Nell'inferno di odio che dilaga nel paese e rende non difficile, ma semplicemente impossibile, parlarsi da una sponda all'altra, non si venga a dire che tutti hanno le stesse responsabilità. Il segretario del Pd Bersani dovrebbe smettere di nascondersi dietro quella che Geminello Alvi ha definito una «fisiognomica brontolante», guardare la realtà in faccia e rimboccarsi le maniche per contrastare con decisione l'esplosione paranoica e parossistica di "superiorità antropologica" che dilaga dalle sue parti e che fa vedere ogni persona onesta e competente che non sta dal lato "giusto" della barricata come un incrocio tra un delinquente e un cretino. Si capisce che, pur di vincere le elezioni, non si voglia rinunciare a un solo voto. Ma questo è un errore, quantomeno se si pretende di voler parlare il linguaggio della verità e di voler fare qualcosa di costruttivo per il paese.
Farò qualche riferimento tratto dall'esperienza personale. Di recente un collega di lavoro mi ha sparato candidamente: «Ma cosa ti aspettavi che ti succedesse quando hai deciso di collaborare con questo governo?». Si riferiva alla mia attività come presidente di una commissione del ministero dell'Istruzione e alle manifestazioni di ostilità che essa mi ha procurato. Non ho tentato di dire che l'avevo fatto nello spirito dell'interesse pubblico, non tanto per evitare ghigni ironici quanto perché è umiliante doversi scusare di una "colpa" del genere. Del resto, di che sorprendersi? La scelta di polemizzare pubblicamente contro chi aveva impedito la visita del Papa all'università "La Sapienza" la pago ancora a distanza di due anni: persone che conoscevo da trent'anni non mi salutano più. Allora un collega inviò un messaggio collettivo mediante posta elettronica di servizio con cui invitava a darsi da fare affinché me ne andassi in un'università cattolica. Dopo quel "misfatto", l'ardire di collaborare con "questo" governo era la goccia finale. Non servirebbe cercare di mostrare che agisci come tecnico indipendente: sarebbe una colpa sufficiente a farti considerare come una persona corrotta dalla collaborazione, anzi dal collaborazionismo, con l'aborrito nemico.
L'attuale governo di centrodestra non ha messo in opera la benché minima forma di "spoil system". Ci vorrebbe una bella faccia tosta per affermare il contrario. All'indomani dell'insediamento del governo il ministro Bondi tese la mano all'intellettualità di sinistra, chiamandola alla collaborazione, col solito tic di dare per scontato che la cultura sta per definizione da quella parte. Si è visto come è stato ripagato. I ministeri sono pieni di consulenti e dirigenti di sinistra nominati dal governo, sempre nell'intento di stabilire un rapporto di collaborazione "bipartisan", almeno sulle questioni di primario interesse nazionale. Si chiederà: come mai costoro non sono considerati dei "traditori"? Per il semplice motivo che, per lo più, operano cercando di favorire la loro parte e, quando possibile, remano anche contro. Come dicevo, essere indipendente e comportarsi come un tecnico è sufficiente per essere considerato un servo dei delinquenti/cretini al potere. Tra i molti messaggi di insulti che ho ricevuto c'era quello di un precario che mi accusava di aver messo sul lastrico decine di migliaia di famiglie. Gli ho risposto chiedendogli su che basi ritenesse di poter fare una simile folle e pericolosa accusa. Al termine di uno scambio di messaggi si è reso conto e mi ha chiesto scusa. Si vuole una buona volta chiudere il bocchettone da cui sgorga questo torrente di odio? Non viene il dubbio che la vera malattia sia la folle presunzione della "superiorità antropologica"?
Giorgio Israel
© Tempi - 26 marzo 2010
La “differenza antropologica” vive e lotta contro tutti noi
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