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"Non si fa giustizia punendo con un altro crimine. Per questo ogni sentenza di morte non eseguita è una vittoria dell'uomo e della vita". Così il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, commenta - in un'intervista all'Osservatore Romano di oggi - la notizia dell'annullamento della condanna alla pena capitale di Mumia Abu Jamal. Il caso del giornalista radiofonico afroamericano è divenuto emblematico per il movimento internazionale di lotta contro le esecuzioni capitali. Ieri infatti, dopo più di un quarto di secolo di ricorsi, una corte federale d'appello di Filadelfia ha cancellato la condanna a morte precedentemente inflittagli in tribunale. "In varie circostanze - afferma il card. Martino, rispondendo a una domanda sull'impegno della Chiesa contro la pena di morte - il Papa si è espresso pubblicamente contro questa maniera di fare giustizia. La pena di morte non entra nel concetto di giustizia perché la difesa della vita - che va dal concepimento fino alla morte naturale - è favorita in tutti i modi dalla Santa Sede, così come le iniziative perché questa forma di fare giustizia venga abolita".
“La risoluzione dell'Onu contro la pena di morte — osserva il cardinale Martino — è stata un enorme passo in avanti. Ma essa rappresenta solo un invito a non applicare le sentenze capitali laddove ancora sono previste dagli ordinamenti giuridici. Naturalmente servono iniziative come questa e altre ancora perché si giunga a liberare completamente il mondo da questa forma atroce di fare giustizia”. La pena di morte è attualmente in vigore in 36 su 50 Stati confederati degli Usa e 3.350 sono i detenuti nei bracci della morte statunitensi. Ma un po' ovunque sono in corso iniziative per giungere all'abolizione. A tal proposito, l’imminente visita di Benedetto XVI all'Onu (18 aprile 2008) potrà essere un'occasione per richiamare l'attenzione della comunità internazionale sui temi legati alla dignità dell'uomo? “Certamente in quella occasione – risponde il card. Martino - il Papa richiamerà i problemi che sono sempre stati al centro del dibattito dell'Onu, soprattutto quelli legati alla pace e allo sviluppo. Quindi la sua visita costituirà per tutti un incoraggiamento a proseguire lungo i sentieri della pace. È questo che Paolo VI nel 1965, e poi Giovanni Paolo II nel 1979 e nel 1995, hanno voluto fare, manifestando il loro appoggio a questa organizzazione... Benedetto XVI aggiungerà il proprio alto contributo al sostegno che i Romani Pontefici hanno dato a questa organizzazione”. Fonte - Agenzia SIR -