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Oltre che per portare diretto conforto alla popolazione abruzzese, l’arrivo ieri all’Aquila del presidente della conferenza episcopale italiana, il cardinale Angelo Bagnasco, è servito anche per “aggiornare” la cifra dello stanziamento che la Chiesa ha deciso di “girare” ai terremotati (da tre milioni di euro si è passati a cinque) e, quindi, per prevenire l’evolversi di polemiche peraltro già vive attorno all’otto per mille. Polemiche montate anche a causa di dichiarazioni in merito pervenute dal mondo politico, soprattutto da parte dei radicali italiani secondo i quali l’otto per mille potrebbe essere devoluto in toto all’Abruzzo. Seppure non direttamente in risposta a queste ipotesi, l'arrivo e soprattutto le parole di Bagnasco di ieri hanno manifestato due cose: la Chiesa vuole dare ma, nello stesso tempo, non intende farsi dettare da terzi la misura del proprio impegno.
Secondo i radicali l'otto per mille, che «ammonta a un miliardo circa di euro», può essere utilizzato benissimo per la ricostruzione dell'Abruzzo. In sostanza, se all'obolo che una parte di contribuenti italiani destina alla Chiesa cattolica tramite l'otto per mille si somma anche quella parte di contributi che, non assegnata, viene equamente distribuita fra gli aventi diritto dello stesso otto per mille (tra questi, dunque, anche la Chiesa cattolica), viene fuori un gruzzolo notevole che, dicono diversi esponenti politici, da solo potrebbe risolverebbe svariati problemi ai terremotati.
Di per sé, dunque, è vero: il bottino di un anno di otto per mille non è cosa da poco. Ma è anche vero che, stando a quanto ha detto ieri Bagnasco, il contributo che la Chiesa già dà all'Abruzzo è ragguardevole. La Cei, infatti, ha promosso l'istituzione di un fondo nazionale per potere permettere interventi di sostegno e di accompagnamento oltre l'emergenza immediata. E a un primo stanziamento di tre milioni di euro erogato tramite Caritas Italiana e annunciato già nei giorni scorsi, se ne è aggiunto un secondo di altri due milioni di euro. Quest'ultimo servirà per la realizzazione di un centro di prima accoglienza e per la Caritas aquilana la cui sede è andata completamente distrutta. Quindi, in totale, il contributo della Chiesa ammonta a cinque milioni di euro.
Ma, come ha detto sempre ieri lo stesso presidente della Cei, ulteriori contributi potranno venire proprio dall'otto per mille: esiste già da tempo - ha detto Bagnasco - «un capitolo specifico relativo alle calamità naturali in Italia e, dunque, è evidente e prevedibile che ci saranno altri sostegni derivanti dall'otto per mille destinati all'Abruzzo». Certo, Bagnasco ha parlato di «altri sostegni derivanti dall'otto per mille» ma non certo di tutta la somma che, grazie allo stesso otto per mille, la Chiesa raccoglierà dopo la presentazione delle dichiarazioni dei redditi relative al 2008.
Altra iniziativa della Chiesa italiana è la colletta nazionale: nell'immediato, infatti, arriveranno soldi anche da una colletta nazionale che la Cei ha voluto programmare per domenica prossima all'interno di tutte le parrocchie italiane. Il ricavato verrà devoluto subito e interamente alle popolazioni terremotate.
L'annuncio di Bagnasco dei due milioni di euro in più offerti all'Abruzzo è stato ripreso anche nell'edizione odierna dell'Osservatore Romano, a indicare anche da parte vaticana la volontà d'insistere, al di là delle polemiche, su quanto la Chiesa italiana sta già facendo. Qualcosa, tra l'altro, ha già fatto anche Benedetto XVI: in attesa di un suo arrivo in Abruzzo, papa Ratzinger ha fatto giungere all'arcivescovo dell'Aquila monsignor Giuseppe Molinari un'offerta in danaro per sostenere le prime necessità del dopo-sisma.
Sempre ieri, altre parole relative ai soldi offerti dalla Chiesa sono arrivate anche dallo stesso bollettino dei vescovi italiani, il Sir. Anche qui si sottolinea l'intervento della Chiesa: «È una solidarietà viva, spontanea, profonda, radicata, che percorre tutto il tessuto sociale. L'Italia tutta ne sta facendo la prova e la Chiesa ancora una volta se ne è fatta interprete».
P. Rodari
© Il Riformista