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Il silenzio della comunità internazionale sul dramma che si consuma ogni giorno in Myanmar è "vergognoso". Anche l'India mostra interesse "solo per le risorse economiche e commerciali" e non fa alcun accenno "ai diritti umani", che liquida come "una questione interna". Il risultato è che la dittatura militare "si gode tutti i privilegi" e la popolazione "continua a soffrire". È la denuncia di p. A Cyril, sacerdote gesuita della provincia di Madurai, nel sud dell'India, nato e vissuto per oltre 10 anni in Myanmar.   

La denuncia del religioso coincide con la giornata per i diritti umani nella ex-Birmania, che si celebra oggi: attivisti hanno lanciato una campagna di raccolta firme per chiedere la liberazione di Aung San Suu Kyi e degli oltre 2100 prigionieri politici richiusi nelle carceri del Paese. P. Cyril spiega che la campagna "è un buon segno" e può essere utile per "risvegliare le coscienze nella comunità internazionale", ma "non sortirà alcun effetto in Myanmar: il governo vigila e chiunque firmerà andrà incontro ad arresti, torture, persecuzioni".
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