nche dalla terribile esperienza dei gulag emerge la nozione ancora attuale di irriducibilità dell'uomo di Adriano Dell'Asta
Con la relazione "Attualità del pensiero crisitano russo del XX secolo: il concetto di persona" - di cui l'Osservatore romano pubblica oggi ampi stralci - il direttore dell'Istituto italiano di cultura di Mosca, Adriano Dell'Asta, è intervenuto al convegno "Est-ovest: la crisi come prova e provocazione.
Al bivio tra negazione e riscoperta dell'io". Apertosi il 19 e il 20 ottobre a Milano, all'Università Cattolica del Sacro Cuore, il convegno proseguirà dal 18 al 20 novembre a Mosca, presso il Museo di storia contemporanea, il centro culturale Pokrovskie Vorota e l'università statale. Nel suo intervento, Dell'Asta ripercorre alcune storie di quanti - come Nikolaj Aleksandrovic Berdjaev - furono perseguitati o rinchiusi nei gulag: per resistere a chi poteva togliere loro ogni cosa, i prigionieri hanno dovuto scoprire che l'uomo è infinitamente al di là di quello che possiede o può crearsi da solo e che quindi gli può essere tolto. Cruciale è il concetto di irriducibilità dell'uomo. Secondo una grande precisazione di Vladimir Losskij, l'uomo non ha qualcosa di irriducibile, è irriducibile. La persona significa l'irriducibilità dell'uomo: "irriducibilità" e non "qualcosa di irriducibile" o "qualcosa che rende l'uomo irriducibile", perché qui non si tratta più di "qualcosa" di distinto, di una cosa, ma di "qualcuno". E ancora, va precisato, se l'uomo non è una cosa o una somma di cose, questo vale anche se le cose in questione sono delle virtù, dei valori, dei principi: quello che conta è sempre la persona. E la persona non è tale per qualche virtù particolare o per la somma di tutte le virtù, lo è in quanto tale. Del resto, come ripeteva spesso Berdjaev, l'esistenza di Dio non è la negazione della grandezza e della libertà dell'uomo ma è la carta delle libertà dell'uomo. Fatto a immagine dell'infinito, egli non può più essere schiavo di nulla di finito.
(©L'Osservatore Romano 22-23 ottobre 2012)