ROMA, 14. Un reddito di inclusione sociale (Reis) per tutti cittadini che vivono nell’assoluta indigenza, stimati oggi in circa sei milioni: è quanto chiede l’Alleanza contro la povertà in Italia al Governo. Si tratta di una misura, da indicare già nella legge di stabilità, che a regime costerebbe 7 miliardi di euro all’anno, una cifra che «colmerebbe la distanza tra la spesa pubblica italiana e quella media europea per il contrasto alla povertà». La proposta, presentata oggi a Roma nella sede del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, è il frutto di un anno di approfondimenti e offre una serie di punti-chiave per redigere una riforma. Secondo l’Alleanza — della quale fanno parte tra gli altri le Associazioni cristiane lavoratori italiani, l’Azione cattolica italiana, la Caritas italiana, la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione nazionale Società di San Vincenzo de Paoli, il Jesuit social network e Umanità Nuova Movimento dei Focolari — il principio-guida è «l’universalismo»: si tratta di una misura per tutte le famiglie in povertà assoluta (erano il 4,1 per cento nel 2013) residenti in Italia da almeno un anno. Ogni nucleo — si legge nel documento firmato dalle sigle sociali — riceverebbe mensilmente una somma pari alla differenza tra il proprio reddito e la soglia Istat della povertà assoluta. Al trasferimento monetario si accompagnerebbe l’erogazione di servizi sociali, socio-sanitari, socioeducativi o educativi. Il Reis verrebbe gestito a livello locale dai comuni e dal terzo settore e tutti i membri della famiglia tra i 18 e i 65 anni ritenuti abili al lavoro dovrebbero attivarsi in tale direzione. Il reddito di inclusione sociale, considerato un livello essenziale delle prestazioni sociali, verrebbe introdotto gradualmente — precisa l’Alleanza — attraverso un percorso quadriennale: dal 2015, ogni anno, la spesa pubblica aumenterebbe rispetto al precedente. A regime, nel 2018, la misura costerebbe 7,1 miliardi di euro, «pari solamente a poco più dell’1 per cento della spesa primaria corrente» e coprirebbe le spese per i trasferimenti e l’organizzazione dei servizi. Il primo anno si dovrebbero quindi investire 1,77 miliardi di euro per raggiungere il 2 per cento delle famiglie italiane, partendo da chi è in condizioni più gravi; nel secondo servirebbero 3,55 miliardi per il 2,9 per cento delle famiglie, nel terzo 5,32 miliardi per il 3,7 per cento e nel quarto 7,1 miliardi di euro per il 4,5 per cento delle famiglie. Per l’Alleanza contro la povertà in Italia, il reddito di inclusione sociale contribuirebbe allo sviluppo economico grazie alla crescita della domanda e all’incremento dell’o ccupazione.
© Osservatore Romano - 15 ottobre 2014