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buona scuolaDecine di migliaia di docenti da inserire, scatti di stipendio da dare, e il Miur pensa all’“omofobia”

di Davide Vairani

Benvenuti nella Buona Scuola - anno secondo! Si riaprono le porte del nuo vo anno scolastico per migliaia di stu- - denti e come sempre il sistema-scuola Italia si ritrova nelle pessime condizioni che i genitori e gli alunni conoscono bene.
A parte la cronica mancanza di carta igienica, materiale didattico e quant’altro (con annessa e connessa richiesta di contributo economico “volontario” alle famiglie), ritinteggiature di aule da parte di volonterosi genitori durante l’estate, quest’anno si aggiunge anche il caos insegnanti grazie al mega concorsone. È la Buona Scuola, gente, tutto va bene! Certificati medici, domande di aspettativa, congedi parentali, permessi straordinari. Piovono le richieste dei professori sulle scrivanie dei presidi in vista del primo giorno di scuola: pur di rinviare un trasferimento forzato, e inutilmente dispendioso, si ricorre a qualsiasi mezzo. A quattro giorni dalla chiusura delle assegnazioni provvisorie degli insegnanti, regna ancora il caos nell’attribuzione delle cattedre, e molte aule rischiano di rimanere vuote, soprattutto al Nord. “Dal 20 a punte del 40% di buchi”, allerta la Cisl. “Ci sono 40 mila insegnanti in bilico”, stima la Cgil. I dati raccolti dalla Cisl parlano da soli: su un totale di 18 mila posti messi a concorso, un terzo si rivelano non esistenti. A fronte di 1378 cattedre bandite nel Lazio, 1604 in Campania, 1096 in Sicilia, ci sono zero posti disponibili. E non solo: il concorsone ha ritardi mostruosi. Su 1484 procedure concorsuali ne sono state approvate solo 522. In Lombardia il 31,7% con bandi per 11.175 posti, in Veneto il 22,1% con bandi per 5693, in Toscana il 18,2% con bandi per 4.648 posti. La regione più virtuosa è la Campania che ha completato il 51,5% con 6.411 posti banditi, la meno virtuosa l’Umbria con il 16% e 820 posti messi a concorso. “Non riusciranno mai ad assumerli: siamo pronti a fare ricorso al Tar”, annuncia l’Anief. D’altronde, che ti puoi aspettare di diverso? Dietro le parole di facciata del governo sugli investimenti a favore della scuola si nasconde una amara verità che suona una musica totalmente differente. Come faceva notare ieri Federico Fubini sulle pagine del “Corriere della Sera”, numeri alla mano: “Grazie all’Ufficio parlamentare di bilancio scopriamo che le spese per istruzione, in valori attuali, sono scese da 1.308 euro per abitante del 2007 a 1.026 del 2014; i tre miliardi della Buona scuola di Renzi arrivati nel frattempo non compensano che in minima parte: se l’Italia volesse investire nell’educazione quanto accade in media dei Paesi della Ue - in proporzione al Pil - dovrebbe trovare almeno dodici miliardi di euro. In altri termini, lo Stato recupera tagliando su scuola e università parte degli oneri in più a cui fa fronte per colpa di un debito del tutto fuori dalla norma” (“Spesa pubblica: risparmi sulla scuola per pagare gli interessi sul debito”, 12 Settembre 2016). Ma quest’anno scolastico 2016/2017 riserverà altre “soprese”. Il ministro Giannini ha infatti annunciato che presto saranno licenziate le nuove Linee guida per dare operatività al famigerato comma 16 della legge sulla Buona Scuola: l’educazione di genere sarà dunque ufficialmente e definitivamente inserita come prassi obbligatoria all’interno del sistema scolastico italiano, come antidoto alla discriminazione e bullismo. Ma quale gender, il gender non esiste! – ebbe a dire qualche mese fa proprio lo stesso ministro Giannini. Ed eccola smentirsi da sola. Il ministro in una intervista del 10 settembre 2016 al “Corsera” dichiara: “entro la prima metà di ottobre” verranno presentate le linee-guida nelle scuole italiane. “Il lavoro è praticamente concluso”, ha detto, intervenendo