CAGLIARI, 3. C’è un compito, una «conversione pastorale», che attende la rete organizzativa delle Caritas in Italia. Ed è la necessità quasi di “c o n t a g i a re ” il mondo dell’economia, della politica, delle professioni e della cultura per diffondere una nuova sensibilità e iniziare nuovi percorsi di azione che, al di là delle situazioni di emergenza, sappiano farsi costantemente carico dei temi della povertà e della condivisione.È parlando di questa principale pista di lavoro che il direttore di Caritas Italiana, don Francesco Soddu, ha concluso questa mattina a Quartu Sant’Elena (Cagliari) il trentasettesimo convegno nazionale delle Caritas diocesane. «I poveri e le nostre realtà ecclesiali — ha detto don Soddu — sono e resteranno i destinatari privilegiati della nostra azione; tuttavia, la prospettiva che dobbiamo assumere in maniera sempre più consapevole sarà piuttosto un’animazione inclusiva». Occorre, infatti, che le Caritas si pensino organicamente «come un soggetto ecclesiale che sceglie di parlare di povertà e condivisione al mondo dell’economia, della produzione, delle professioni, della scuola, dell’università, senza la pretesa di avere un ruolo istituzionale». Conseguentemente, ha proseguito il sacerdote citando le indicazioni fornite da Papa Francesco nella Evangelii gaudium, davanti alle azioni che sembrano essere indirizzate prevalentemente sulle urgenze ed emergenze, occorre che le Caritas cerchino «percorsi e proposte che siano a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati volti a iniziare processi più che di possedere spazi». In questo senso, ha assicurato, «rimaniamo disponibili a verificare l’esistente, prefigurando e sperimentando modalità nuove di evangelizzazione del sociale, a partire da alleanze inedite o rilanciate, con tutti coloro che vogliono vivere questa sfida di una carità che diviene criterio fondativo, “testata d’angolo” di ogni percorso di vita, di ogni comunità». Nel suo discorso, di fronte a oltre seicento tra direttori e collaboratori delle duecentoventi Caritas diocesane italiane, don Soddu ha dunque indicato alcune linee di azione per un cammino comune, raccogliendo le sollecitazioni emerse durante i quattro giorni di convegno sul tema «Con il Vangelo nelle periferie esistenziali». Le Caritas che sono in Italia, ha assicurato, «sono consapevoli di dover operare un “decentramento” in vista di una costante conversione pastorale; con tutta la fatica della ricerca, dell’interpretare i segni dei tempi, ma nella unanime consapevolezza di voler raggiungere, rinnovati, “la carne viva del Signore” che vive in questo nostro tempo». Allargando lo sguardo a livello continentale e mondiale, don Soddu ha evidenziato che «oggi è impossibile pensare di concepire un’Europa a prescindere dalle migrazioni» e che sempre più l’E u ro p a dovrà mettere «al centro l’uomo e non la finanza, le comunità e non le lobby, i poveri e non i potenti». Occorre, infatti, una nuova stagione dei diritti per tutti, anche a livello mondiale, in vista del 2015, quando verrà definitivamente misurato il livello di conseguimento degli obiettivi di sviluppo del millennio.
© Osservatore Romano - 4 aprile 2014