Il mio articolo era senza dubbio provocatorio: la volontà del singolo individuo contro la irreversibilità del suicidio e il valore della vita. Sarebbe innanzitutto opportuno chiedersi perché la mentalità comune, che in un primo tempo vedeva il suicida come uno da convincere a desistere per il suo bene, si aggrappi oggi all'autodeterminazione e alla volontà del singolo.
Cominciamo dunque dal primo spezzone della discussione su OKNOtizie
per cercare di rispondere.
l'inestimabile valore della vita umana: è su questo luogo comune che dovremmo confrontarci. Per chi questo valore è inestimabile? Per il singolo individuo, che sa di avere solo quella vita, e nessun'altra (almeno, non uguale); ma se il singolo non percepisce più la propria esistenza come un valore inestimabile, ma come un disvalore insopportabile? Chi ha diritto d'intervenire su questo suo giudizio, e perchè?
scritto da
licaone
Luogo comune?
Perché se un uomo salva delle persone da morte certa senza pensare a se stesso è un eroe? Perché chi si impegna per la vita della gente è visto come un benefattore mentre chi ne fa strage è visto come un delinquente?
La vita deve avere un valore e anche molto alto, altrimenti non avrebbe senso alcuna forma di altruismo. Se la vita in senso lato non avesse valore se non per il singolo, ciascuno dovrebbe, nel modo più egoistico possibile, cercare di preservare se stesso e solo se stesso. Fino ad oggi però l'egoismo è stato visto come un difetto, di certo non una qualità, ma il relativismo dilagante tende a distruggere anche questi valori innalzando ingiustificatamente il valore di un egoista rispetto a quello di un altruista. La vittoria dell'egoismo fa prevalere la concezione individualista del valore della vita:
- "Se non mi piace più la mia vita, essa non ha più valore e tanto vale terminarla subito". Nichilismo
- "Finché vivo possiedo, ottengo, pretendo e godo il più possibile affinché la mia vita abbia valore; ciò che faccio per gli altri è funzione del benessere che posso riceverne in cambio". Avidità
Ovviamente non c'è solo l'egoismo / individualismo. È però evidente che chi si decide a morire o determina a priori in quali circostanze la propria vita non sarà degna di essere vissuta, sta remando contro l'istinto di auto-conservazione e l'istinto alla vita. Nel regno animale, anche l'essere più spacciato, con il destino già segnato, continua a dibattersi nel disperato tentativo di vivere ancora e avere ancora ulteriori opportunità prima che la sua stessa vita volga al termine.
© http://seraphim.splinder.com/ - 16 ottobre 2009