Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Home
abbraccio-Cristo-1Si tiene venerdì 9, nella basilica cattedrale di San Marco, il Dies academicus 2012-2013 dello Studium Generale Marcianum, il polo pedagogico-accademico e di ricerca del Patriarcato di Venezia. È prevista la partecipazione del patr i a rc a Francesco Moraglia, Gran Cancelliere dello Studium Generale Marcianum, Gio-vanni Mazzacurati, presidente della Fondazione Studium Generale Marcianum per la promozione di studi e ricerche, e monsignor Brian Edwin Ferme, rettore dello Studium Generale Marcianum. Il cardinale prefetto della Congregazione per il Clero tiene la prolusione sul tema «Essere Chiesa nell’epoca moderna: il con-tributo del concilio ecumenico Vaticano II», di cui pubblichiamo alcuni stralci.



di MAURO PIACENZA

Come indicava già la Gaudium et spes, al n. 7, «a differenza dei tempi passati, negare Dio, o la religione, o farne praticamente a meno non è più un fatto insolito e individuale. Oggi infatti, non raramente, un tale comportamento viene presentato co-me esigenza del progresso scientifi-co o di un nuovo tipo di umanesi-mo». In quest’affermazione trovia-mo il nucleo della questione che ci sta a cuore: la modernità, con il grande limite gnoseologico che la caratterizza, è compatibile con l’av-venimento cristiano? L’idea di pro-gresso, che dalla modernità emerge, idea che pure porta in se stessa un’eco remota del bisogno di infini-to proprio del cuore umano, può aprire alla relazione con il Mistero, o rischia di rifugiarsi in un’utopisti-ca auto-affermazione dell’uomo? E ancora, senza Dio, quale tipo di “nuovo umanesimo” è possibile at-tendersi? Emerge chiaramente come, da tali centrali questioni, paragonate con la situazione attuale, dal punto di vista antropologico, prevalga una forma di auto-giustificazionismo; è come se l’intero comportamento umano fosse determinato dal momento sto-rico; come se la morale e il cuore dell’uomo dovessero obbedire a un meccanicismo determinista, che avrebbe, come unica drammatica conseguenza, l’eliminazione della li-bertà personale e della volontà di aderire al bene. Tale situazione, co-me indicato dallo stesso documento al n. 8, determina una divisione all’interno dell’uomo. Divisione che l’annuncio evangelico, l’i n c o n t ro con Cristo, la grazia sacramentale e la vita ecclesiale sono chiamati ad aiutare a superare. «Al livello della persona, si nota molto spesso lo squilibrio tra una moderna intelli-genza pratica e il modo di pensare speculativo, che non riesce a domi-nare, né a ordinare in sintesi soddi-sfacenti l’insieme delle sue cono-scenze. Uno squilibrio si genera an-che tra la preoccupazione dell’effi-cienza pratica e le esigenze della co-scienza morale, nonché, molte volte, tra le condizioni della vita collettiva e le esigenze di un pensiero perso-nale e della stessa contemplazione. Di qui ne deriva, infine, lo squili-brio tra le specializzazioni dell’atti-vità umana e una visione universale della realtà». È proprio questa visione universa-le della realtà, che include la co-scienza dell’esistenza del reale e del-la sua conoscibilità, il più efficace contributo dato dal concilio al rap-porto tra fede cristiana e modernità; esso è anche il più grande servizio che la Chiesa possa offrire al mon-do, nell’epoca moderna. Potremmo dire, in maniera molto sintetica, ma probabilmente efficace, che essere Chiesa nell’epoca moderna, significa restituire all’uomo la capacità di co-noscere il reale, di entrare in rap-porto con quella realtà, che le deri-ve gnoseologiche degli ultimi tre se-coli hanno volontariamente reso evanescente, perché la realtà è pur sempre il luogo, nel quale il Logos Eterno si è definitivamente manife-stato. Censurare la realtà significa, per conseguenza, censurare il luogo in cui Dio si è fatto “storia”, tentan-do di impedire all’uomo l’i n c o n t ro con il Mistero. La vera questione è che un uomo, privato della capacità di cogliere il reale, secondo la totalità dei suoi fattori, confinato in un metodo di conoscenza di tipo scientifico-positi-vo, ritenuto l’unico in grado di giungere a una qualche certezza condivisibile, è un “uomo amputa-to”, non corrispondente nemmeno a ciò che esso stesso sente profonda-mente di essere. Appare evidente come tali passaggi del concilio pos-sano e debbano essere letti in imme-diata ed efficace sinossi, sia con la Fides et ratio del Papa Giovanni Paolo II, sia, in modo ancora più evidente, con i continui richiami del Santo Padre BenedettoXVIad «al-largare i confini della razionalità». Dal discorso di Regensburg in poi, il magistero pontificio va, con chia-rezza, in questa direzione, indican-do, in negativo, il legame oggettivo tra crisi gnoseologica e crisi antro-pologica, e in positivo, la via del re-cupero di una corretta gnoseologia, come strada per una corretta antro-pologia, che spalanchi al rapporto con il reale, nel quale il Mistero si manifesta. Nel motu proprioPorta Fidei, in merito, leggiamo: «La fede, infatti, si trova ad essere sottoposta più che nel passato ad una serie di interrogativi che provengono da una mutata mentalità che, particolar-mente oggi, riduce l’ambito delle certezze razionali a quello delle con-quiste scientifiche e tecnologiche. La Chiesa tuttavia non ha mai avu-to timore di mostrare come tra fede e autentica scienza non vi possa es-sere alcun conflitto perché ambe-due, anche se per vie diverse, tendo-no alla verità» (n. 12).