AUSTIN, 27. Tempi duri, con il taglio di fondi federali, per il più grande ente che gestisce, negli Stati Uniti, decine e decine di cliniche dove si forniscono servizi abortivi. Si tratta diPlanned parenthood, che fornisce prestazioni a cinque milioni di donne. Con una decisione unanime la Corte di appello circoscrizionale de-gli Stati Uniti di New Orleans ha stabilito che il Texas può sospende-re i finanziamenti per queste cliniche in attesa che sulla liceità o meno di tale interruzione di fondi ven-ga presa una decisione definitiva. Il provvedimento sospensivo è stato preso dalla Corte d’appello federale, che ha in tal modo bloccato l’in-giunzione temporanea di un giudice federale che aveva invece disposto il mantenimento del finanziamento. Planned parenthoodintende sfidare la sentenza della Corte d’app ello, sottolineando che i fondi previsti, ora sospesi, riguardano «i program-mi di salute femminile in Texas». Essi forniscono, secondo la tesi dell’ente, «servizi a molte donne in difficoltà che altrimenti non potreb-bero accedere ai programmi di Plan-ned Parenthood concernenti la pia-nificazione familiare e servizi sanita-ri per le donne povere». Il governatore del Texas Rick Perry, che ha promosso una serie di leggi per regolamentare gli interven-ti di aborto e ridurre i fondi asse-gnati alle strutture sanitarie che fa-voriscono l’interruzione volontaria della gravidanza, ha sostenuto la decisione della Corte d’appello sot-tolineando che si è di fronte a «una vittoria per le donne del Texas», in quanto «la priorità del nostro Stato di diritto e la priorità delle nostre istituzioni è quella di proteggere la vita» in tutti i suoi stadi, dal conce-pimento fino alla morte naturale. Anche l’associazione Alliance De-fending Freedom — un’asso ciazione pro-vita, per la difesa della libertà religiosa e per i valori tradizionali della famiglia — si è schierata in fa-vore della sentenza sottolineando che i sostenitori dell’aborto «blef-fano quando dicono che i finanzia-menti dello Stato non vengono utilizzati per sovvenzionare gli abor-ti, sia direttamente che indiretta-mente». I vescovi degli Stati Uni, in più occasioni, con un susseguirsi siste-matico di interventi, hanno criticato le politiche sanitarie federali, e sono tornati a farlo anche nei primi gior-ni di agosto esprimendo forti dis-sensi sulle nuove direttive (entrate in vigore il 1° agosto) che prevedono l’adeguamento dei piani di assisten-za sanitaria alla riforma varata dall’amministrazione Obama. La questione coinvolge anche l’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza da parte degli enti religio-si, che sarebbero costretti dalle di-rettive di attuazione della riforma a pagare per assicurare ai propri di-pendenti anche servizi abortivi. In una lettera inviata ai membri del Congresso di Washington, il cardinale arcivescovo di Galveston-Houston, Daniel N. Di Nardo, pre-sidente del Committee on Pro-Life Activities della United States Con-ference of Catholic Bishops (Usc-cb), ha rimarcato «che l’importanza fondamentale della questione in gio-co, ovvero la libertà religiosa, esige una risposta tempestiva da parte del Congresso» . Il porporato ha definito «senza precedenti ed errata la politica fede-rale». Con la coperta assicurativa obbligatoria anche dei servizi abor-tivi — ha sottolineato l’arcivescovo di Galveston-Houston — il Governo «sta promuovendo un approccio al-la libertà religiosa» «arbitrario» e senza precedenti.© Osservatore Romano - 27-28-agosto-2012