Non sempre ci siamo trovati con la linea di pensiero ecclesiale e sociale di Fratello Enzo Bianchi, a volte, secondo noi, troppo vittima di stereotipi pseudo-sessantontini (oramai inutili e decentrati) che hanno strizzato l'occhio troppo ruffianamente al solidarismo e al pauperismo moralista di sinistra che alla solidarietà del Vangelo, cadendo nel tranello (apparentemente sociologico ma in realtà tutto spirituale) di cadere nella critica troppo facile al "potere" di alcune frange della Chiesa.Facendo ovviamente braccetto con quel laicismo alla Micromega impregnato del culto di sé.
Tuttavia siamo sempre stati grati al Signore per questo fratello e la sua profondità nella scrutatio biblica e nell'intuizione radicale di vivere il vangelo con uno stile monastico. Proprio di questo e non di altro tratta questo libro di Robert Masson edito da Lindau che consigliamo di leggere. Quindi non per simpatizzare con Enzo Bianchi (e con le sue pur criticabili posizioni) ma con l'idea, sempre attuale, di radicalità evangelica che ognuno è chiamato a vivere nella sequela vocazionale di Gesù.
L'intuizione di preghiera, contemplazione, meditazione dell'incarnazione e cammino ecumenico è straordinaria ed è uno dei segni possibili per iniziare questo cammino difficile con i nostri fratelli in Cristo.
Altro aspetto significativo è quello della via monastica come via di conversione. E' una via, ed è una via preziosa, anche per i coniugati.
Ogni vocazione, si sa, illumina l'altra, e qui risalta ancora più chiaro il fatto che per ogni strada è valida l'esperienza della meditazione e l'esperienza del martirio come dono incondizionato e radicale di sé.
Concludiamo questa piccola recensione con le parole di Ilario di Poitiers citate nel testo:
"Quanto a noi che non abbiamo più un imperatore anticristiano, dobbiamo combattere un persecutore ancora più insidioso, un nemico che ci illude e non ci frusta sulla schiena, ma che ci accarezza il ventre. Egli non ci confisca i nostri beni, ma fa di noi dei ricchi per darci la morte. Egli non attenta alla nostra libertà buttandoci in prigione, ma ci rende schiavi degli inviti che ci hanno fatto e degli onori dei palazzi. Non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del nostro cuore. Non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l'anima con il suo danaro" (Contro Costanzo 5)
Come dire?
Un'attualissima visione.
Non è infatti solo il benessere che può distrarre da Cristo ("alla ricchezza anche se abbonda, non si attacchi il cuore...", dice il salmo 61),
ma anche la compiacenza della mentalità del mondo e del politicamente e laicisticamente corretto.
Anche la compiacenza di un facile solidarismo spogliato dell'incarnazione di Gesù e del cammino di trascendenza (e quindi di lotta, fatica, apologetica, dentro e fuori di sè) che ne consegue.
Infatti la carità senza Verità è narcisismo; e la verità senza Carità gli è speculare nel culto di sé.
La misura è Cristo e l'amministrazione di questa misura è il magistero della Chiesa e il discernimento del Santo Padre.
Ogni uomo e ogni donna colpito dall'innamoramento alla radicalità del Vangelo non può non capirlo se vuole essere fecondo. Come ha fatto veramente Francesco di Assisi; la perfetta letizia insegna.
Qui sta la Sapienza, che canta le sue melodie ad un cuore veramente libero.
Altrimenti si disperde e anche l'intuizione buona avuta dalla gratuita dello Spirito diventa occasione di inciampo.
Anche se si riscuote un riconoscimento pubblico (e magari ecclesiale)
in realtà non si sta coltivando l'humus del Vangelo ma il concime del proprio ego.
Edito da Lindau
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