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padre-raniero-rwanda.jpgAvvenire.
Mettiamola così: gli autori di «Striscia la notizia» sono distratti, forse superficiali.
  E non sanno di che pasta sia fatto padre Raniero Cantalamessa.
  Altrimenti lo scorso martedì mattina non gli avrebbero telefonato, spacciandosi per una società intenzionata a fare beneficenza pro-missioni, per attirarlo invece in un agguato a telecamere e microfoni spianati.
  Perché un simile inganno? Non bastava, lealmente, chiedergli l'intervista, lasciando al religioso la libertà - laica e democratica - di accettare o rifiutare? No, non possono sapere della profonda spiritualità e cultura di padre Raniero, predicatore della Casa Pontificia dal 1980. Delle due lauree a Milano e Friburgo. Della cattedra universitaria ottenuta giovanissimo. Avranno confidato nel suo candore francescano, questo sì.
  Il guaio è che «Striscia», inebriata di se stessa, non può fare a meno dell'intervistatore ardito, col microfono come un coltello tra i denti, anche quando di fronte non c'è un politico riottoso, un potente banchiere o qualche divo arrogante, ma un mite cappuccino. Padre Raniero, per il suo ministero, ha contatti con vari ambienti e dozzine di associazioni, sempre in assoluta buona fede; buona fede che non può essere messa in dubbio solo perché su uno di questi sodalizi, cui egli è tuttavia assolutamente estraneo, sta ora indagando un magistrato. Tra l'altro: non sarebbe più giusto, per degli autentici garantisti, attendere che la giustizia faccia il suo corso? E, in ogni caso, perché mettere in croce dei galantuomini della stoffa di padre Cantalamessa? La buona fede per questi è una bandiera, di più, è una divisa dell'anima, e infatti s'è trovato dentro alla trappola di «Striscia».
  Può essere che sull'intervista-­agguato andata in onda martedì sera e rielaborata ieri si costruisca sopra una di quelle telenovele senza fine il cui unico obiettivo è tentare la caccia ai citrulli. Beh, se è così, sappiano gli amici di «Striscia» che stanno facendo un pessimo servizio a se stessi: padre Cantalamessa è uno degli uomini spirituali più stimati e amati dalla gente.
  Che poi certa forma di intrattenimento leggero, spacciando per giornalismo intrepido una goliardia di bassa lega, paghi al mercato dell'audience, può succedere. Che quasi nessuno provi vergogna, pure questo fa parte del gioco. Ma se sottovoce diciamo «finitela» che cosa ci succede, esercitiamo un democratico diritto di critica oppure, per l'indebita ingerenza, finiamo appesi per i pollici nelle segrete di Canale 5?