Ad affermarlo sono stati i membri della Corte di appello del secondo circuito (che include i territori degli Stati di Con-necticut, New York e Vermont) con una recente sentenza su una que-stione ereditaria, che è stata pronta-mente criticata dai vescovi degli Stati Uniti, i quali tornano a riaffer-mare il concetto che il matrimonio fra un uomo e una donna è radicato nella stessa natura umana e, pertan-to, ogni tentativo di redifinirlo, «contraddice i diritti fondamentali». I giudici sono intervenuti in meri-to all’applicazione della legge fede-rale promulgata dal Governo nel 1996 (Defense of Marriage Act, Do-ma) nella quale, fra le altre cose, si afferma che «la parola matrimonio significa solamente una unione lega-le tra un uomo e una donna come marito e moglie, e la parola sposo o sposa si riferisce solamente a una persona del sesso opposto che è ma-rito o moglie». A muovere contesta-zione contro il Doma era stata un’anziana donna, Edith Windsor, che aveva denunciato la legge come discriminatoria nei confronti delle persone non sposate, per quanto concerne i diritti ereditari. Secondo la donna la legge non tutelerebbe sostanzialmente l’uguaglianza tra le persone sancita nella Costituzione. In particolare, l’unione che era stata stabilita tra l’anziana e un’altra don-na, quest’ultima poi deceduta, risul-tava in contrasto con la legge fede-rale sul matrimonio e quando si è trattato di ereditare i beni della de-funta, Edith Windsor ha dovuto a pagare oltre 360.000 dollari in tasse non avendo potuto beneficiare delle detrazioni fiscali. I vescovi tornano dunque a riba-dire la loro posizione su uno dei te-mi più sentiti dalla Chiesa negli Stati Uniti. Qui sono da tempo in atto tentativi per scardinare il Do-ma, e vari Stati hanno già provve-duto a legalizzare le unioni fra per-sone dello stesso sesso. In una nota a firma del presidente del Subcom-mittee for the Promotion and De-fense of Marriage della United Sta-tes Conference of Catholic Bishops (Usccb), l’arcivescovo di San Fran-cisco, Salvatore Joseph Cordileone, si sottolinea che la sentenza è «in-giusta e grandemente deludente». D all’episcopato si ricorda che il ri-conoscimento del matrimonio come fondato soltanto sull’unione fra un uomo e una donna «è radicato nella natura» e questo riconoscimento «obbliga a guidare le nostre co-scienze e leggi». A tale riguardo si osserva che si tratta di tutelare i di-ritti fondamentali, tra cui quello di ogni bambino a essere accolto e cre-sciuto, per quanto possibile, dalla madre e dal padre, insieme, in un ambiente familiare stabile. La Usccb conclude evidenziando che «il bene pubblico richiede che il significato e lo scopo intrinseco del matrimonio sia difeso dalla legge e dalla so-cietà». Attualmente sono oltre una qua-rantina gli Stati dell’Unione che considerano illegali i “matrimoni” tra persone dello stesso sesso. New York, Connecticut, Iowa, Massachu-setts, New Hampshire, Vermont e Washington (in quest’ultimo caso la legge è stata firmata nel febbraio scorso dal governatore, ma gli op-ponenti hanno promosso un referen-dum per il prossimo novembre), ol-tre al District of Columbia, sono in-vece gli Stati che hanno invece già provveduto a legalizzare le unioni fra persone dello stesso sesso, ma al-tri potrebbero aggiungersi. La Conferenza episcopale si è ri-volta più volte al Governo federale per chiedere di preservare i valori tradizionali della nazione. Attual-mente il Doma è oggetto di ricorso di fronte alla Corte Suprema. Ricor-dando, in particolare, un lettera in-viata allo stesso presidente Obama il 20 settembre 2011, il cardinale ar-civescovo di New York e presidente della Conferenza episcopale, Timo-thy Michael Dolan ha affermato che «i vescovi cattolici sono pronti a da-re sostegno a ogni intervento adot-tato dall’amministrazione volto a rafforzare il matrimonio e la fami-glia. Tuttavia, ha aggiunto, «non possiamo rimanere in silenzio di fronte a parole o azioni che mine-rebbero l’istituzione del matrimonio, la vera pietra angolare della nostra società». In vari interventi l’episco-pato ha sempre ribadito, difendendo il Doma, che «mentre tutte le perso-ne meritano il nostro pieno rispetto, tuttavia nessun’altra unione è in grado di provvedere al bene comu-ne come lo è, invece, il matrimonio fra un uomo e una donna: realtà questa che la legge dovrebbe riflet-tere». Nel maggio scorso anche la Corte di appello di Boston aveva dichiarato che vietare alle coppie omosessuali i benefici previsti dalla legge federale americana sul matri-monio è incostituzionale. Tra i be-nefici esclusi la Corte aveva conside-rato anche la questione fiscale.
© Osservatore Romano 24 ottobre 2012