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pietro e paoloDalla Esposizione alla Lettera ai Galati di S. Agostino.

15.
Paolo dunque non era caduto in alcuna simulazione perché in ogni circostanza rispettava ciò che vedeva convenire di più alle chiese, provenienti sia dal paganesimo che dal mondo giudaico. Mai si permise di abolire una consuetudine la cui osservanza non fosse stata di ostacolo per il regno di Dio.
Inculcava soltanto di non riporre la speranza della propria salvezza in pratiche marginali, pur esigendo che certe consuetudini fossero rispettate per [evitare] lo scandalo dei deboli. È ciò che suggerisce ai Corinzi: Uno è stato chiamato quand’era circonciso? Non si faccia ripristinare il prepuzio. Uno è stato chiamato da incirconciso? Non si faccia circoncidere. In effetti non conta nulla né la circoncisione né il prepuzio: quello che conta è l’osservanza dei comandamenti di Dio. Rimanga dunque ognuno nella vocazione nella quale è stato chiamato 30. Questo dice in riferimento alle costumanze o modi di vivere che non contrastano né con la fede né con la buona condotta; poiché se uno fosse stato un assassino quando ricevette la chiamata, non avrebbe potuto, ovviamente, continuare a fare l’assassino. Ben diverso era il caso di Pietro. Dopo la sua venuta in Antiochia fu rimproverato da Paolo, ma la causa del rimprovero non fu perché egli si atteneva alle costumanze giudaiche, cioè del popolo nel quale era nato ed era stato educato, anche se poi non le rispettava quand’era fra i pagani. Fu rimproverato perché tali costumanze egli voleva imporle ai pagani, a ciò indotto dalla presenza di alcuni, provenienti da Giacomo, cioè dalla Giudea e dalla Chiesa di Gerusalemme, presieduta da Giacomo. Costoro erano ancora convinti che la salvezza dipendesse dalle pratiche legali, e Pietro, impaurito dalla loro presenza, evitava di frequentare i pagani, mostrando con la sua ambiguità d’essere d’accordo nell’imporre ai pagani i pesi di quell’asservimento legalistico. Ciò appare abbastanza chiaramente dal rimprovero di Paolo. Non dice infatti: Se tu, che sei un giudeo, vivi alla maniera dei pagani, come fai a tornare alle costumanze giudaiche?, ma dice: Come fai a costringere i pagani a vivere da giudei? L’avergli poi rivolto il rimprovero alla presenza di tutti è perché vi fu costretto dalla necessità. Dal suo rimprovero infatti doveva essere sanata l’intera comunità, e pertanto correggere in segreto un errore palesemente nocivo sarebbe stato del tutto inutile. Da notarsi inoltre la maturità spirituale e il progresso nella carità raggiunti da Pietro, cui dal Signore era stato detto per tre volte: Mi ami tu? Pasci le mie pecore 31. Per la salvezza del gregge egli seppe accettare volentieri un simile rimprovero, anche se a lui rivolto da un pastore di grado inferiore. E in effetti colui che veniva rimproverato desta più stupore e rimane più difficile a imitarsi che non colui che lo rimproverava. In realtà è abbastanza facile scorgere il difetto da correggere nell’altro e intervenire con parole di disapprovazione o di rimprovero perché si corregga. Correggere l’altro infatti è certamente più facile che non vedere in te stesso cosa tu abbia da correggere, e accettare di buon animo la correzione, anche se fatta da te stesso, peggio poi se te la faccia un altro, per di più inferiore, e te la faccia alla presenza di tutti. Il comportamento di Pietro ha pertanto valore come grande esempio di umiltà, che è il sommo dell’ascesi cristiana in quanto con l’umiltà si tutela la carità, mentre nulla più della superbia ha potere di demolirla. Per questo non disse il Signore: " Prendete il mio giogo e imparate da me, poiché io risuscito i morti da quattro giorni e li fo uscire dal sepolcro o perché scaccio dal corpo dell’uomo ogni sorta di demoni e guarisco tutte le malattie", e così di seguito; ma disse: Prendete il mio giogo e imparate da me che sono mite ed umile di cuore 32. I miracoli infatti sono segni di realtà spirituali, mentre l’essere mite e praticare umilmente la carità sono le stesse realtà spirituali. A queste con i miracoli sono condotti gli uomini, i quali, essendo abituati a guardare con gli occhi del corpo, non sono in grado di raggiungere la fede nelle realtà invisibili attraverso le cose già note e usuali, e quindi la ricercano sulla base di fatti visibili, inconsueti e improvvisi. Se dunque anche quei tizi che costringevano i pagani a comportarsi da giudei avessero imparato ad essere miti ed umili di cuore, così come Pietro l’aveva imparato dal Signore, dal ravvedimento d’un personaggio così illustre avrebbero raccolto almeno l’invito ad imitarlo. Non avrebbero di conseguenza ritenuto più oltre che il Vangelo di Cristo era come un debito che veniva loro pagato, ma avrebbero ammesso che nessun uomo è giustificato dalle opere della legge, ma solo per la fede in Gesù Cristo. Se infatti l’uomo compie le opere della legge perché la sua fragilità è sorretta non dai meriti propri ma dalla grazia di Dio, non avrebbero certo preteso dai pagani l’osservanza delle pratiche carnali della legge, ma avrebbero riconosciuto che essi pure erano in condizione di praticare, mediante la grazia della fede, le opere spirituali della legge stessa. In realtà, dalle opere della legge, se uno le attribuisce alle proprie forze e non alla grazia di Dio misericordioso, non viene giustificata nessuna carne, cioè nessun uomo, o quanto meno nessun uomo che nutra sentimenti carnali. E questo fu il motivo per cui anche quelli che erano sotto la legge avevano creduto in Cristo. Essi passarono alla grazia della fede non perché erano giusti ma perché volevano ottenere la giustizia.



