Firenze, 5 agosto 2011 - L’11 AGOSTO, in Palazzo Vecchio, il cardinale Silvano Piovanelli ricorderà la Resistenza al nazifascismo attraverso la figura e l’opera del cardinale Elia Dalla Costa che, subito dopo la guerra, fu fatto dal consiglio comunale cittadino onorario di Firenze per il suo determinante contributo alla Liberazione della Città dal giogo della dittatura.La Chiesa Fiorentina, su questo punto, è unita: l’arcivescovo Giuseppe Betori ha chiesto a chi scrive di stendere una biografia storicamente documentata del cardinale Dalla Costa che uscirà nel prossimo dicembre in occasione del cinquantesimo della sua morte.
Recentemente l’Anpi ha protestato con il sindaco Renzi perché solo il cardinale Piovanelli parlerà della Liberazione della nostra città.
«Per la prima volta, in oltre 60 anni, sarà un uomo di chiesa - ha spiegato Renzi - a fare l’orazione il prossimo 11 agosto, per sottolineare anche il ruolo dei cattolici nella Resistenza».
Parlando con l’arcivescovo emerito di Firenze gli abbiamo chiesto cosa pensa della Resistenza bianca, del ruolo dei cattolici e del rapporto con il comunismo, egemone nella storiografia, dei valori della resistenza.
Cardinale Piovanelli, come mai l’Anpi vorrebbe che parlasse anche un suo rappresentante il prossimo 11 agosto?
«Credo che ci sia una voglia di tener fuori la Chiesa dalla storia della Resistenza. La verità è che i partigiani cristiani non hanno usato, in quel periodo, nessuna violenza gratuita. Hanno difeso la dignità della persona umana e la libertà per tutti. Altri fecero scelte diverse».
Eminenza, può fare qualche esempio?
«Nel secondo dopoguerra ci sono state rappresaglie, anche immotivate, da parte di partigiani comunisti contro addirittura dei sacerdoti antifascisti. Per le onoranze di quest’ultimi se ne occupò anche don Primo Mazzolari».
Quale fu il messaggio della resistenza cattolica durante la lotta di liberazione?
«Il messaggio evangelico che riguarda tutta l’umanità e che è, soprattutto, un messaggio non violento».
Quindi, come spiega la polemica dell’Anpi fiorentina?
« Tra comunisti e chiesa cattolica c’è stata, nel dopoguerra, una forte rottura. La Chiesa si schierò in difesa della libertà che è la matrice d’ogni bene. Poi si è visto come è finito il comunismo. Esso è caduto come un gigante dai piedi d’argilla. Basti pensare all’Ungheria, alla Polonia, all’Albania e a come si è dissolto nell’Unione Sovietica».
Eminenza, quale il frutto di questa piccola bagarre dell’Anpi che si sente esautorata da custode della Resistenza?
«Nessuna preclusione o esclusione. Parlerò del ruolo della Chiesa fiorentina e del cardinale Dalla Costa nella Liberazione di Firenze. Non serve a nessuno negare la storia e la verità. Se la Resistenza è stata un movimento per liberare il mondo dalle dittature e per creare un’umanità migliore, la strada della verità non ha alternative».
IL CARDINALE Silvano Piovanelli, come sacerdote e poi come vescovo, è sempre stato un propugnatore del progresso sociale e un convinto assertore della dottrina sociale della Chiesa, che discendendo direttamente dai principi evangelici si oppone ad ogni forma di totalitarismo, per la vera democrazia politica e per la giustizia sociale. In questo atteggiamento egli è stato fedele al magistero del beato Giovanni Paolo II, che lo fece arcivescovo di Firenze e poi cardinale. Su questa linea ormai si è attestato l’episcopato italiano guidato prima dal cardinalle Camillo Ruini e poi dall’arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco.
GIOVANNI PALLANTI
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