all’evento dal titolo ‘Perché la scuola non parla d’amore’, nell’ambito del “Tempo delle donne”, in Triennale a Milano. “Non sarà un insieme di regole e prescrizioni - ha precisato il ministro - ma un’onesta e utile rassegna di come questi temi debbano entrare nelle classi”. Non “un’ora di...”, ma le scuole, in totale autonomia, potranno scegliere le attività più adatte per dare corpo al progetto. “Cultura del rispetto, consapevolezza di sé: finalmente anche a scuola si potrà parlare di questi argomenti, avendo un rapporto aperto con insegnanti preparati a farlo”, ha spiegato Giannini. Le risorse ci Questo è il secondo anno che ci godiamo la “buona #scuola” Decine di migliaia di docenti da inserire, scatti di stipendio da dare, e il Miur pensa all’“omofobia” sono: “Abbiamo per la formazione degli insegnanti 40 milioni all’anno: un segmento sarà dedicato anche all’educazione all’affettività, insieme al digitale, alle competenze linguistiche e tutto il resto”. L’impegno della scuola, ha detto ancora la ministra, deve essere quello di “recuperare la consapevolezza della parola, riscoprendo il lessico dell’amore”. Occorre poi “un’alleanza tra scuola e società. Noi forniremo gli strumenti, ma bisogna anche ricreare un contesto sociale fertile, coinvolgendo genitori, scuola, associazioni e mondo reale. Se ci fermiamo davanti al tabù, se ci fermiamo davanti alla paura del linguaggio, ecco che i risultati sono quelli che abbiamo tutti davanti agli occhi”. Il lavoro da fare è “gigantesco”, ha poi ammesso, riconoscendo l’importanza che, per parlare di educazione sessuale intervengano esperti, che affianchino il mondo della scuola. Associazioni come “L’Ombelico”, che da anni parla d’amore ai ragazzi. “Hanno molte domande, vogliono sapere tutto. E il corpo è centrale - dice Stefania Girelli, presidente dell’associazione -. Si può rispondere in molti modi, tecnicamente, dettagliatamente, poeticamente; anche il silenzio è una risposta precisa. L’importante è non lasciarli soli: se non trovano risposte alle loro domande in aula, i ragazzi e i bambini le cercano nel mondo che li circonda; dal web per esempio, dalla pornografia, dai libri, dai compagni”. Bisogna parlare ai ragazzi senza quei tabù che invece “caratterizzano il contesto culturale e sociale in cui viviamo e approviamo le nostre leggi”. Tutto molto chiaro: nelle parole del ministro sono confermati i timori secondo i quali il vero obiettivo è quello di far passare un’inculturazione dichiaratamente ostile alla morale tradizionale contro ogni tabù o stereotipo. L’importante è l’amore. La scuola quindi si sta sostituendo all’educazione dei genitori e per farlo si ammanta si buoni sentimenti, facendo spesso finta di aprire a un dialogo con i genitori e le associazioni non legate al mondo lgbt, ma nei fatti tutto questo non esiste. Ovviamente chi intenderà ostacolare o anche soltanto mettere in dubbio questo progetto sarà tacciato di oscurantismo. Per essere concreto, basta andare sull’home page del sito dell’Associazione “L’Ombelico” - che la Giannini cita come grande modello educativo - e leggere la storia che viene proposta. La storia in questione è letta in classe alla scuola primaria, dove, secondo questi luminari delle nuove scienze sessuali, è doveroso parlare in modo diretto ai bambini sia di come avvengono i rapporti sessuali sia come evitare che essi causino gravidanze indesiderate o malattie. Ecco a voi il “Mito di grande uccello” (sì, il doppio senso trito e ritrito in realtà ha un unico senso...): “C’era un capo villaggio amato e rispettato da tutto il suo popolo. Egli aveva un pene molto bello e svettante e per questo era stato chiamato Grande Uccello. Un giorno una donna bianca bellissima, dai lunghi capelli neri, fu abbandonata sulla spiaggia dalle navi di passaggio. Quando grande Uccello la incontrò se ne innamorò perdutamente. Anche la donna bianca si innamorò di