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Rassegna stampa Speciali
di Riccardo Burigana

Duecentoventisette chiese in rappresentanza di ottanta milioni di cristiani di centootto nazioni:  sono i numeri della Comunione mondiale delle chiese riformate (Wcrc), la nuova organizzazione ecumenica nata a Grand Rapids, nel Michigan, grazie alla fusione tra l'Alleanza mondiale delle chiese riformate (Warc) e il Consiglio ecumenico riformato (Rec), le due più grandi associazioni di chiese protestanti di tradizione riformata esistenti al mondo. L'evento in terra statunitense, cominciato il 18 giugno, si concluderà sabato prossimo. Vi partecipano cinquecento delegati delle due formazioni e altrettanti fra osservatori e invitati.

"La nascita di questo nuovo organismo costituisce una svolta storica per le chiese della famiglia riformata e, più in generale, per la Chiesa di Cristo", ha affermato il pastore Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, sottolineando che si tratta di "una nuova espressione dell'unità visibile della Chiesa di Dio e, in quanto tale, rappresenta al tempo stesso un dono di Dio e un segno di speranza" che "rafforzerà il contributo delle chiese riformate all'unità, alla pace e alla giustizia". Il termine "comunione" presente nel nome della neonata organizzazione - spiega Setri Nyomi, segretario generale della Warc - mette in luce una nuova forma di relazione di lavoro, poiché, come comunione, "riconosciamo il nostro battesimo comune e la nostra unione alla mensa del Signore, ciò che fa di noi testimoni migliori e ci rende più capaci di cambiare il mondo". Per Richard van Houten, segretario generale del Rec, "in questo tempo di divisioni e di dissensi che toccano tanti aspetti della nostra vita, compresa la vita della Chiesa, il fatto che due raggruppamenti mondiali di chiese si associno in un'unione così forte riveste un significato particolarmente importante".
L'Alleanza mondiale delle chiese riformate, con sede a Ginevra, in Svizzera, è nata nel 1970 - anche se le sue radici affondano nel xix secolo - e raccoglie duecentoquattordici chiese presenti in centosette Paesi (in Italia è rappresentata dalla Chiesa evangelica valdese), per un totale di settantacinque milioni di cristiani riformati. Ne fanno parte, oltre alle chiese propriamente riformate, denominazioni congregazioniste, presbiteriane e unite sorte dalla riforma nata nel XVI secolo per ispirazione di Giovanni Calvino, John Knox, Ulrico Zwingli, Heinrich Bullinger e altri. L'altra metà della Comunione mondiale delle chiese riformate è formata dal Consiglio ecumenico riformato, fondato nel 1946, che unisce denominazioni riformate e presbiteriane di venticinque Paesi. La sua sede è a Grand Rapids, la città dove si sta svolgendo il congresso che ha sancito la fusione.
Le due organizzazioni desiderano mettere a profitto tradizioni distinte ma complementari. Entrambe condividono lo stesso attaccamento riformato alla tradizione biblica ma il Rec pone innanzitutto l'accento sullo sviluppo spirituale e sulla fedeltà alle "confessioni di fede" della Chiesa, mentre la Warc è nota per le sue posizioni a favore di temi quali la giustizia razziale, l'uguaglianza tra uomini e donne, la protezione dell'ambiente e un equo ordine economico mondiale. Per questo il mandato della Comunione mondiale delle chiese riformate ha come principali obiettivi l'unità della Chiesa e i programmi sociali. La Wcrc avrà sede nel Centro ecumenico di Ginevra, che già ospita il Consiglio ecumenico delle Chiese, con il quale la Comunione avrà rapporti di collaborazione.
Il significato della nascita di questo nuovo soggetto ecumenico va oltre gli aspetti puramente numerici poiché coinvolge delle comunità che, dopo anni di lavoro insieme, hanno scelto di unire le proprie forze nella prospettiva di rendere più efficace la testimonianza evangelica secondo un nuovo spirito ecumenico che parta dal riconoscimento della condivisione del patrimonio biblico, come fattore essenziale per vivere l'unità della Chiesa, nel rispetto delle diverse tradizioni. Per questo nel testo sottoscritto dai delegati, come carta costitutiva di questa comunione, si afferma che la ragione ultima di questa scelta risiede nel fatto che le comunità hanno deciso di rispondere alla chiamata di Dio all'unità, secondo le parole del Nuovo Testamento, per servire meglio la Chiesa nel mondo. Di questa prospettiva si sono fatti interpreti Peter Borgdorff, presidente del Rec, e Clifton Kirkpatrick, presidente della Warc, per i quali nel corso di questo cammino è apparso sempre più evidente il disegno di Dio per l'unità della Chiesa; le comunità si sono così incontrate per costruire una nuova casa spirituale nella quale vivere insieme l'unità che Cristo ha donato alla sua Chiesa.
L'assemblea di Grand Rapids ha definito un programma di iniziative che mostrano la volontà di porre al centro della vita delle chiese una testimonianza comune in favore dei poveri e degli emarginati nel mondo, secondo gli insegnamenti evangelici. Centrale è l'attenzione nei confronti della campagna contro ogni forma di discriminazione razziale e sociale, in modo da poter vivere in un mondo nel quale il diritto alla libertà religiosa non sia soltanto uno slogan. Una particolare attenzione è rivolta al ruolo delle donne nelle comunità, tanto che è stato richiesto che le delegazioni fossero composte almeno per il 50 per cento da donne, rispecchiando così la composizione delle chiese, nelle quali le donne hanno raggiunto la maggioranza. La battaglia a favore dei diritti delle donne assume un valore particolare tenuto conto delle condizioni di molte comunità che vivono in Paesi dove, spesso, vengono negati anche i diritti fondamentali, limitando fortemente la partecipazione delle donne alla vita sociale.
Altro tema all'ordine del giorno è l'azione dei cristiani per la salvaguardia del creato e per la giustizia sociale, con la denuncia dell'assenza di regole nel processo di globalizzazione economica che sembra aumentare le sperequazioni sociali nel mondo; su questo tema forte è stato l'impegno dell'Alleanza mondiale delle chiese riformate e del Consiglio ecumenico riformato negli ultimi anni, con una serie di incontri e di documenti con i quali si è voluto richiamare l'attenzione sul fatto che i cristiani devono impegnarsi per essere fedeli al messaggio evangelico e per consegnare ai giovani il dono della creazione, denunciando lo sfruttamento che di essa viene fatto per motivi puramente economici. I delegati sono anche chiamati a riflettere sui percorsi di riconciliazione delle memorie per la costruzione della pace nel mondo, così come sulla necessità di un rinnovamento della liturgia e della spiritualità che tenga conto delle sensibilità delle nuove comunità cristiane che stanno sorgendo soprattutto in Africa e in Asia e di quelle formate dai migranti giunti in Europa.

(©L'Osservatore Romano - 23 giugno 2010)