15. In nulla ergo simulatione Paulus lapsus erat, quia servabat ubique, quod congruere videbat, sive Ecclesiis Gentium sive Iudaeorum, ut nusquam auferret consuetudinem, quae servata non impediebat ad obtinendum regnum Dei, tantum admonens, ne quis in superfluis poneret spem salutis, etiam si consuetudinem in eis propter offensionem infirmorum custodire vellet. Sicut ad Corinthios dicit: Circumcisus quis vocatus est? Non adducat praeputium. In praeputio quis vocatus est? Non circumcidatur. Circumcisio nihil est, et praeputium nihil est sed observatio mandatorum Dei. Unusquisque in qua vocatione vocatus est, in ea permaneat 30. Hoc enim ad eas consuetudines vel conditiones vitae retulit, quae nihil obsunt fidei bonisque moribus. Non enim si latro erat quisque, cum vocatus est, debet in latrocinio permanere. Petrus autem, cum venisset Antiochiam, obiurgatus est a Paulo, non quia servabat consuetudinem Iudaeorum, in qua natus atque educatus erat, quamquam apud Gentes eam non servaret, sed obiurgatus est, quia gentibus eam volebat imponere, cum vidisset quosdam venisse ab Iacobo, id est a Iudaea; nam Ecclesiae Hierosolymitanae Iacobus praefuit. Timens ergo eos, qui adhuc putabant in illis observationibus salutem constitutam, segregabat se a Gentibus et simulate illis consentiebat ad imponenda Gentibus illa onera servitutis, quod in ipsius obiurgationis verbis satis apparet. Non enim ait: Si tu, cum Iudaeus sis, gentiliter et non Iudaice vivis, quemadmodum rursus ad consuetudinem Iudaeorum reverteris? Sed: Quemadmodum, inquit, Gentes cogis iudaizare? Quod autem hoc ei coram omnibus dixit, necessitas coegit, ut omnes illius obiurgatione sanarentur. Non enim utile erat errorem, qui palam noceret, in secreto emendare. Huc accedit, quod firmitas et caritas Petri, cui ter a Domino dictum est: Amas me? Pasce oves meas 31, obiurgationem talem posterioris pastoris pro salute gregis libentisime substinebat. Nam erat obiurgatore suo ipse, qui obiurgabatur, mirabilior et ad imitandum difficilior. Facilius est enim videre, quid in alio corrigas, atque id vituperando vel obiurgando corrigere quam videre, quid in te corrigendum sit, libenterque corrigi vel per teipsum nedum per alium; adde posteriorem, adde coram omnibus. Valet autem hoc ad magnum humilitatis exemplum, quae maxima est disciplina christiana, humilitate enim conservatur caritas; nam nihil eam citius violat quam superbia. Et ideo Dominus non ait: Tollite iugum meum et discite a me, quoniam quatriduana de sepulcris cadavera exsuscito atque omnia daemonia de corporibus hominum morbosque depello, et cetera huiusmodi, sed: Tollite, inquit, iugum meum et discite a me, quia mitis sum et humilis corde 32. Illa enim signa sunt rerum spiritalium, mitem autem esse et humilem caritatis conservatorem res ipsae spiritales sunt, ad quas per illa ducuntur, qui oculis corporis dediti fidem invisibilium, quia iam de notis usitatisque non possunt, de novis et repentinis visibilibus quaerunt. Si ergo et illi, qui cogebant Gentes iudaizare, didicissent mites esse et humiles corde, quod a Domino Petrus didicerat, saltem correcto tanto viro ad imitandum invitarentur nec putarent Evangelium Christi iustitiae suae tamquam debitum redditum, sed scientes quoniam non iustificatur homo ex operibus legis, nisi per fidem Iesu Christi, ut impleat opera legis, adiuvante infirmitatem suam, non merito suo sed gratia Dei; non exigerent de Gentibus carnales legis observationes, sed per ipsam gratiam fidei spiritalia opera legis eos implere posse cognoscerent. Quoniam ex operibus legis, cum suis viribus ea quisque tribuerit, non gratiae miserantis Dei, non iustificabitur omnis caro, id est omnis homo, sive omnes carnaliter sentientes. Et ideo illi, qui cum iam essent sub lege Christo crediderunt, non, quia iusti erant, sed ut iustificarentur, venerunt ad gratiam fidei.

Fonte: http://www.augustinus.it/italiano/esposizione_galati/esposizione_galati_libro.htm