lui e grande Uccello decise che sarebbe divenuta la sua sposa. Il giorno delle nozze si avvicinava e i due promessi sposi si stavano preparando al grande evento. Il giorno del matrimonio grande Uccello si mise dei fiori su tutto il corpo e gli uomini del villaggio gli misero una piuma sul pene. A quella vista la donna bianca si mise a ridere e grande Uccello ci rimase così male che da quel giorno non riuscì più ad avere l’erezione. Si rivolse alla Donna Medicina della tribù, una vecchia saggia e guaritrice. La vecchia gli disse che così non andava bene e che loro dovevano assolutamente fare un bambino. Allora a Grande Uccello tornò il desiderio per la sua sposa ma era così forte che il pene gli crebbe a dismisura. In questo modo però il pene non ricucì ad entrare nella vagina della sposa, perché era troppo grosso. Grande Uccello sapeva che se non fosse riuscito a dare un figlio alla tribù la maledizione avrebbe colpito la sua gente. Tutte le notti provava ad avere un rapporto con la moglie ma quando vi si accingeva, ardente di desiderio, il pene si ingrossava sempre di più senza riuscire a fare niente. Più Grande Uccello desidera la sposa e più il pene si allungava, raggiungendo lunghezze enormi. Si rivolse di nuovo alla Donna Medicina che gli consigliò di andare alla ricerca dell’acqua. Insieme si incamminarono alla ricerca dell’acqua. Un giorno finalmente trovarono una distesa d’acqua e la donna si buttò dentro. Grande Uccello vide però che nell’acqua si nascondeva un coccodrillo che piano piano andava verso la donna. Allora Grande Uccello lanciò d’istinto il suo lungo pene contro il coccodrillo che glielo mangiò in un sol boccone. Grande Uccello svenne dal dolore. Tornati all’accampamento si recarono dalla Donna Medicina che prese le misure del corpo femminile e impastò con le mani un pene di argilla. Quando lo ebbe finito glielo attaccò. Grande Uccello guardò disperato il nuovo pene, molto più piccolo di quello di prima ma da quel giorno riuscì ad avere un rapporto con la moglie e a concepire il tanto desiderato figlio” (tratto da I codici del piacere André Brink, La prima vita di Adamastor, Instar Libri). Lo abbiamo imparato ormai il “trucco”. Dietro a frasi come “contrasto alla violenza di genere”, “contro ogni forma di discriminazione”, “pari opportunità”, si cela il cavallo di Troia per giungere a diffondere il verbo del nuovo pensiero unico: l’ideologia gender. Quali saranno – secondo voi – le realtà alle quali verranno affidati i corsi, i programmi e gli interventi nelle scuole (la domanda è ovviamente retorica …)? Ma – ci si dirà da più parti – siete voi i soliti bigotti omofobi e oscurantisti che volete vedere il male laddove non c’è. I ragazzi devono essere liberi di crescere come vogliono! Una volta si chiamava “buon senso”, oggi in una società dove vige il pensiero unico il buon senso non è sufficiente. Ma stiamo ai fatti e prendiamo ancora ad esempio l’Associazione “L’Ombelico” (ma vale sostanzialmente per tutte le realtà accreditate). Era il giugno del 2013 quando il concetto di ideologia gender era ancora sconosciuto ai più. Allora il Fatto Quotidiano ne parlò presentandolo sotto le ambigue spoglie di “educazione alla sessualità e al genere”. Descrivendo con entusiasmo i corsi all’avanguardia per le scuole elementari, fra cui quelli di cui “si occupa l’associazione ‘L’Ombelico’ che ha diversi progetti a Milano e a Roma”. Allora “L’Ombelico” aveva già sponsorizzato, in più di 60 classi di 12 scuole primarie di Milano, l’iniziativa “Parole dette e non dette”, “per prevenire le violenze sessuali e fornire consapevolezza sul proprio corpo”. Stefania Girelli, educatrice e coordinatrice dell’associazione aveva spiegato così: “Ragioniamo su cosa vuol dire essere maschi e femmine, su come ci si rapporta alla sessualità anche in base alle diverse età, su come si crea il rispetto di sé e degli altri”. Girelli