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Rassegna stampa etica
 

Un sistema semplice, di immediata applicazione, graduabile nel tempo, assolutamente lineare per la filosofia politica che lo sorregge, saldamente ancorata ai dettati costituzionali. Achille Vernizzi, docente di Statistica economica alla facoltà di Scienze politiche dell'Università degli studi di Milano, è tra gli economisti che più hanno studiato il sistema della tassazione familiare e la proposta avanzata dal Forum delle Associazioni familiari sulla quale domenica saranno raccolte le firme in milletrecento piazze d'Italia. La proposta alla quale si riferisce la petizione è basata sul cosiddetto Bif (Basic income familiare) e consiste nella possibilità di dedurre dall'imponibile il minimo vitale per ogni familiare a carico. I calcoli degli esperti, in una prima approssimazione, parlano di un minimo vitale intorno a 7mila euro l'anno per ogni figlio a carico, da riconoscere senza limiti di reddito. Ma l'attuazione della proposta è appunto graduabile nel tempo.

Partiamo subito da una delle obiezioni principali: questo sistema finirebbe per privilegiare i ricchi.
Non è vero. Penso che in Italia si sia abituati ad una sorta di ossessione redistributiva, che impedisce di guardare le cose come stanno realmente. Per cui quando si deve varare una misura per le famiglie si congegnano sistemi complicatissimi per misurare la condizione economica dei genitori, oltretutto di difficile e costosa verifica per l'amministrazione pubblica. Ciò non vale invece per altre agevolazioni: rottamazioni di auto e motorini, incentivi per il risparmio energetico, donazioni ai partiti e quant'altro.

La nostra Costituzione, però, sancisce un obbligo di solidarietà: chi più ha, deve pagare tasse in misura più che proporzionale, la cosiddetta progressività delle aliquote, o anche equità verticale.
Certo. E in questo si dimostra che il Bif è un sistema lineare. Perché non ostacola affatto la redistribuzione di ricchezza tramite la progressività. E anzi, se si volesse renderla anche più consistente, aumentando le aliquote marginali, ciò sarebbe possibile.

Allora dove incide la proposta del Forum?
Nel fatto che il reddito corrispondente alla spesa necessaria, "vitale", sostenuta per il mantenimento e l'educazione dei figli non può essere tassato, perché viene usato per esercitare un diritto-dovere sancito dalla Costituzione. È anch'esso un obbligo di solidarietà, anzi un obbligo primario verso le nuove generazioni. Quindi questo minimo vitale non può far parte dell'imponibile, cioè del livello del reddito sul quale si calcolano le imposte. Del resto se un genitore non mantenesse il figlio, interverrebbe immediatamente la magistratura ad imporgli l'espletamento di questo obbligo.

Secondo alcuni calcoli, però, il vantaggio è maggiore per i redditi più elevati...
Il fatto è che il Bif riporta la progressività delle aliquote - l'equità verticale - nei suoi giusti canali. Un conto è se impongo aliquote crescenti su quote di reddito successive di un single. In quel caso è evidente che quelle fasce di ricchezza vanno a coprire bisogni via via meno necessari. Nel caso della famiglia con figli, invece, c'è un effetto improprio della progressività perché aliquote in ascesa vanno a sottrarre reddito via via maggiore da sostanze che hanno la medesima destinazione: coprire i bisogni elementari dei figli. Quindi non è che a queste famiglie il Bif dà di più, ma solo restituisce quello che un uso improprio della progressività ha tolto (o meglio: non glielo toglie più, ndr). Come ha osservato il professor Marco Martini - l'economista che ideò il Bif, scomparso nell'ottobre del 2002 - il problema «non è di "dare" alle famiglie qualcosa in più, ma di smettere di sottrarre alle famiglie con figli qualcosa che esse non dovrebbero versare, riparando un'ingiustizia nei loro confronti che perdura da troppi anni». E attenzione: il dato da monitorare non è il reddito in sé ma il numero dei figli a carico. Come afferma un ben noto adagio: "Un panino da due euro, quando hai moglie e due figli, ne costa 8". In ogni caso, le soluzioni tecniche possibili sono svariate, la cosa importante è che il minimo vitale diventi una sorta di parametro di riferimento della politica familiare da aggiornare periodicamente, la base di una no tax area familiare valida per tutti.

C'è anche chi accusa il Bif di disincentivare l'ingresso delle donne nel mondo del lavoro. È così?
Niente di più falso. Si può dire anzi che è esattamente il contrario. Gli attuali interventi per la famiglia sono basati sulle "trappole della povertà", cioè a dire che se una donna, o un uomo, nella sua giusta realizzazione professionale arriva a guadagnare di più, perde progressivamente le agevolazioni di cui godeva per i figli. Insomma, è come se per lo Stato valesse questo monito: "se vuoi il riconoscimento sociale del valore del figlio, rinuncia alla tua realizzazione professionale". Questo sì che è un disincentivo al lavoro, tanto delle donne che degli uomini. Questo invece non accade con il sistema del Bif, con le deduzioni, a cui si ha sempre diritto, anche nel caso delle famiglie "incapienti" (cioé con redditi così bassi da non usufruire pienamente dei benefici fiscali, ndr), attraverso la restituzione dell'imposta negativa, un versamento da parte dello Stato. E poi la proposta del Forum lascia i coniugi liberi di scegliere le strategie migliori per la gestione della loro famiglia, senza condizionare a determinate soluzioni l'intervento. Dunque è la piena attuazione delle pari opportunità.

Il Forum sostiene inoltre che il Bif è il superamento dell'assistenzialismo.
Infatti si tratta di scegliere chiaramente tra due impostazioni. Da una parte quella di una sorta di dirigismo dello Stato che prima tassa le famiglie e poi eroga un intervento stabilito sulla base dei suoi criteri di ingegneria politica, o sociale. Dall'altra parte, invece, c'è il riconoscimento del valore di un figlio per tutta la collettività, la logica della sussidiarietà per cui non si deve mortificare la famiglia, togliendole quelle risorse che sono necessarie al mantenimento dei figli. Si tratta di intraprendere chiaramente questa seconda strada. È importante che si parta rispettando il criterio di riconoscimento universale del valore di ogni figlio, questo lo si può fare anche con una prima approssimazione del minimo vitale (cioè una cifra inferiore ai 7mila euro all'anno ipotizzati, ndr), che sarà poi raggiunto via via integralmente. Si tratta di iniziare una rivoluzione culturale, che ha al centro la cittadinanza sociale e fiscale della famiglia. Ciò che appare fondamentale è imboccare questa strada, magari percorrendola poi in tappe successive. Tutto ciò con il Bif è possibile perché è un sistema semplice, di immediata applicazione, graduabile nel tempo.

P. Fornari - E' Famiglia