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mamma-bacia-bimboMontevideo, 27. «Accettare la morte di creature innocenti ferisce la tradizione del nostro Paese e non ri-solve i problemi»: è quanto afferma la Conferenza episcopale dell’U ru -guay in una nota diffusa al termine dell’assemblea plenaria svoltasi nei giorni scorsi a Florida, in merito al-la nuova legge sull’interruzione vo-lontaria della gravidanza che ha provocato numerose reazioni. Un figlio che viene al mondo — hanno sottolineato i presuli in riferimento al calo dell’indice di natalità, in Uruguay il più basso dell’America latina — «è sempre una benedizione di Dio, una speranza e una scommessa genero-sa in un Paese invecchiato».
L’episcopato esprime il suo rammarico per il provvedimento che «non tutela la donna in difficoltà alla quale vie-ne proposta la peggiore decisione: quella di eli-minare la vita del pro-prio figlio e di portare il peso delle sue gravi conseguenze. La mora-lità degli atti non di-pende dalle leggi umane e il solo fatto di essere stata ap-provata non rende questa legge mo-ralmente buona». I diritti umani e questo primor-diale diritto alla vita non possono essere soggetti alle maggioranze parlamentari ed elettorali contingen-ti, hanno spiegato i vescovi, i quali allo stesso tempo hanno esortato le autorità a varare con attenzione i regolamenti attuativi per non aggiun-gere altri danni. Inoltre, l’episcopato ha invitato a rispettare le convinzio-ni dei medici e degli operatori sani-tari e a non discriminare gli obietto-ri di coscienza. L’Uruguay diventa il quinto Pae-se in America latina ad avere una legge così permissiva in materia di interruzione volontaria di gravidanza. La legge lascia infatti piena au-tonomia alla donna. In altre nazioni del continente l’aborto è legale ma è regolato da una legislazione molto più restrittiva. Per la Chiesa in Uruguay — riferi-sce la Radio Vaticana — si tratta di una decisione che va contro la carta costituzionale del Paese che prevede la difesa della vita dal concepimento fino alla sua fine naturale. Una nor-ma che in sostanza ferisce la nazio-ne, visto che la maggioranza del po-polo uruguayano non la sostiene. Ma, in generale, è tutta l’America latina a non considerare la legalizza-zione dell’aborto come un proble-ma. Secondo alcuni osservatori, è anche una questione «imposta dall’esterno», da istituzioni finanziarie internazionali, con la teoria che i poveri sono tali perché fanno troppi figli, e in parte da organizzazioni non governative o di assi-stenza umanitaria che, con il pretesto dell’edu-cazione alla salute ri-produttiva, propagano stili di vita in contrasto con quelli locali. Il disegno di legge che depenalizza l’ab or-to, approvato in via de-finitiva dal Senato di Montevideo, era già passato al vaglio dalla Camera dei deputati e ora dovrà essere pro-mulgato in legge dal presidente della Repub-blica e capo del Gover-no, José Mujica Corda-no. Quest’ultimo ha già dichiarato che non ha intenzione di ostacolare la riforma. In conclusione, la Conferenza episcopale dell’Uruguay — come parte di una «società pluralista» — ribadisce il diritto di esprimere la propria opinione nella «serena con-vinzione che difendendo la vita umana resta fedele a se stessa e alle radici della storia come nazione».

© Osservatore Romano - 28 novembre 2012