aveva descritto anche un altro corso destinato agli asili nido per aiutare i genitori “a combattere gli stereotipi di genere che si propongono, anche a livello inconscio, già dai primi mesi di vita”. Le sperimentazioni erano avvenute a Torino, Milano, Sesto San Giovanni e Concorezzo ispirandosi al documentario “Bomba libera tutti”. Negli anni successivi i corsi si sono diffusi sempre di più anche grazie all’approvazione di strategie e leggi, come la Buona Scuola entrata in vigore nel 2015, che prevede l’educazione di genere “negli istituti di ogni ordine e grado”. Nel 2015, ad esempio, sempre a Concorezzo si è svolto nelle quarte elementari il progetto “Parole dette e non dette”, che pur presentato ai genitori come preventivo agli abusi verso i minori, sembra nascondere altro. Nel libretto esplicativo del corso si parlava infatti di “esercizi” per spiegare “la sessualità ludica” e di “sessualità relazionale, riproduttiva e ludica”, soffermandosi persino sulla differenza fra “un tocco positivo e un tocco negativo”. Durante la presentazione del corso ai genitori non è stato detto di più, ma i contenuti più precisi li ha denunciati la madre di un alunno della scuola primaria Bonetti di Milano. Qui, il 15 dicembre del 2015, “L’Ombelico” aveva proposto l’avvio di un corso contro gli abusi sui minori di cui la scuola aveva informato le famiglie con un avviso sul diario, ma senza alcun riferimento all’“educazione sessuale”. Visto il contenuto generico dell’avviso, la donna, una lavoratrice straniera impossibilitata a partecipare a tutte le riunioni dei genitori, fidandosi della scuola aveva posto la sua firma sul consenso allo svolgersi delle lezioni (tenute da due operatrici dell’associazione in presenza del maestro di italiano). La donna era quindi venuta a conoscenza degli effettivi contenuti solo a corso già iniziato, avvertita dall’insegnante di ripetizioni al bambino, Ermes Dovico. L’insegnante aveva notato un appunto sul diario in cui si consigliava la visione del filmato “L’albero della vita”. Un video in apparenza innocuo, ma che pretende di spiegare i rapporti sessuali ai bambini fin dalla più tenera età. Successivamente il maestro di italiano aveva scritto una nota sul diario segnalando che l’alunno non aveva finito i compiti: “Gli esercizi incompleti erano quelli sull’’educazione sessuale’ che mi sono rifiutato di fargli svolgere nelle modalità indicate, ritenendole non consone per un bambino e vista anche la contrarietà della madre”. Il corso, che si teneva di mercoledì pomeriggio dalle 14.30 alle 16.30, “si è quindi tramutato in una sorta di attività obbligatoria con tanto di richiamo, nonostante si trattasse di un’attività extracurricolare”. L’alunno ha raccontato alla madre che ”durante le lezioni, oltre a come si manifesta l’eccitazione sessuale maschile e femminile, era stato descritto l’atto sessuale, spiegando ai bambini che esiste anche la possibilità di assumere pillole per evitare di avere figli”. Sul sito dell’associazione si può inoltre scoprire che “L’Ombelico” “sponsorizza libri per l’infanzia come il ‘Piccolo Uovo’ e ‘Il libro di Tommy sull’omogenitorialità’, volti a far credere ai bambini che mamma e papà siano sostanzialmente intercambiabili e che “collabora con altre associazioni come Zona K, atte a promuovere le ‘famiglie’ queer”. Ebbene. Questi citati ad esempio non saranno più “episodi”, ma la normalità nelle scuole. Nelle scuole che cadono a pezzi, senza insegnanti e senza materiale didattico ci saranno però un sacco di corsi gender. Genitori, allerta: non lasciamoci fregare. Parliamo con i nostri figli e recuperiamo il ruolo di genitori: l’educazione all’affettività e alla sessualità è compito primario e insostituibile dei genitori. Lo dice anche la Costituzione. Almeno per ora. Ancora.

© http://www.lacrocequotidiano.it/ - 13 settembre 2016

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