Alle ore 18.30 di lunedì 4 novembre, il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ha presieduto la celebrazione eucaristica nella Solennità di San Carlo Borromeo, compatrono della parrocchia dei santi Biagio e Carlo ai Catinari, presso la Basilica di Sant'Andrea della Valle, una delle rettorie sul territorio parrocchiale. Hanno concelebrato numerosi sacerdoti appartenenti ai diversi Ordini Religiosi presenti, insieme al Superiore Generale dei Padri Barnabiti, al parroco padre Rodrigo e agli altri membri della comunità religiosa.Il motivo della celebrazione all'esterno della chiesa parrocchiale è legato al fatto che ancora dopo tre anni dal terremoto è l'unica chiesa di Roma chiusa in attesa che inizino i lavori a cura del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno.
La Chiesa dei Santi Biagio e Carlo ai Catinari fu assegnata come diaconia cardinalizia al Cardinale Sandri nel Concistoro del 24 novembre 2007; è stata elevata da Papa Francesco a titolo Cardinalizio pro hac vice nel Concistoro del 19 maggio 2018; il Porporato ne è rimasto titolare pur essendo stato elevato dal Pontefice all'ordine dei CardinalI Vescovi con provvedimento a decorrere dal 28 giugno dello stesso anno.
Omelia del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella Celebrazione Eucaristica per la Solennità di San Carlo Borromeo, compatrono della Parrocchia dei Santi Biagio e Carlo ai Catinari – Roma, Chiesa di Sant’Andrea della Valle, Lunedì 4 novembre 2019 A.D.
Reverendissimo Padre Generale dei Barnabiti, Reverendo Signor Parroco Padre Rodrigo, Cari Sacerdoti, Membri della Comunità Barnabita e di altri Ordini presenti sul territorio della Parrocchia dei Santi Biagio e Carlo ai Catinari, specialmente i Teatini che ci ospitano, Sorelle e fratelli nel Signore!
1. L’annua celebrazione del santo compatrono, Carlo Borromeo, ci chiama insieme a vivere l’Eucarestia del Signore, rimanendo pellegrini e bussando noi per primi alle porte delle altre chiese presenti sul territorio della parrocchia, in attesa che gli auspicati lavori possano restituirci il nostro tempio di San Biagio e San Carlo ai Catinari. È una necessità che ci rende vicini proprio al Borromeo, che pur appartenendo ad una ricca e nobile famiglia seppe spogliarsi dei suoi beni per cercare di soccorrere la popolazione di Milano durante il flagello della peste.
2. L’ospitalità offerta dalla comunità dei padri teatini che reggono questa basilica ci rimanda anche ad un altro dato della vita di San Carlo: l’ammirazione e l’amicizia con i santi. In pochi decenni infatti, proprio nel bel mezzo delle divisioni suscitate dalla riforma protestante, lo Spirito santo fece fiorire numerose gemme luminose che attuarono – rimanendo nel solco della Chiesa – una vera e propria riforma cattolica: pensiamo alla gioia apostolica contagiosa di Filippo Neri, allo spirito di discernimento nella missione di Ignazio di Loyola, ma anche appunto a San Gaetano Thiene, fondatore dei Teatini, e San Carlo Borromeo. Entrambi in tempi diversi ebbero occasione di prestare il loro servizio nella curia papale del tempo: stando all’interno di essa Gaetano sentì l’esigenza di trovare degli spazi dove poter coltivare la propria spiritualità nell’Oratorio del Divino Amore e la carità verso i più poveri, per poi dedicarsi totalmente alla missione di predicazione e consumare la propria vita proteggendo gli indifesi. In modo analogo san Carlo, rinunciando ai privilegi e volendo vivere sul serio la chiamata ad essere pastore, scelse di stare tra la gente affidata alla sua cura come Arcivescovo di Milano, predicando, insegnando, spendendosi senza misura. San Gaetano, il santo della Provvidenza tanto venerato anche in Argentina, e san Carlo, fulgida gemma dei pastori, intercedano oggi per il ministero di tanti preti impegnati nel servizio della Curia Romana, affinchè lo vivano rimanendo discepoli del Signore e vicini ai fratelli in umanità, e la loro esistenza sacerdotale sappia sempre coltivare la spiritualità dell’essere inviati in missione nei diversi contesti in cui l’obbedienza ai Vescovi e ai rispettivi Superiori li portano.
3. Nella pagina del Vangelo di Giovanni, il Signore si identifica con il Buon e Bel Pastore, che chiama le pecore per nome e offre la propria vita per loro, perché ha ricevuto questo comando dal Padre suo. Una esistenza quella di Gesù, come testimonianza e rivelazione di una comunione eterna, con il Padre suo nello Spirito santo: la preghiera solitaria a notte inoltrata o alle prime luci dell’alba non sono state per il Signore una fuga nella solitudine, ma la necessità di immergersi in Colui da cui tutto aveva ricevuto e al quale tutto stava per riconsegnare sulla Croce. Le testimonianze sulla vita di san Carlo riportano di frequente il suo stare assorto nella contemplazione della Croce e nella celebrazione dei santi misteri: era il suo ritrovare se stesso e il senso della propria missione, non certo una fuga dal mondo e un distogliersi dalle incombenze quotidiane. Sia donata anche a ciascuno di noi la sete e il desiderio quotidiano dell’incontro col nostro Signore e Redentore nella vertigine del silenzio che lascia spazio alla sua voce che parla al nostro cuore.
