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Rassegna stampa Speciali
bartolomeo agnellinoDi seguito una nostra traduzione dall’inglese del messaggio di Bartolomeo consegnato al Pontefice dalla delegazione del patriarcato.

Santità,
Ancora una volta, la luce della solennità dei santi, gloriosi e lodevoli Capi degli Apostoli Pietro e Paolo, è sorta. Pertanto, ci uniamo alle celebrazioni della nostra Chiesa sorella di Roma, «che presiede alla carità» (Sant’Ignazio, Lettera ai Romani) trasmettendo i nostri auguri fraterni a lei, Santità, espressi di persona attraverso la nostra Delegazione Patriarcale, inviata in occasione della Festa del Trono della sua Chiesa, conformemente alla beata tradizione istituita.
Oggi, la Chiesa di Roma, dove i Capi degli Apostoli hanno ricevuto la corona del martirio, è ricolma di luce. Come disse una volta San Gregorio Palamas in questa solennità: «Tali astri, sorti insieme oggi per noi, illuminano la Chiesa; la loro unione produce non eclissi, ma sovrabbondanza di luce. Non accade che [...] l’uno emetta la luce e l’altro la riceva dal primo, in modo da essere soggetto a mutamento per effetto di quello, ricevendo ora l’uno ora l’altro l’illuminazione a seconda della distanza; ma entrambi partecipano in egual misura di Cristo, fonte perenne dell’eterna luce, uguale possiedono l’altezza, la gloria, lo splendore. Reciproca è quindi l’unione di queste luci, e duplice chiarore fornisce alle anime dei credenti» (Omelia 28, 4).
La solennità odierna è di fatto una sinassi, un incontro, un riunirsi insieme che invita le nostre Chiese sorelle ad abbracciarsi nella carità. Purtroppo, a causa di diverse difficoltà della nostra storia comune, la luce della sinassi odierna è oscurata dal fatto che le nostre Chiese sorelle non possono ancora partecipare al calice comune della sinassi eucaristica. Tuttavia, il ripristino della comunione tra le nostre Chiese rimane la nostra sincera speranza, il principale oggetto delle nostre preghiere e l’obiettivo del dialogo di verità istituito tra le nostre Chiese.
Siamo lieti che la Commissione mista internazionale per il Dialogo teologico tra le nostre Chiese, che sta lavorando da ormai quarant’anni, ha compiuto progressi su un importante documento su “Primato e sinodalità nel secondo millennio e oggi”.
Come ci viene riferito, il Comitato di coordinamento, che si è riunito lo scorso novembre nell’ospitale monastero di Bose, ha compiuto un importante passo avanti, e preghiamo perché il prossimo incontro di novembre riesca a finalizzare un testo da discutere alla prossima plenaria della commissione. Di fatto, riflettere insieme su questo importante tema è essenziale al fine di ripristinare la comunione tra le nostre Chiese Sorelle. La nostra comune partecipazione alla sinassi eucaristica presuppone che procediamo insieme sullo stesso cammino. Di fatto, camminare insieme (synodos) è un’altra immagine della Chiesa, o meglio, un’altra definizione della Chiesa. Per questa ragione, la sinodalità trae le proprie origini dalle profondità stesse del mistero della Chiesa. Non è meramente una questione di tradizione canonica, ma di verità teologica ed ecclesiologica fondamentale. Senza sinodalità, l’unità della Chiesa è spezzata, la santità dei suoi membri è ridotta a mera moralità individuale e articolazione sulla virtù, la cattolicità è sacrificata a favore di particolari interessi o intenzioni individuali, collettivi, nazionali o di altro genere secolare, e il messaggio apostolico cade preda di diverse eresie ed espedienti della ragione umana.
Santità, lei ha ripetuto in diverse occasioni che il cammino della sinodalità è la via che Dio si aspetta dalla Chiesa nel terzo millennio. Ma come ha sottolineato il documento di Ravenna della Commissione mista internazionale per il Dialogo teologico, la sinodalità e il primato sono reciprocamente interdipendenti. Ciò significa che la sinodalità deve essere considerata nel contesto del primato, proprio come il primato deve essere considerato nel contesto della sinodalità (Documento di Ravenna, n. 43).
In tempi di difficoltà nel mondo e nelle nostre rispettive Chiese, riflettere su primato e sinodalità è molto importante, non solo per ripristinare la comunione tra le nostre Chiese sorelle, ma anche per la stabilità delle nostre rispettive chiese. Come lo ha formulato una volta il suo illustre predecessore nella Sede di Roma, Papa Benedetto, «se la Chiesa nel profondo del suo essere coincide con l’Eucaristia, allora il presiedere della carità reca in sé una responsabilità per l’unità, che ha un significato nella Chiesa e tuttavia, al tempo stesso, una responsabilità di distinguere ciò che è cristiano rispetto alla società secolare» (J. Ratzinger, Pilgrim Fellowship of Faith: The Church as Communion, San Francisco, Ignatius Press, 2005, pp. 233-234).
In questo spirito, siamo stati lieti di unirci a lei lo scorso luglio a Bari, insieme alle guide delle Chiese cristiane del Medio Oriente, dove ci siamo riuniti per pregare e riflettere sulla pace e la riconciliazione. La scelta di Bari, dove sono custodite le reliquie di san Nicola di Myra, venerato sia dai cattolici sia dagli ortodossi, è stata certamente un simbolo di questo forte desiderio di unità. E il Santo e Grande Concilio della Chiesa ortodossa ha sottolineato: «La vera pace non si ottiene con la forza delle armi, ma solo attraverso l’amore che “non cerca il proprio interesse” (1 Cor 13, 5). L’olio della fede deve essere utilizzato per lenire e guarire le antiche ferite degli altri e non per riaccendere nuovi focolai di odio» (Enciclica, n. 17).
Santità, carissimo Fratello Francesco, mentre oggi celebriamo la festa del Trono della Chiesa di Roma, ribadiamo il nostro impegno a progredire insieme sul “riunirsi” delle nostre Chiese. Preghiamo affinché i problemi interni delle nostre rispettive Chiese non danneggino né fermino questo obiettivo benedetto. In questo senso, possa il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo concederle salute, forza e perseveranza nel suo ministero primaziale. Trasmettendo a lei, Santità, ai venerabili gerarchi e ai fedeli amanti di Cristo della sua Chiesa i nostri più cordiali saluti, l’abbracciamo fraternamente e rimaniamo, con grande amore e onore in Cristo nostro Dio, che imploriamo affinché rafforzi i nostri sforzi comuni e ci guidi verso l’unità.
Dal Patriarcato Ecumenico, 29 giugno 2019
di vostra Santità l’amato fratello in Cristo.

© Osservatore Romano - 29 giugno 2019

vd anche
Udienza alla Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, 28.06.2019