conseguì due lauree:  la prima in filosofia, nel 1928, a Milano, presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, discutendo una tesi di critica all'individualismo di Charles Maurras - il fondatore del movimento monarchico-reazionario d'oltralpe dell'Action Française condannato a suo tempo da Pio xi. Quindi, trasferitosi a Roma e iscrittosi alla facoltà di giurisprudenza, Gonella si laureò nel 1932 con Giorgio Del Vecchio con una tesi di filosofia del diritto. Parallelamente aveva iniziato un'intensa attività pubblicistica nella Fuci dirigendo il periodico "Azione fucina" e la rivista "Studium". Entrato come redattore di politica estera, agli inizi degli anni Trenta a "L'Osservatore Romano", firmò dal maggio 1933 al giugno 1940, la storica rubrica Acta diurna contribuendo così a fare del giornale vaticano una delle rare voci di verità e di libertà in lingua italiana, negli anni della dittatura fascista. Per un certo tempo Gonella fu anche incaricato di dirigere i periodici "L'Illustrazione Vaticana" e la "Rassegna internazionale di documentazione". Arrestato all'inizio del settembre 1939 "per ordine del Duce", proprio dopo aver sottolineato nelle sue note le responsabilità naziste dell'aggressione alla Polonia, Gonella fu liberato dopo cinque giorni grazie all'intervento della Santa Sede. Del resto non c'erano motivi consistenti a giustificarne il fermo. Da un appunto scritto a monsignor Montini, allora Sostituto della Segreteria di Stato, risulta come non gli fosse mai stato notificato il motivo dell'arresto, né ci fosse stato interrogatorio. E tuttavia nei giorni successivi Gonella fu sottoposto al vincolo della vigilanza politica e dimesso dall'insegnamento universitario in filosofia del diritto all'Università di Bari, presso la quale era stato appena chiamato (Francesco Malgeri, pagine 103-104).
Negli anni della guerra l'intellettuale veronese consolidò l'amicizia con Alcide De Gasperi - com'è noto collaboratore de "L'Illustrazione Vaticana" con lo pseudonimo di Spectator - e s'impegnò a fondo nella neocostituita Democrazia Cristiana. Diresse il quotidiano "Il Popolo" dal 4 giugno 1944 al 17 luglio del 1946. Membro della Consulta nazionale e dell'Assemblea costituente sarebbe stato eletto ininterrottamente alla Camera dei deputati italiana dal 1946 al 1972 e al Senato a partire dal 1972. In questo lasso di tempo egli ricoperse numerosi incarichi di partito e di governo. Più volte ministro della Pubblica Istruzione, e ministro di Grazia e Giustizia, fu anche vicepresidente del Consiglio d'Europa(1970-72). Eletto nel 1976 al Parlamento europeo, ne venne nominato vicepresidente nel 1979. Intanto dal dopoguerra Gonella aveva ripreso l'insegnamento universitario di materie giuridiche presso il magistero Maria Assunta - oggi Libera Università Maria Santissima Assunta (Lumsa) - e al Pontificio ateneo lateranense. Mantenne sempre una intensa attività giornalistica, anche organizzativa, ricoprendo diversi incarichi in organismi e associazioni professionali e divenendo, tra l'altro, Presidente della Commissione unica per la tenuta degli albi professionali dei giornalisti. Dal 1965 al 1972 fu presidente del Consiglio dell'Ordine dei giornalisti del quale fu promotore della legge istitutiva. Seguì infine i lavori per la revisione del Concordato tra l'Italia e la Santa Sede, come presidente della Commissione di studio governativa, istituita nel 1968, e della delegazione italiana nominata nel 1976 con l'incarico di avviare i negoziati con la delegazione vaticana. Guido Gonella morì a Nettuno il 19 agosto 1982.
Il presente volume offre diversi spunti di riflessione sullo sviluppo, sulle motivazioni, sull'evoluzione, nonché sull'involuzione - e talora sul degrado - del contesto sociale, politico e culturale degli ultimi sessant'anni.
