Montevideo, 22. Si riaccende in Uruguay il dibattito sulla legalizzazione dell’aborto, prevista nel progetto di legge sulla «Salute sessuale e riproduttiva», in discussione in Parlamento. Circa ventiquattro orga-nizzazioni pro-vita hanno denuncia-to, con forza, una serie di manovre «anti-democratiche che violano la Costituzione», facendo riferimento a tale progetto di legge, che «mira a imporre l’aborto in Uruguay» come «un atto medico». Tra le «manovre antidemocratiche » v’è la creazione di una «Commissione speciale» per affrontare la questione, composta, per la maggioranza, proprio da so-stenitori dell’aborto. Secondo le or-ganizzazioni pro-vita (per larga par-te di ispirazione cattolica) tale sbi-lanciamento numerico all’interno della commissione inficia alla radice un corretto e democratico dibattito parlamentare su un tema tanto deli-cato e fondamentale: «Il bene della vita di ogni essere umano, un valore costitutivo dell’ordine sociale», Ma non è tutto. Le organizzazioni pro-vita denunciano anche che il testo originario del progetto ha subito di-verse stesure e alterazioni in alcune sue parti, attraverso modifiche lessi-cali, le quali hanno finito per alte-rarne il significato intrinseco, peral-tro non concordato con gli opposi-tori al progetto di legge sull’ab orto. In sostanza viene violato, secondo le associazioni pro-vita, il diritto co-stituzionale a un democratico dibat-tito parlamentare. Non a caso le as-sociazioni sostengono che il Senato non intende «ascoltare le loro criti-che e le loro richieste». Alla fine di dicembre del 2011, il Senato ha approvato una legge che rende libero l’aborto fino alla 12° settimana di gravidanza e se, dopo la pausa estiva di quest’anno, la leg-ge fosse approvata anche dalla Ca-mera, l’Uruguay sarebbe il primo Paese dell’America Latina, dopo Cuba e Portorico, a depenalizzare completamente l’aborto, adesso am-messo in alcuni Paesi solo in circo-stanza eccezionali (Cile e Nicaragua lo vietano anche in caso di rischio della vita della madre). Il progetto stabilisce che «ogni donna maggiorenne ha il diritto di decidere l’interruzione volontaria della gravidanza durante le prime 12 settimane del processo»; a questo termine ci sono tre precise eccezio-ni, che permettono di abortire an-che dopo i primi tre mesi: se la gra-vidanza è frutto di una violenza, se è in pericolo la salute o la vita della madre, se il feto avesse malforma-zioni incompatibili con la vita. L’aborto dovrà essere garantito gra-tuitamente, negli ospedali pubblici e privati, a tutte le donne che ne fac-ciano richiesta» In più occasioni la Chiesa uru-guaiana ha alzato la sua voce contro la legalizzazione dell’aborto chie-dendo che «le nostre leggi rispetti-no e tutelino il valore supremo della vita di tutti gli esseri umani, in tutte le fasi».
© Osservatore Romano - 23 agosto 2012