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santa famiglia 3Gesù viene in mezzo a noi nascendo come figlio in una famiglia, vera e concreta: è quella formata da Gesù, Maria e Giuseppe, la famiglia di Nazareth. Se guardiamo infatti a questo piccolo nucleo familiare nella sua singolarità e nella concretezza della sua storia, già in se stesso dice tante cose e ispira tanti cammini. Per prima cosa, in questa famiglia, Giuseppe e Maria si sono detti un sì reciproco, nel solco del disegno e della volontà di Dio. I due giovani avevano cominciato il percorso matrimoniale secondo la Legge, ma la chiamata alla maternità e alla paternità, nel disegno misterioso di Dio, chiede loro un amore più grande.
Oggi è facile a dirsi per noi, ma quanto deve essere stato difficile per loro sostenere una posizione socialmente assai scomoda. Maria è agli occhi della gente in una posizione irregolare, accompagnata però, senza incertezze, da Giuseppe, l’uomo giusto che, superati i suoi dubbi, custodisce nel cuore un segreto che i due condividono solo con Dio. Gesù nasce in modo soprannaturale, quasi a ricordare, nella forma più assoluta, che un figlio è sempre un dono, mai una proprietà o il risultato di un calcolo. Giuseppe non è il padre di Gesù nel senso naturale del termine, eppure forse nessun padre mai è stato capace di essere per suo figlio quello che Giuseppe ha saputo essere per Gesù. Un padre putativo che, pur assumendosi tutte le responsabilità, sceglie di stare sempre nell’ombra, dietro Maria, la madre, fino a scomparire del tutto quando Gesù comincia la sua vita pubblica. E ancora, questa famiglia di Giuseppe, Maria e Gesù è una famiglia di profughi, di rifugiati politici, di immigrati, come tante famiglie di oggi, in questo esodo di dimensioni epocali che infastidisce molti e lascia troppi di noi nell’i n d i f f e re n z a . Quante cose può dirci e insegnarci la santa famiglia. La vicenda della famiglia di Gesù ci insegna che la storia di ogni famiglia va compresa nella sua singolarità, nelle trame concrete e nei fili di senso espressi dal suo amore e dal suo dolore, dalla sua capacità di dono e di sacrificio, e ci insegna che — come è evidente dal racconto evangelico — non dovrebbe mai essere giudicata entro la gabbia di una norma, di una legge, di un presupposto giuridico e legale. In effetti, della santità di una famiglia parlano — mostra ancora il Vangelo — non solo o non tanto la sua conformità alle leggi o la sua regolarità ma la vita concreta, le gioie e le lacrime, la strada e il cammino. E in questo senso la santa famiglia ci dà un insegnamento: più che parlare di famiglia in senso generale, con il rischio di essere ideologici e astratti, è meglio entrare nelle singole case e cercare di capire quale pane viene condiviso ogni giorno, quali sono il suo prezzo e il suo sapore. E soprattutto la famiglia di Nazareth ci insegna la necessità di riconoscere i preziosi frammenti di santità che compongono la vita di ogni famiglia, nessuna esclusa, al di là e oltre l’apparenza. Come ha ricordato Papa Francesco all’inizio del sinodo: ogni famiglia «è sempre una luce, per quanto fioca, nel buio del mondo».

© Osservatore Romano - 22 ottobre 2015