Dietro la sua apparente freddezza, la statistica, in una società che consuma informazione, può essere espressione concisa ed efficace di drammi umani. Ogni numero può essere segno di una vita soppressa, di una maternità interrotta. In Europa, solo nel 2008 si è rinunciato con l'aborto a 2.863.649 bambini, 1.207.646 dei quali - il 42 per cento - nei 27 Paesi dell'Unione europea, dove negli ultimi quindici anni sono stati complessivamente praticati 20.635.919 aborti. Dati raggelanti presentati lo scorso 2 marzo, nella sede del Parlamento europeo, dall'Istituto di politica familiare (Ipf), con il suo rapporto annuale sull'aborto in Europa e in Spagna.
Da Bruxelles Eduardo Hertfelder - presidente della Federazione internazionale dell'Ipf - ha detto che "noi europei e le nostre amministrazioni non possiamo voltarci dall'altra parte quando in Europa si pratica un aborto ogni 11 secondi". L'aborto è infatti la principale causa di mortalità del continente nel suo insieme. Il numero di aborti in un anno - più di 1,2 milioni - equivale al deficit di natalità dell'Unione europea.
Dal 1985 in Spagna sono stati praticati 1.350.494 aborti. Oggi ne viene praticato uno ogni quattro minuti e mezzo e presto entrerà in vigore la Legge sulla salute sessuale e riproduttiva e di interruzione volontaria della gravidanza, normativa definita dall'Ipf "regressiva, divergente rispetto all'Europa e anticostituzionale" che in termini pratici permette il libero aborto fino alla quattordicesima settimana di gestazione, anche per le ragazze di 16 e 17 anni, e fino alla ventiduesima settimana se è a rischio la salute della madre o nel caso di gravi anomalie del nascituro. Si tratta di una legge dalle conseguenze prevedibili. Sempre secondo il rapporto, nel 2015 in Spagna si supererà la soglia dei 150.000 aborti annuali; sarà il Paese dell'Ue con il maggior numero di aborti insieme alla Francia e al Regno Unito.
Questa catastrofica previsione può essere evitata, almeno in parte, con un fattore nuovo e non meno realistico: l'opinione pubblica spagnola, che nell'ultimo anno si è mostrata in gran parte contraria all'aborto così come è previsto dalla nuova legge. Un'inversione di marcia alla quale ha contribuito Derecho de Vivir (Dav) - piattaforma dell'attivissima Hazte Oír - che ha richiamato i cittadini ai loro diritti e doveri, invitandoli domenica 7 marzo a riunirsi in tutta la Spagna e in diverse città dell'America e dell'Europa.
L'epicentro sarà Madrid, dove si proclamerà: "España Vida Sí" e si ricorderà che in democrazia si ascolta il popolo. "Il Governo ha legiferato alle spalle degli spagnoli", ha dichiarato a "L'Osservatore Romano" la pediatra e portavoce del Dav, Gádor Joya. A partire da questa piattaforma civile sono stati utilizzati tutti gli strumenti democratici possibili per mostrare l'estesa opposizione alla legge. Sono state indette manifestazioni: un anno fa mezzo milione di persone ha invaso le strade di Madrid, a ottobre sono state un milione, come pure più di un milione di persone hanno firmato la petizione per il ritiro della normativa sull'aborto.
Centinaia di organismi di tutto il mondo aderiscono alla marcia del 7 marzo, e da Madrid si tornerà a tendere le braccia alla vita umana, alla maternità, alla donna. "La Spagna ha detto che non vuole questa legge e continuerà a dirlo, fino alla sua abolizione", ha assicurato Joya. Un messaggio diretto al Governo in un anno storico nella battaglia per il rispetto della vita.
(©L'Osservatore Romano - 5 marzo 2010)