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Francesco e GesuBuonasera padre Angelo!
Anche se in netto ritardo, la ringrazio per la risposta alla precedente domanda! Augurandomi di non creare problemi, se possibile le porrei in sequenza altre domande, questa volta direi di carattere più teologico, veda lei se ritiene opportuno rispondermi e, in caso affermativo, in quali modalità.

1) La prima domanda è la seguente: “Dove è Dio?” Su questa pagina mi sembra che ci siano quesiti simili ma onestamente fatico ancora ad avere chiarezza. Mi spiego; nel chiedere dove è Dio ho visto che tra le risposte lei parla della presenza di inabitazione di Dio in ciascuno di noi, nell’anima in grazia, la presenza eucaristica di Gesù e la presenza di Dio nel creato. Nonostante ciò mi domando quando preghiamo “Dio dov’è? È dentro di noi?”. Oppure grazie alla virtù teologica della fede riusciamo ad entrare in relazione con Lui che difatto non dimora in un luogo preciso ma si potrebbe dire che si trovi in un’altra dimensione?
E poi, nel momento della nostra morte, l’anima in grazia (supponendo quasi per assurdo che non necessiti del purgatorio), dove va?. È giusto dire che entra in pienezza in quest’altra dimensione già in parte “pregustata” sulla terra dove si trova Dio e in comunione con Lui anche la Madonna e tutte le altre anime in grazia?
Oppure con il paradiso si entra in uno “stato” dell’anima, diverso da quello attuale, in cui la presenza di Dio e in qualche modo la relazione con il prossimo è vissuta più in pienezza pur essendo fuori dallo spazio e dal tempo?
2) Prudenza: Quando parliamo di prudenza onestamente fatico a comprendere come trovare il limite tra essere prudente ma senza cadere nel sospetto o giudizio temerario nei confronti del prossimo e per contro mi chiedo come fidarsi dell’altro cercando di pensare bene di lui senza però essere dei creduloni che si fidano di tutto e di tutti scadendo nella poca prudenza e rischiando di rimanere in qualche modo “fregati”. Come vivere in equilibrio tutto ciò?
3) Obbedienza: quando si parla di obbedienza al proprio confessore e/o direttore spirituale: Come vivere questa obbedienza senza che però diventi una sorta di dipendenza psicologica dettata da una insicurezza di fondo che porta alla ansia costante di sbagliare e paura di prendersi le proprie responsabilità cercando così costanti conferme su ogni ispirazione/intuizione e dovendo ogni volta passare per l’approvazione del padre spirituale prima di poterla vivere?
La ringrazio anticipatamente per la disponibilità e per il servizio che svolge a Dio e alla Chiesa intera.
Grazie ancora e che Dio la benedica, ricordiamoci reciprocamente nella preghiera. 

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