Un altro punto al quale la Alberti Casellati tiene in maniera particolare è «l'equiparazione di tutti i figli, con l'abolizione di definizioni quali "naturale", "adottivo" eccetera, perché i figli sono soltanto figli». La bozza del testo, si diceva, è già predisposta. Ma non può essere considerata definitiva, «perché - puntualizza il sottosegretario - stiamo parlando di un tema intorno al quale si dibatte almeno dagli anni 70 e io tengo moltissimo a questo progetto. Occorre prudenza, sto ascoltando attentamente gli avvocati, i magistrati e tutte le realtà coinvolte, c'è anche l'idea di promuovere convegni nel mio Veneto, a Milano, Roma, Napoli, Bari e Palermo per rendere più aperto e pubblico il confronto. Insomma, vorrei arrivare in Parlamento forte della più ampia condivisione possibile».
Proprio oggi, a Verona, era in programma un convegno organizzato dall'Associazione italiana avvocati per la famiglia e per i minori (Aiaf) sul tema «Il diritto vivente dell'istituzione famiglia», nel corso del quale si sarebbe dovuto discutere, anche con la partecipazione del sottosegretario alla Giustizia, del Tribunale per la famiglia. L'appuntamento è stato rinviato per ragioni organizzative, ma abbiamo interpellato il presidente dell'Aiaf, l'avvocato Marina Marino. E abbiamo compreso come la cautela della senatrice Alberti Casellati sia giustificata. «Siamo sempre stati dell'idea che la soluzione migliore siano le sezioni specializzate istituite presso il tribunale ordinario - afferma l'avvocato Marino - per una questione di garanzia dei diritti della persona. L'altro modello è infatti il tribunale per i minorenni, che sotto questo profilo, a mio avviso, presenta diverse carenze. A cominciare dai procedimenti camerali, che in principio erano stati scelti in quanto ritenuti particolarmente celeri, invece è successo che si sono sacrificati i diritti e i tempi sono estremamente lunghi». L'Aiaf, comunque, ci tiene a sottolineare di non avere alcun pregiudizio riguardo all'istituzione di un Tribunale per la famiglia, per i minori e per la persona, anziché di sezioni specializzate: «Si può pensare di uniformare i troppi riti giudiziari esistenti nel nostro Paese - auspica la Marino - c'è bisogno di innovazioni del diritto sostanziale e del diritto processuale, dopo di che non è un problema di denominazioni». Ma due condizioni gli avvocati le pongono. La prima è che «questi tribunali sorgano in ogni località sede di tribunale ordinario, per non creare ingiustificabili disparità tra i cittadini che avranno il servizio vicino casa e quelli che, magari, per i problemi indotti dalla distanza, potrebbero rinunciare alla tutela dei propri diritti». L'altro nodo riguarda i giudici onorari presso i tribunali per i minorenni, che non sono magistrati, ma in genere esperti in psicologia e pedagogia: «Le loro competenze - sostiene il presidente dell'Aiaf - non vanno estese a materie come la separazione dei coniugi o il divorzio, per le quali servono magistrati togati».
Del tutto opposto il parere di Franco Occhiogrosso, presidente del tribunale per i minorenni di Bari e membro del consiglio direttivo dell'Associazione italiana magistrati per i minorenni e la famiglia (Aimmf), che è favorevole «alla creazione di tribunali con sedi e strutture autonome, con magistrati specializzati in minori e famiglia e con una presenza adeguata della magistratura onoraria, in grado di occuparsi di separazioni, di minori, di questioni tutelari». Il rischio da scongiurare, secondo Occhiogrosso, è quello della «burocratizzazione». Mentre il bersaglio da centrare è «il cambiamento di cultura e di ottica: bisogna mettere al centro la persona, il bambino innanzi tutto, e puntare sulla dimensione umana, sull'ascolto, sulla mediazione per favorire il superamento dei conflitti».
D. Paolini - © E' Famiglia - Avvenire