E’ un metodo da seguire, cui ci sembra che la politica finalmente stia interessandosi, per prendere decisioni. Consiste nel non domandarsi più qual è il parere dei media che fanno tendenza… o quello del cantante, della star –ricordiamo le prime pagine di certi giornali durante la discussione sulla legge 40, piene dei sorrisi di “testimonial televisivi” in una campagna invece profonda e decisiva- . Non domandarsi neanche qual è il parere di una confusa maggioranza, dato che di certi temi scientifici e tecnici la maggioranza (che può essere orientata facilmente dai media e dai testimonial) sa ben poco. Invece il metodo corretto sta nel partire da una semplice domanda: "fa bene o fa male alla persona?" prima ancora di approfondire le implicazioni morali. Già: perché così potremo capire che la droga, prima ancora di essere un fatto morale, è un rischio per la salute, dallo spinello al crack; e che prima di parlare di liberalizzarla bisogna attaccare l'immagine "positiva" che gli è stata appiccicata dalla moda. Capiremo che l'aborto è un dolore per la donna perché ogni donna sa -e la scienza con lei - che è la morte del figlio; e allora invece di discutere se sia un diritto, sarà bene capire come aiutare le mamme e le famiglie. Capiremo che l'eutanasia la chiede chi è solo, e che le politiche sociali non bastano se non sono accompagnate da una politica culturale verso la valorizzazione della terza età; così come capiremo che la fobia verso la disabilità che porta a preferire la morte alla malattia, nasce perché nessuno ha fatto capire che la malattia non è la fine della vita, che il mondo non è proprietà di chi è sano... e che in fondo volendo far sparire i disabili cerchiamo di celare al mondo le nostre nascoste disabilità.
Più si studia la letteratura scientifica, più si capisce che la scienza è amica di una visione etica della vita, e non certo nel senso necrologico in cui viene intesa oggi l'etica, della quale si parla quasi solo per decidere chi far vivere o far morire. Esistono infatti Paesi in cui si selezionano i figli in base al sesso; in cui lo Stato fa regali a chi si fa sterilizzare, o in cui si procura un medico per far morire... come se non fosse abbastanza facile -immensamente facile- eliminarsi da soli. Assistiamo alla creazione e distruzione di chimere semi-umane o a tentativi di clonazione, o a studi su embrioni che non hanno mai portato nessun aiuto alla scienza, ma hanno dirottato miliardi dalle cure su malattie "non di moda": tubercolosi, malaria... La scienza non è amica di questa "etica".
Il caso dei "grandi prematuri" è invece un modello di uso della ragione e di considerazione politica di questo; continui la politica in questo cammino moralmente e scientificamente virtuoso.
di Carlo Bellieni per
AVVENIRE 27 marzo 2008