4. Come scrisse il Cardinale Giovanni Colombo, tra i successori del Borromeo come Arcivescovo di Milano: “quando dal Crocifisso e dall’Eucaristia san Carlo abbassava lo sguardo sulla terra, i suoi occhi di innamorato, rimasti a lungo fissi nella luce dell’amore divino, abbagliati com’erano, vedevano tutto intriso di quella stessa luce, ma specialmente i poveri, i sofferenti, gli ammalati e li avvolgeva dello stesso amore”. Lo sguardo al Crocifisso non lo ha distolto dall’accorgersi dei bisognosi, nel corpo e nello spirito, anzi lo ha consegnato a loro, inviandolo per farsi carico della loro necessità: l’ascolto della parola di conversione e di salvezza, la carità operosa che sa chinarsi sulle piaghe della peste. Il suo Magistero è stato tanto più autorevole quanto più immerso in queste due dimensioni dell’amore verso Dio e verso il prossimo. Dinanzi all’esempio di san Carlo, ci rendiamo conto di quanto siano sterili quelle discussioni, anche dentro la Chiesa, che isolano una parte della sua missione e ne perdono l’integrità, finendo per suscitare divisioni e contrapposizioni: l’annuncio del Vangelo, preservando il depositum fidei, forma una sola cosa con l’attenzione ai poveri, la ricerca della giustizia, il rispetto della casa comune. Come già in epoca apostolica, nessuno deve dire “io sono di Paolo, io sono di Apollo, io sono di Cefa”, ma tutti siamo di Cristo e formiamo un solo Corpo in virtù del Battesimo che ci ha resi figli nel Figlio e tra noi fratelli. Carlo è stato capace di contrapporsi con forza agli errori anche dottrinali del suo tempo, ha perfezionato alcune forme della dimensione istituzionale della Chiesa, quale il Concilio e i Sinodi locali, ha promosso la formazione del clero e dei fedeli, ha servito i poveri. Ogni dimensione vissuta con virtù eroiche ha restituito una immagine purificata della Sposa di Cristo: è una grazia che dobbiamo chiedere anche per il nostro tempo!
5. All’intercessione di san Carlo desidero affidare in particolare i tanti focolai di violenza e tensione che il nostro Dicastero segue quotidianamente: la Siria, il Libano, l’Iraq, l’Etiopia, l’Eritrea, l’Ucraina. Nella preghiera perché giungano presto i desiderati tempi di pace e riconciliazione nella giustizia e nel rispetto dei diritti fondamentali della persona umana, si unisce soprattutto quella affinchè i Pastori, Vescovi e sacerdoti, vivano quella dedizione profonda alla vita del gregge loro affidato, offrendo testimonianze luminose di stile evangelico, per promuovere l’annuncio del Vangelo, nella ricerca del bene comune insieme a tutti i fratelli e sorelle nella fede e in umanità. In questa Basilica ricevette l’ordinazione sacerdotale san Massimiliano Kolbe, il 28 aprile 1918: poco più di un secolo dopo, ancora il sangue dei fedeli è versato in tutto il mondo a motivo della loro fedeltà a Cristo, non sono cessati i conflitti, nonostante l’insegnamento delle due guerre mondiali, e rischiano di riaffacciarsi ideologie travestite da proposte politiche o religiose che disprezzano la dignità della persona umana ed in particolare il diritto alla libertà religiosa. I martiri di ieri e di oggi intercedano per la pace e la conversione dei cuori! Il Signore doni a tutti cuori riconciliati con Lui e capaci di servire i fratelli, come affermò san Carlo in una sua omelia: “Sì, noi conosciamo, o Signore, quale brutta cosa, mostruosa e orrenda sia che gli uomini di carne portino in seno cuori di ferro. Ma, se i nostri cuori induriscono, come potremo noi con le nostre forze intenerirli? Non siamo capaci, Signore, da noi stessi di pensare qualcosa come proveniente da noi, non siamo capaci di pentirci, di piangere i peccati commessi, di correggere i costumi, di emendare la vita. Tu, o Signore, puoi dalle pietre suscitare figli di Abramo. […] Togli dunque da noi i nostri cuori e a noi dona cuori che ti siano bene accetti, con i quali possiamo volere solo ciò che tu vuoi e possiamo odiare solo ciò che tu odi, così da amare soltanto Te sopra ogni cosa e da renderci in tal modo degni del tuo amore. Amen”.
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