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Rassegna stampa etica
solidarietaMADRID, 11. La chiave per uscire dalla grave crisi economica e finan-ziaria, che sta sfilacciando il tessuto sociale, è «la solidarietà», unita alla difesa dei diritti e della giustizia so-ciale. Lo sottolinea la nota finale della commissione permanente del-la Conferenza episcopale spagnola (Cee), riunitasi recentemente a Ma-drid. Solo attraverso la relazione fondante con Gesù Cristo, l’uomo, nella sua umanità, è sanato e porta-to a pienezza.
E pertanto — sottoli-neano i vescovi — è in grado di esprimere un nuovo modo di esse-re, una nuova antropologia, radica-ta nei principi etici, dalla quale pro-cedono anche peculiari e originali modelli di sviluppo, per quanto concerne la finanza, l’economia, il reddito, il bene comune, la destina-zione universale dei beni. Con questo documento dal titolo «Davanti alla crisi, la solidarietà», i presuli tornano ad analizzare l’at-tuale difficile congiuntura che, in Spagna, «colpisce tante persone e numerose famiglie», dando voce e speranza alle molte attese di giusti-zia e di carità che giungono dai più deboli e dagli emarginati. In tal senso la nota ricorda i gesti concreti di carità del 2008, come i donativi straordinari alla Caritas spagnola, la dichiarazione «Davanti alla crisi morale ed economica» (assemblea plenaria del novembre 2009) e l’at-tuale piano pastorale della Cee che invita a una riflessione profonda sui mutamenti sociali e intende stimo-lare «una carità effettiva con la quale si passa dalle parole ai fatti». Sono un milione e mezzo le fami-glie del Paese iberico che vivono senza un lavoro per tutti i compo-nenti; oltre cinque milioni i disoc-cupati, tanti perderanno a breve i sussidi statali. Inoltre, molte perso-ne hanno già abbandonato le loro case, perché non ce la fanno a pa-gare il mutuo. «Temiamo — sottoli-neano i presuli — che la crisi, o al-meno i suoi effetti, non abbia anco-ra toccato il fondo». Riconoscendo gli sforzi delle istituzioni e di tutte le componenti sociali per mitigare i diffusi disagi, esortano nuovamente le autorità a operare con efficacia e sollecitudine affinché «i costi della crisi non ricadano sopra i più debo-li». Alla politica spetta fare fronte alla crisi apportando riforme sociali giuste che non pesino sui più vul-nerabili. La politica non deve, non può accettare compromessi «con la poca attenzione ai cittadini, in spe-cial modo verso i poveri e gli emar-ginati». Essa deve favorire la libera-lizzazione delle forze sane della so-cietà civile, coinvolgendo i giovani, rispettando le tradizioni, controllan-do l’abusivismo del potere e dei media, proponendo la giusta distri-buzione della ricchezza, l’applica-zione dei diritti e dei doveri. A que-sto mutamento di rotta sono chia-mati specialmente i cattolici e tutte le persone di buona volontà. «Uno sforzo corale che appare, oggi, quantomai necessario per il rag-giungimento del bene comune e della unità della Spagna». I vescovi, inoltre, si oppongono alle proposte di autodeterminazione della Catalogna, pur senza mai cita-re la regione. Tali azioni unilaterali sono definite dall’episcopato iberico «moralmente inaccettabili» in un momento in cui deve prevalere il bene comune «dell’unità e della ric-ca diversità dei popoli della Spa-gna». Con un chiaro riferimento alle elezioni anticipate del prossimo 25 novembre, annunciate dal presiden-te catalano Artur Mas, la dichiara-zione condanna quanti approfittano del «malessere sociale e politico e del malcontento o della sofferenza di molti come scusa per promuove-re interessi economici e politici a proprio beneficio». La nota ricorda l’istruzione pastorale intitolata «Orientamenti morali davanti all’attuale situazione in Spagna», approvata nel novembre del 2006 dall’assemblea plenaria, in cui si de-lineano le forme di carità sociale te-se al rafforzamento della moralità della vita pubblica: «Riconoscendo, in linea di principio, la legittimità delle posizioni nazionaliste, c’è una chiamata alla responsabilità per il bene comune di tutto il Paese. Nes-suna delle città, o regioni che fanno parte dello Stato spagnolo, potreb-be essere intesa come è oggi, se non fosse stata parte della lunga storia, dell’unità politica e culturale di questa nazione antica che è la Spa-gna. Proposte politiche volte alla disintegrazione unilaterale di questa unità ci causano grande preoccupa-zione. Al contrario, esortiamo viva-mente il dialogo tra tutti i soggetti politici e sociali. Il bene dell’unità deve essere conservato allo stesso tempo come la ricca diversità dei popoli della Spagna». Nella parte conclusiva della di-chiarazione, i vescovi invitano alla speranza. «La crisi — spiegano — può anche essere un’occasione per il compito emozionante di migliora-re i nostri costumi e andare adot-tando uno stile di vita più respon-sabile a partire dal rispetto della vita dal concepimento fino alla morte naturale e della dignità della persona umana, dalla tutela della stabilità della famiglia, dal sostegno collaborativo verso la comunità politica».

© Osservatore Romano - 12 ottobre 2012