Giornale di Vicenza 8 gennaio 2023qui l'originale
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Intervista a S. Ecc.za Mons. Agostino Marchetto (per gentile concessione dell'autore)
«Lo sostengo da molto tempo: all'interno della Chiesa ci sono due correnti, tendenze che non dialogano, non parlano tra loro e che vivono in una sorta di scontro armato, naturalmente in senso metaforico. Non certo con i fucili puntati o con armi vere».
Mons. Agostino Marchetto, prelato vicentino, nato nel 1940, per tre anni Nunzio apostolico, rappresentante della Santa Sede alla Fao di Roma, studioso della dottrina sociale della Chiesa cattolica, in particolare durante e dopo il Concilio Vaticano II; per il servizio diplomatico della Santa Sede dal 1968 ha operato in molti Paesi: dall’Africa a Cuba passando per le Isole Comore e, ancora, in Bielorussia.
Lo abbiamo sentito da Santa Marinella dove si trova in questi giorni prima di rientrare a Roma. L’eloquio è sempre molto immediato, i giri di parole non fanno per lui. Anzi. Quando serve schiettezza non va tanto per il sottile. Dopo la morte di Papa Ratzinger, nei giorni seguenti ne abbiamo chiesto un ricordo e lui ci ha raccontato che «l’unico argomento che immancabilmente papa Benedetto XVI, al tempo del mio servizio come segretario del Pontificio Consiglio della pastorale della mobilità umana mi chiedeva era: “Come vanno i suoi studi?” In fondo era come domandare notizie sul procedere della storia e dell’ermeneutica sul Concilio ecumenico Vaticano II».
Mons. Marchetto è possibile che ci fermi ancora a parlare del Concilio Vaticano II e della retta ermeneutica?
Purtroppo sì, c’è ancora chi all'interno della Chiesa non comprende la parola dialogo. Eppure, quanto votato nel Concilio Vaticano II è stato fatto all’unanimità e da quei documenti non si può sfuggire. Non possiamo fare finta che non siano stati discussi e votati.
Non è quello che accade, eppure sono trascorsi quasi sessanta anni?
Il “Magno Sinodo” non può rappresentare una rottura nella storia conciliare, bensì una riforma e un rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto Chiesa. E in questa linea papa Benedetto si prodigò, prima ancora del suo pontificato, a partire dal 1966. Per il mite, umile ed onesto “operaio della vigna del Signore” preghiamo riconoscenti, al suo lasciare questo mondo così bello, e così brutto in questo tempo di guerre, di fame e di malattie e del ridursi di solidarietà e riconciliazione tra popoli e nazioni.
Però restano anche i tradizionalisti, anzi in questi giorni sembrano aver alzato la voce?
Certo, anzitutto bisogna distinguere i tradizionali dai tradizionalisti inveterati. In ogni caso bisogna dialogare come si fece durante il Concilio. Il punto di riferimento deve essere il Magno Sinodo, come io l’ho sempre chiamato, nell’interpretazione ecclesiale non della rottura della continuità conciliare, ma dell’ermeneutica della riforma e del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto che è la Chiesa.
Che cosa ne pensa di mons. Georg Gänswein? Le sue parole in questi giorni non sono state molto concilianti verso Papa Francesco: prima la messa in latino definita una ferita per Benedetto XVI. Poi, lui, che si è sentito dimezzato nelle sue funzioni e alla fine che è stato scioccato?
Forse si è sentito ferito da una decisione presa in passato, ma dobbiamo avere un atteggiamento di obbedienza e di rispetto nei confronti di chi ci affida un compito, soprattutto se è il padre della Chiesa a chiedercelo. Credo che padre Georg abbia svolto il suo ruolo molto bene, ha lavorato molto, è stato bravo, anche se si è sentito sacrificato. Poi, sulla messa in latino sono convinto che la questione liturgica sia stata tribolata per molti preti, non solo per Benedetto XVI. Ci sono sacerdoti più sensibili di altri ad alcuni argomenti. Credo ci sia anche una storia personale legata alla lingua, all'affetto e all'attaccamento che si può avere nei confronti di alcune funzioni, ma la realtà liturgica è fatta anche di altro.
Al riguardo è intervenuto anche il Segretario di Stato, Pietro Parolin che ha tentato di smorzare i toni e buttare acqua sul fuoco delle polemiche.
Il Segretario di Stato ha fatto il suo dovere. Ognuno esprime quello che sente. Ma non possiamo continuare a convivere con questa instabilità. È spiacevole vedere questi atteggiamenti.
Papa Francesco ha già detto che se le forze fisiche non lo dovessero supportare lascerà il soglio pontificio: che cosa ne pensa?
Non sono un profeta e nemmeno il figlio di un profeta.
Ma suo avviso ci potevano essere due papi emeriti e un Pontefice in carica?
Direi che sarebbe stata una situazione più difficile. Non proprio accettabile, avrebbe generato molta confusione.
E ora?
Adesso è già diverso, ma ribadisco non faccio il profeta.
Quindi lei non vede assolutamente una Chiesa tranquilla al suo interno?
Direi proprio di no. E come dicevo all'inizio non da ora, ma da molto tempo. Del resto, che cosa possiamo cambiare se tra noi non esiste dialogo. Questa rimane la condizione essenziale per proseguire in un cammino di fede che ci aiuti a guardare e a seguire la giusta e retta ermeneutica.
Papa Francesco, oltre ad ipotizzare dimissioni aveva parlato di un dicastero da affidare in futuro anche ad una donna: lei che cosa ne pensa?
Francesco fa bene a guardare avanti. C’è una commissione di studio che sta lavorando al riguardo.
Mons. Marchetto, in questi ultimi mesi si è tornati a parlare anche del caso di Emanuela Orlandi e della sua scomparsa: pare ci siano nuove rivelazioni, è stata prodotta anche una serie televisiva al riguardo, che cosa ne pensa?
Credo che la Santa Sede abbia fatto tutto il possibile per venire incontro alla famiglia di Manuela Orlandi. Ogni volta che veniva individuato un luogo dove la ragazza poteva essere stata sepolta al Cimitero teutonico e in un’altra sede se non ricordo male, ha messo sempre tutto a disposizione e non si è mai trovato nulla. Immagino non si possa andare avanti in eterno con questa vicenda. Ma sarebbe ora di chiudere, sono trascorsi tanti anni.
Non la pensano tutti così: c’è sempre la pista che la giovane Emanuela Orlandi possa essere stata al centro di attenzioni sessuali dal parte di qualche alto prelato?
Attenzioni sessuali? Che lo dimostrino, che trovino le prove. Poi si daranno le risposte.
Per gentile concessione di S. Ecc.za Mons. Agostino Marchetto
Per gentile concessione di S. Ecc.za Mons. Agostino Marchetto