PER AMORE, SOLO PER AMORE
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"Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici." (Gv. 15,13)
GIUSTIZIA E STUPORE
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“πληρῶσαι πᾶσαν δικαιοσύνην
«rendiamo colma tutta la giustizia»”
(Mt. 3,15)
✠
Di quale giustizia parliamo?
Di quella che rende tutte le acque di essere santificate e dunque capaci di adempiere il Battesimo?
Certamente.
(«Discorsi» di san Massimo, vescovo di Torino
Disc. 100 sull'Epifania, 1, 3)
Di quella Giustizia che riapre i cieli chiusi per il peccato?
Certamente.
Di quella Giustizia che fa dunque risalire tutto il Cosmo, tutta la Creazione?
Certamente.
(Dai «Discorsi» di san Gregorio Nazianzeno, vescovo
Disc. 39 per il Battesimo del Signore)
Ma su una cosa ulteriore vorrei fissare con te l’attenzione.
La pienezza della Giustizia di Dio non è un adempimento soltanto della Legge, tutta intera, ivi compresa quella nuova dell’Amore che sarà poi rivelata, nella Carne e nel Sangue e resa viva dallo Spirito.
La Pienezza della Giustizia è compartecipare dei "sentimenti" di Stupore del Padre, quello Stupore che il Padre ha provato alla Creazione, in vista di Suo Figlio e che ora si svelano a noi anche attraverso il “Battesimo” ad opera di Giovanni:
“Οὗτός ἐστιν ὁ υἱός μου ὁ ἀγαπητός, ἐν ᾧ εὐδόκησα
«Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto»”
(Mt. 3,17)
Qui, in questo Stupore, la prima comunità cristiana intese, per intimo progredire, l’Eulogia che l’apostolo Paolo fece propria – con sguardo colmo di Scienza – scrivendo alla comunità di Efeso:
“Εὐλογητὸς ὁ θεὸς καὶ πατὴρ τοῦ κυρίου ἡμῶν Ἰησοῦ Χριστοῦ, ὁ εὐλογήσας ἡμᾶς ἐν πάσῃ εὐλογίᾳ πνευματικῇ ἐν τοῖς ἐπουρανίοις ἐν Χριστῷ, ..
Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo..”
(Ef. 1,3ss)
Qui la Trinità ci chiama, ci prepara un posto e ci attende,
dai secoli eterni.
Unica sazietà:
“μακάριοι οἱ πεινῶντες καὶ διψῶντες τὴν δικαιοσύνην, ὅτι αὐτοὶ χορτασθήσονται.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.”
(Mt. 5,6)
Tutta la conversione, pesante e quotidiana, a volte “impossibile”
è per questa Gioia e questo Stupore.
Cessare il peccato e le opere del peccato, dunque, è opera che nasce dallo stupore che cresce nello Stupore.
È fatta di radicali no per un sì ancora più radicale che muove e regge ogni cosa e che parte dal compiacimento del Padre che guarda ciascuno di noi, in maniera unica guardando il Suo Figlio che, bello e prode, esce dalle Acque del Battesimo per farci degni dello Stupore.
Il Padre così ci dichiara il Suo Amore definitivo e dato.
Egli ci chiama: “Amato”.
Tu sei: “Amato”!
Quello è il tuo unico nome che ti è rivelato in Cristo, per Cristo e con Cristo e che risuona nella dossologia che compie la Preghiera Eucaristica.
Pertanto se pienezza della Legge è l’Amore,
questo Amore,
pienezza dell’Amore è lo Stupore,
lo Stupore gioioso del Padre.
PiEffe
Fare le giuste domande a Dio
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Gv 1, 35-42
Abbiamo trovato il Messia.
Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
"Che cosa cercate?"
Che cosa cerchi?
Porre le giuste domande e porre le giuste domande a te stesso e a Dio merita una risposta che dona vita.
Cosa cerchi in realtà dietro il tuo fuggire, il tuo mormorare, il tuo polemizzare, il tuo discorrere, il tuo scrivere, il tuo agitarti..
cosa cerchi?
Se sei onesto, profondamente onesto, scarnificato, è lo Spirito che in te chiede per svelare.
Qui ti ha condotto Dio, nel porre giusta domanda e nel chiarire il desiderio, senza sovrastrutture, fantasmi e dissipazioni.
E tu, allora, come Santa Angela rispondi, senza indugio, tracimando dal cuore:
"Voglio Dio, Voglio Dio!"
E vedrai, e l'avrai.
Bambino di Betlemme
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"E ogni volta che diceva «Bambino di Betlemme» o «Gesù»,
passava la lingua sulle labbra,
quasi a gustare e trattenere
tutta la dolcezza di quelle parole." (FF470)
E se Francesco di Assisi pronunciando il nome Santissimo di “Gesù” si leccava le labbra...
cosa dovremmo fare noi
nel pronunciare la parola “Padre”?
