Roma, 6. "Non c'è aspetto della vita sociale, economica e politica sul quale i cattolici impegnati e associati, e quindi la Chiesa cattolica esperta di umanità, non possano dialogare in Europa. In proposito richiamiamo due problemi: la lotta alla povertà e il ruolo sociale delle famiglie": è quanto si afferma nell'editoriale dell'ultimo numero de "La Civiltà Cattolica" intitolato "L'Unione europea e le Chiese". Assieme alla riforma istituzionale - si sottolinea - il Trattato di Lisbona ha introdotto l'articolo 17 del Tfue (testo legislativo sul funzionamento dell'Unione europea). Questa norma di valore primario riconosce, al primo e al terzo comma, l'importanza delle Chiese e del loro ruolo. "Non si riafferma - spiega la rivista - il diritto di libertà religiosa, già espresso nella Carta di Nizza dei diritti fondamentali, né si tratta di un modo per tenere sotto controllo il "fenomeno" delle Chiese, potenzialmente destabilizzante nelle sue espressioni fondamentaliste. Con un fiducioso "presupponendo positivo", l'articolo 17 sembra piuttosto accennare a un contributo per dare un'"anima" all'Unione europea".
Oltre alle nuove istituzioni, alle visioni strategiche e alle regolamentazioni politico-economiche, "l'Unione ha bisogno di una visione e di un progetto etico. Sembra cercare, quasi inconsapevolmente, un'antropologia dello sviluppo nella fraternità e sistemi che educhino a un'autentica ecologia umana. La crisi finanziaria, occupazionale, demografica del continente, ma anche la crisi ambientale, del terrorismo, della miseria e dell'esclusione sociale nel pianeta, segnalano una crisi morale. La risposta della dottrina sociale della Chiesa - si afferma nell'editoriale - è stata sintetizzata nell'enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI". Il presidente del Consiglio europeo, il cattolico fiammingo Herman Van Rompuy, partecipando lo scorso anno, prima di assumere la carica, a un convegno a Liegi dell'Unione degli studenti cattolici, riformulava così l'appello del Pontefice: "La sola opzione è una nuova sintesi umanistica capace di porre rimedio alla complessità e alla gravità di una situazione della quale il pianeta è finalmente diventato consapevole. Questa enciclica è un contributo alla ricerca per tale nuova sintesi". La personalità e la visione aperta del presidente permanente del Consiglio europeo invitano a sperare e a impegnarsi nel dialogo tra le Chiese e le istituzioni europee.
"La Civiltà Cattolica" ricorda il discorso pronunciato l'11 gennaio da Benedetto XVI al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, nel quale ha parlato anche dell'Unione europea. "Io penso all'Europa - ha detto il Pontefice - che con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona ha iniziato una nuova fase del suo processo di integrazione, che la Santa Sede continuerà a seguire con rispetto e con benevola attenzione. Nel rilevare con soddisfazione che il Trattato prevede che l'Unione europea mantenga con le Chiese un dialogo "aperto, trasparente e regolare" (art. 17), auspico che, nella costruzione del proprio avvenire, l'Europa sappia sempre attingere alle fonti della propria identità cristiana. (...) Essa ha un ruolo insostituibile per la formazione della coscienza di ogni generazione e per la promozione di un consenso etico di fondo, al servizio di ogni persona che chiama questo continente "casa"!".
La popolazione europea - si legge nell'editoriale - ha da poco superato la soglia dei 501 milioni di abitanti. Il 2010 è indicato come Anno europeo contro la povertà e l'esclusione sociale (European year/Ey 2010). Le numerose iniziative nazionali della Commissione europea trovano nelle Caritas un interlocutore privilegiato. Povertà ed esclusione sociale sono conseguenze di una disfunzione nelle tre fonti del welfare: il mercato del lavoro, con la crescente precarizzazione; la famiglia, i cui vincoli di solidarietà si sono allentati; lo Stato socio-assistenziale, soggetto a tagli di spesa. Il 14 febbraio, festa dei santi Cirillo e Metodio patroni d'Europa, ogni diocesi europea compirà un gesto significativo e simbolico di comunione. E "la visita del Papa all'ostello della Caritas della stazione Termini di Roma esprimerà la sua partecipazione alla campagna di sensibilizzazione della Commissione europea e di Caritas Europa", sottolinea la rivista.
C'è bisogno di un patto sociale tra i 27 Stati dell'Unione, le istituzioni europee, i datori di lavoro, le organizzazioni della società civile e le Chiese per combattere povertà ed esclusione sociale. Per la Chiesa - osserva "La Civiltà Cattolica" - tale lotta "implica la promozione della famiglia naturale, cioè fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e aperta alla vita. La famiglia è un soggetto economico e sociale indispensabile, che nella recessione ha confermato il proprio ruolo di ammortizzatore sociale". Dare un'"anima" all'Europa significa anche "dare respiro alla famiglia, che ha doveri educativi insostituibili".
(©L'Osservatore Romano - 7 febbraio 2010)
Povertà e famiglia le priorità del dialogo tra l'Ue e le Chiese
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