ROMA, 21. Le Chiese cristiane presenti in Italia avvertono «l’urgenza» di «dare una comune testimonianza cristiana al fine di giungere a una piena riconciliazione della famiglia cristiana, così da rendere sempre più efficace l’annuncio della Parola di Dio nella società italiana del ventunesimo secolo». È quanto si legge in un messaggio dal titolo «Ecclesia semper reformanda est» diffuso in vista del Natale. A firmare il testo, frutto dell’incontro ecumenico che si è svolto ad Assisi a fine novembre in occasione dei cinquecento anni della Riforma, sono stati rappresentanti delle comunità cattoliche, ortodosse (Patriarcato ecumenico e diocesi ortodossa romena in Italia), anglicane, apostoliche armene e della Federazione delle Chiese evangeliche (battisti, esercito della salvezza, luterani, metodisti e valdesi). I rappresentanti della Chiesa copta ortodossa e della comunità avventista hanno aderito in qualità di osservatori. Il messaggio si apre con «un pensiero rivolto ai tanti cristiani che in Medio oriente e in diversi altri luoghi del mondo vengono perseguitati perché proclamano il loro amore irrinunciabile per Dio, Padre, Figlio e Spirito santo. La loro testimonianza, che giunge talvolta fino al martirio di sangue — scrivono le Chiese — è per tutti e tutte noi una vera predicazione dell’Evangelo che ci richiama a un risveglio delle nostre coscienze e del nostro discepolato, invitandoci a chiedere per tutti, in ogni luogo, la libertà di culto come un diritto fondamentale». Soprattutto, il messaggio sancisce in maniera ufficiale la volontà delle Chiese di proseguire sul cammino dell’unità per una testimonianza comune all’Italia di oggi. «La divisione dei cristiani — si legge nel documento — è uno scandalo e avvertiamo con chiarezza il peso delle colpe di tutti, delle responsabilità di ciascuno nel non essere stati in grado di procedere più speditamente nella costruzione della piena e visibile comunione, segno dell’unità nella diversità alla quale tutti i cristiani sono chiamati». In questa prospettiva, le Chiese esprimono la loro gratitudine a quanti nel passato hanno lavorato per la piena comunione dei cristiani, sia a livello internazionale, attraverso anche le commissioni di dialogo teologico, sia a livello nazionale. «Le cose nuove di Dio — si sostiene — sono iniziate non solo per noi ma anche in noi e così si aprono nuove strade di comunione». Tra le sfide elencate, emerge quella di confrontarsi con un mondo sempre più plurale. «La testimonianza evangelica e l’impegno sociale delle chiese oggi — si legge infatti nel messaggio — devono confrontarsi con la realtà multiculturale e interreligiosa senza paure e senza preconcetti, perché siamo chiamati a rispondere per fede alle domande degli uomini e delle donne di oggi che cercano speranza e salvezza». In questa ottica si inserisce anche la recente istituzione della Consulta ecumenica delle Chiese cristiane presenti in Italia. Non una nuova struttura “giuridica” ma un punto stabile di incontro che nasce, ha dichiarato all’agenzia Sir don Cristiano Bettega, direttore dell’ufficio per l’ecumenismo e il dialogo della Conferenza episcopale italiana, come «segno della volontà di continuare insieme il cammino intrapreso negli ultimi anni dalle Chiese, con l’intenzione di avere un organo di collegamento e consultazione il più veloce e agile possibile per poter intervenire come cristiani su temi di attualità o di emergenza e promuovere iniziative comuni». Per Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, «finalmente l’ecumenismo esce dall’episodicità». Infatti, «è importante che i cristiani diano insieme una testimonianza per la pace, per la giustizia e la salvaguardia del creato».
© Osservatore Romano - 22 dicembre 2017