"I frati che vissero con lui, inoltre sanno molto bene come ogni giorno, anzi ogni momento affiorasse sulle sue labbra il ricordo di Cristo; con quanta soavità e dolcezza gli parlava, con quale tenero amore discorreva con Lui. La bocca parlava per l'abbondanza dei santi affetti del cuore, e quella sorgente di illuminato amore che lo riempiva dentro, traboccava anche di fuori. Era davvero molto occupato con Gesù. Gesù portava sempre nel cuore, Gesù sulle labbra, Gesù nelle orecchie, Gesù negli occhi, Gesù nelle mani, Gesù in tutte le altre membra. Quante volte, mentre sedeva a pranzo, sentendo o pronunciando lui il nome di Gesù, dimenticava il cibo temporale e, come si legge di un santo, "guardando, non vedeva e ascoltando non udiva". C'è di più, molte volte, trovandosi in viaggio e meditando o cantando Gesù, scordava di essere in viaggio e si fermava a invitare tutte le creature alla lode di Gesù. Proprio perché portava e conservava sempre nel cuore con mirabile amore Gesù Cristo, e questo crocifisso, perciò fu insignito gloriosamente più di ogni altro della immagine di Lui, che egli aveva la grazia di contemplare, durante l'estasi, nella gloria indicibile e incomprensibile seduto alla "destra del Padre", con il quale l'egualmente altissimo Figlio dell'Altissimo, assieme con lo Spirito Santo vive e regna, vince e impera, Dio eternamente glorioso, per tutti i secoli. Amen!" (FF522)
Dall'opera sul «Vangelo eterno» di san Bernardino da Siena
(Sermone 49, art. 1 - Opera Omnia, IV, pp. 495 ss).
Grande fondamento della fede è il nome di Gesù
per il quale siamo fatti figli di Dio
Il Nome santissimo dagli antichi Patriarchi e Padri fu desiderato, con tanta ansietà aspettato, con tanti sospiri, con tante lagrime invocato, ma nel tempo della grazia misericordiosamente è stato donato. Scompaia il nome dell'umana sapienza, non si senta nome della vendetta, rimanga il nome della giustizia. Donaci il nome della misericordia, risuoni il nome di Gesù nelle mie orecchie, poiché allora veramente la tua voce è dolce e grazioso il tuo volto.
Grande fondamento della fede pertanto è il Nome di Gesù, per il quale siamo fatti figli di Dio. La fede della religione cattolica consiste nella conoscenza e nella luce di Gesù Cristo; che è illuminazione dell’uomo, porta della vita, fondamento della salute eterna. Se qualcuno non lo ha o lo ha abbandonato, è come se camminasse senza luce nelle tenebre e per luoghi pericolosi ad occhi chiusi; e sebbene splenda il lume della ragione, segue una guida cieca quando segue il proprio intelletto per capire i segreti celesti, come colui che intraprenda la costruzione della casa senza curarsi del fondamento, oppure, non avendo costruita la porta, cerca poi di entrare per il tetto.
Questo fondamento è Gesù, porta e luce che, mostrandosi agli erranti, indicò a tutti la luce della fede per la quale è possibile ricercare il Dio sconosciuto, e ricercandolo credere, e credendo trovarlo. Questo fondamento sostiene la Chiesa fondata nel Nome di Gesù.
Il Nome di Gesù è luce ai predicatori, poiché fa luminosamente risplendere, annunciare e udire la sua parola. Da dove credi che provenga tanta improvvisa e fervida luce di fede in tutta la terra, se non dalla predicazione del Nome di Gesù? Forse che Dio non ci ha chiamati all'ammirabile sua luce attraverso la luce e la dolcezza di questo Nome? A coloro che sono illuminati e che vedono in questa luce, giustamente l'Apostolo dice: «Una volta eravate tenebre, ora siete luce nel Signore: camminate dunque quali figli della luce».
O nome glorioso, o nome grazioso, o nome amoroso e virtuoso! Per mezzo tuo vengono perdonate le colpe, per mezzo tuo vengono sconfitti i nemici, per te i malati vengono liberati, per te coloro che soffrono sono irrobustiti e gioiscono! Tu onore dei credenti, maestro dei predicatori, forza di coloro che operano, tu sostegno dei deboli! I desideri si accendono per il tuo calore e ardore di fuoco, si inebriano le anime contemplative e per te le anime trionfanti sono glorificate nel cielo: con le quali, o dolcissimo Gesù, per questo tuo santissimo Nome, fa' che possiamo anche noi regnare. Amen!

S. Francesco di Sales
al cap. 26 della Introduzione alla Vita Devota
TESAURIZZARE, RI-CENTRARE E RI-SIGNIFICARE IL SOSPIRO
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"Quando corpus morietur, fac ut animae donetur. Paradisi gloria"
“Perché dove è (stato accumulato) il tuo tesoro
lì è il tuo cuore”
“ὅπου γάρ ἐστιν ὁ θησαυρός ⸀σου, ἐκεῖ ἔσται καὶ ἡ καρδία ⸁σου.” (Matteo 6, 21)
“Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore
ed ammirare il suo santuario..
Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.” (Sl. 26,4.13)
“Davide santo sospirò, più di ogni altro, di contemplare e vedere questo giorno. Infatti disse: «Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per gustare la dolcezza del Signore» (Sal 26,4).”
(Dal libro «Sulla morte del fratello Satiro» di sant'Ambrogio, vescovo)
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Al sentire ri-centrare e ri-significare pare che sia opera nostra.
No. Questa è opera dello Spirito del Signore che ri-ordina e rende armonico il caos del cuore, le pulsioni di una vita, le dissipazioni di ogni genere, pulisce dalle sedimentazioni e le incrostazioni e riporta alla primigenia purezza per cui siamo stati pensati.
La morte è il luogo teologico dell'abbattimento delle proiezioni di Dio.
Tuttavia occorre che oggi, nel “giorno del Signore” e nel “giorno di tale commemorazione”, davanti al mistero della morte, diciamo “Sì”!
Perché ogni “no” si significa dietro un “Sì”.
E così la morte viene chiamata “sorella”.
E qui è la Sapienza che dona gusto, peso e sostanza al tuo peregrinare e alla nostalgia di casa.
“.. Perché dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” (Matteo 6, 21)