L'urgenza formativa, soprattutto, si direbbe una costante di queste pagine, a cominciare dal legame convinto con l'Azione cattolica fin negli anni giovanili, come nel 1923-24, quando, allievo di terza liceale all'istituto Scipione Maffei della natia Verona, Gonella subì le violenze dei fascisti che gli strapparono anche il distintivo dell'associazione. Nel 1931, fedele all'insegnamento di Pio xi, pur sottolineando come l'Azione cattolica non dovesse introdursi in partiti politici, ne esaltava il ruolo formativo alla vita pubblica. "I giovani cattolici divenuti cittadini sapranno fare armonizzare le loro convinzioni morali con i programmi politici. Dato che in politica oltre alla questione economica c'è anche una questione etica i giovani cattolici non potranno aderire che ad un programma di cristiana democrazia in netto contrasto con i principi filosofici del liberalismo, del socialismo e del fascismo. Sì, anche del fascismo:  lo diciamo chiaramente  per non dover fare delle recriminazioni domani" (Ernesto Preziosi, p. 172). Di analoga intensità, molti anni dopo, è la posizione nella battaglia contro l'"apertura a sinistra" dopo il tramonto del centrismo degasperiano. All'ottavo congresso nazionale della Dc, tenuto a Napoli nel 1963, così diceva il politico veronese:  "La coscienza storica e religiosa ci sorregge nella battaglia contro l'apertura al socialismo (...) questa battaglia antisocialista hanno combattuto Toniolo, don Sturzo, De Gasperi, i nostri maestri e le nostre guide. Oggi possiamo forse pensare che quel periodo sia immunizzato? Possiamo oggi conciliare l'inconciliabile? (...) Andiamo pure al socialismo delle masse, ma per portarle alla fede e non per subire le condizioni poste dai loro pastori. C'interessano le masse socialiste non la dottrina socialista". (Augusto D'Angelo, pagina 267).
Accanto all'articolata vicenda e alla versatilità dell'uomo Gonella, emerge un affollato contorno di volti e di profili umani, sovente poco noti o dimenticati, patrimonio di una stagione densa di motivazioni profonde, di sincero spirito di servizio, di onestà, di responsabilità fatta di dedizione rigorosa e sobria, aliena da dilettantismi velleitari, e in grado di contrastare validamente con volontà costruttiva e realizzazioni umili e concrete le ricorrenti insidie - interne ed esterne - del puro perseguimento del potere, dell'interesse e del calcolo. Una stagione che forse a più di un lettore potrà apparire irrimediabilmente perduta. Eppure la lezione di quel certo laicato cristiano, reso consapevole del proprio regale sacerdotium e intellettualmente formato sul personalismo di Emmanuel Mounier e sull'umanesimo integrale di Jacques Maritain - "autori prediletti e nutrimento prezioso della nostra gioventù" diceva Gonella - è tutt'altro che esaurita.
Osservava un giorno Maritain:  "La tendenza al materialismo e all'ateismo inerente alla "città dell'individuo" appare come una delle assurdità per le quali questa si distrugge da se stessa, mentre nell'ordine politico, la sua dialettica interna la trascina, in virtù d'una simile assurdità, verso la dittatura che è la propria negazione (...) Il dramma delle democrazie moderne è di avere cercato senza saperlo qualche cosa di buono:  la "città della persona", sotto la specie di un errore:  la "città dell'individuo", che conduce di per sé a terribili liquidazioni. Non sta ai filosofi - avvisava Maritain - prevedere se esse possono ancora volgersi decisamente, liberandola dagli errori che le hanno fatto da parassiti, verso la verità ch'esse cercavano; cosa che presupporrebbe una trasformazione radicale ed un grande ritorno verso lo spirito" (La personne et le bien commun). È uno scritto del 1946. Ma la continua "ricerca di verità" e, soprattutto, la personale "coerenza a essa" di Gonella e dei suoi più stretti compagni di strada, stanno a testimoniarne l'attualità della proposta, di fronte al mediatico, inconcludente, coacervo di voci che ogni giorno riecheggia nel vuoto della postmodernità.
Raffaele Alessandrini
(©L'Osservatore Romano - 21 giugno 2008)